TARANTO – Il Melfi passa con Foggia allo scadere. Retrocessione dietro l’angolo

De Toni non basta: dopo aver parato un rigore, capitola a tempo scaduto. Una nuova società si ritroverebbe a dover ricostruire, quasi sicuramente, dalla Serie D

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Foto: Pambianchi (@F. Capriglione)

Quarta sconfitta consecutiva per il Taranto che a Melfi trova la porta aperta per il ritorno in Serie D. Manca solo il conforto della matematica ma i risultati maturati dallo scorso 25 febbraio non fanno sperare nel miracolo. I lucani si aggiudicano i tre punti nel secondo minuto di recupero, oltre il novantesimo. Ingenuo fallo di mani di Balzano e Foggia trasforma dal dischetto portando a quattro i punti di vantaggio sul Taranto, ultimo in classifica.

PRIMO TEMPO – Ciullo tiene in panchina Contini, mandando De Toni a difendere la porta rossoblù. In difesa, Benedetti prende il posto di Magri. La prima occasione della partita è del Melfi e arriva su punizione calciata da Vicente, al 7′: palla fuori di poco. La riposta ionica è nel tiro debole di Potenza che Gragnaniello para senza problemi. Il Taranto sfiora il gol del vantaggio al 18′, ancora con Potenza, che si blocca al momento di calciare, vanificando l’offensiva. Pochi secondi dopo è Benedetti a cercare la rete di testa ma la sfera termina oltre la traversa. Il Taranto è presente in attacco e l’assist di Som per Emmausso, che manca la deviazione vincente per pochi centimetri, sembra un segnale confortante. I lucani non stanno a guardare ma le loro occasioni arrivano su calci piazzati. Al 28′ Vicente ci prova su punizione dalla distanza ma De Toni risponde presente. Ancora Melfi al 33′ e ancora su calcio di punizione: il solito Vicente impegna De Toni che respinge con i pugni. Non eccelle il gioco dei ventidue in campo ma le occasioni non mancano. Nel breve volgere di sessanta secondi le due formazioni hanno l’occasione per passare in vantaggio. Ci prova prima il Taranto, al 42′, con Emmausso che calcia malamente da ottima posizione. Un minuto dopo Marano (vicino al Taranto nel mercato invernale, ndr) fa passare il pallone tra le gambe di Som; la sfera sbatte sui piedi di Pambianchi che rischia la clamorosa autorete: fortunatamente per lui, tutto si risolve con un calcio d’angolo.

SECONDO TEMPO – Il Melfi torna in campo con più convinzione e già al primo minuto si porta in avanti con Marano: De Toni si tuffa e neutralizza la minaccia del centrocampista gialloverde. Al 48′, sugli sviluppi di un corner, l’arbitro decreta la massima punizione a favore dei locali per una trattenuta di Pambianchi su Foggia: De Toni però nega la gioia del gol a De Angelis. Il Taranto non punge in attacco e il Melfi spinge ma, al 54′, resta in dieci uomini per l’espulsione di Marano (doppia ammonizione). Ci si aspetterebbe la prova di forza, e soprattutto dell’orgoglio, dei rossoblù ma le aspettative restano tali. Ciullo decide di richiamare Potenza sostituendolo con Viola. L’inferiorità numerica c’è ma non si vede. E così al 64′, sugli sviluppi di un corner a favore dei lucani, Obeng mette i brividi al Taranto colpendo bene di testa ma mancando lo specchio. Il Taranto si spegne con il passare dei minuti e a poco serve il cambio di Ciullo che manda in campo Magri per Benedetti, mentre mister Destino richiama De Angelis per De Montis. Minuti finali concitati per le due squadre che sentono l’importanza della gara. Al 83′ Emmausso calcia dal limite dell’area ma la difesa di casa respinge in corner. Due minuti dopo, sempre Emmausso, parte in contropiede e calcia di sinistro mancando lo specchio della porta. Ad un minuto del termine del tempo regolamentare, azione ben orchestrata da Emmausso e Viola, il quale scarica per Pirrone che si vede negare la gioia del gol da un intervento strepitoso di Gragnaniello che, di fatto, salva il risultato. Nei minuti di recupero, sciagurato intervento di mani di Balzano nella sua area di rigore che l’arbitro sanziona con la massima punizione: dagli undici metri Foggia non sbaglia, spiazzando De Toni e spedendo il Taranto quasi in Serie D.

Ennesima partita deludente del Taranto che si avvicina a grandi falcate al ritorno in Serie D. Si vocifera di diversi imprenditori interessati a rilevare il titolo e a dare un dignitoso futuro ad una tifoseria depressa e delusa. Difficilmente, però, una nuova società potrà salvare questa squadra da una retrocessione certa. E domenica allo ‘Iacovone‘ ci sarà la Vibonese di Salvatore Campilongo, ex allenatore rossoblù con il dente avvelenato.

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Umberto NARDELLA
Nato nel 1976, sposato, lavora nel team IT di una multinazionale americana. Scrive per SalentoSport da diversi anni ed è uno sportivo, nel senso che gli piace vedere gente che fa sport. Innamorato da sempre del calcio, sin da piccolo è stato affascinato dai campi polverosi di paesini sconosciuti. Ogni domenica è buona per andare a vedere una partita di calcio, rigorosamente dilettante.
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