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TARANTO – La salvezza del Taranto passa per il progetto Papalia

La storia infinita. Ricca di personaggi dalle più variegate sfaccettature, la crisi del Taranto continua a tenere banco sotto gli ombrelloni della riviera jonica, anche se qualcosa si appresta a cambiare.

Il Taranto mi interessa. Anzi no. Questo il ritornello più in voga fra i corridoi delle stanze dei bottoni ed i salotti sportivi cittadini. Facile quindi lasciar partire il solito valzer di nomi. C’è chi vorrebbe ritornare in sella, ma nicchia, aspetta e subito dopo aver dichiarato d’essere il fidanzato perfetto per il Taranto, misteriosamente ritratta, sale sull’auto e sparisce, stavolta forse (sarebbe cosa buona e giusta) per sempre.

Tralasciando qualche estemporanea dichiarazione del candidato – presidente di turno, l’unica soluzione in evidente stato evolutivo sembra ricondurre al nome di Emanuele Papalia, già presidente del Consorzio Asi e adesso alla ricerca di imprenditori disposti a spalleggiare l’ambizioso progetto di salvataggio del calcio tarantino.

L’idea di Papalia pur ricalcando antiche suggestioni, bussa alla porta della città come una ventata di aria nuova, risultando con i fatti e non con le parole, l’unica forza imprenditoriale del capoluogo disposta a lanciare il salvagente ad un Taranto che rischia seriamente di annegare.

L’ex presidente dell’Arsenal Taranto, sarebbe intenzionato a sviluppare un progetto che poggia le proprie basi su due soci maggioritari (si fanno i nomi di Antonio Flora, ex presidente del Barletta Calcio, e di Antonio Bongiovanni già numero uno della Prisma Volley), le cui tasche dovrebbero garantire un esborso totale di 400 mila euro. Tutt’intorno poi, Papalia, avrebbe intenzione di costruire un tessuto societario formato da una quarantina di soci minoritari.

Obiettivo dichiarato della cordata è il raggiungimento di una somma vicina ai due milioni di euro. Cifra questa, che garantirebbe al Taranto un tranquillo campionato sotto il punto di vista finanziario.