MARTINA FRANCA – Verdicchio, il più giovane esordiente in Lega Pro: “Per me un riscatto sociale e morale”

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Foto: Verdicchio in azione

I protagonisti maschili delle favole classiche avevano calzamaglia, mantello e spada e si muovevano a cavallo. Gli eroi delle fiabe moderne indossano maglietta, calzoncini e scarpe coi tacchetti e i cavalli li usano solo per misurare la potenza delle automobili da sogno che guidano. Nell’immaginario collettivo i veri eroi moderni sono i calciatori, uomini in grado di accendere le passioni e di farle bruciare sull’altare del dio pallone. Il calcio è pieno di esempi autentici di poesia e romanticismo. La favola del Leicester non è solo il trionfo di una squadra che fino all’anno scorso militava nel campionato cadetto o di un allenatore sessantacinquenne da sempre etichettato come perdente e dato ormai per bollito o di un ex metalmeccanico trasformatosi nel diamante più brillante dell’attacco dei Foxes. La favola del Leicester è anche il trionfo di una città di soli trecentomila abitanti, è il successo di una comunità intera che, attraverso i risultati sportivi, ha trovato il proprio riscatto sociale. Gli esempi in tal senso, sia individuali che collettivi, potrebbero moltiplicarsi all’infinito.

A noi piace raccontare la storia di Raffaele Verdicchio da Secondigliano, per tutti Lello, trequartista classe 1999, in forza alla squadra Allievi del Martina, che domenica scorsa si è reso protagonista di un bel record. Il fantasista napoletano, infatti, è diventato il più giovane calciatore ad aver mai esordito in Lega Pro. Siamo al 78’ del match tra Foggia, proiettato verso il salto di categoria e Martina, con la testa già rivolta ai play out: gli occhi degli oltre diecimila dello “Zaccheria” sono tutti per lui, per lo scugnizzo che sta per fare il suo esordio in mezzo ai grandi. E per entrare nella storia di questo sport. Un mix di emozioni che lo stesso Verdicchio spiega così. “Quando il direttore Sapio mi ha comunicato la notizia della convocazione in prima squadra mi sono venuti i brividi. Ho pensato che avrei dovuto giocarmi al massimo le mie carte. Durante il riscaldamento ero molto teso, ma una volta entrato in campo non ho pensato più a nulla e così non ho avvertito più di tanto l’emozione. In quello stadio e davanti a quella cornice di pubblico mi sono sentito un calciatore vero. Merito anche dei miei compagni, che fin da subito mi hanno fatto sentire a mio agio.

È un tipo di poche, pochissime parole Lello: per lui parlano i suoi piedi, che fanno cantare al pallone inni di gioia. Ed è uno che dimostra di avere, anche, personalità, visto che, dopo appena trenta secondi dal suo ingresso in campo, si prende la responsabilità di calciare un corner dal quale per un pelo non scaturisce il gol. Alcuni bocconi amari, come quello dovuto ingoiare l’anno scorso quando lo Spezia lo ha svincolato dopo un biennio da protagonista nel campionato Allievi, hanno sicuramente forgiato il carattere del trequartista napoletano. E quando provieni da un quartiere difficile come quello, probabilmente sei costretto a crescere più in fretta di tanti tuoi coetanei. E a lottare per abbattere alcuni preconcetti. “L’esordio in prima squadra e il record rappresentano per me una vittoria, una sorta di riscatto sociale e morale. Tante volte, mentre sostenevo un provino, ho dovuto subire il pregiudizio legato alle mie origini. Si può essere brave persone e bravi calciatori a prescindere”. Chi ha dimostrato di non avere pregiudizio alcuno è Piergiuseppe Sapio, responsabile del settore giovanile del Martina.

Il suo prezioso e capillare lavoro di scouting in giro per l’Italia ha portato in maglia biancazzurra il giovane Verdicchio, che non ha opposto la benché minima resistenza alle sue lusinghe. “Dopo che lo Spezia mi ha svincolato, ho fatto un mese di preparazione col Torino, ma anche lì le cose non sono andate per il verso giusto visto che non è stato trovato l’accordo. Quando mi è stato chiesto di scegliere tra Napoli e Martina non ho avuto dubbi: mi ha convinto il direttore, dicendomi che credeva tantissimo in me e garantendomi un progetto personale di rinascita. Ho fatto bene a fidarmi di lui”. E già, perché le soddisfazioni per il talentino made in Napoli non sono finite qui. Con i suoi nove gol e i tantissimi assist ha trascinato la sua squadra, capitanata da mister Alfredo Paradisi, alla vittoria del girone F del campionato nazionale Allievi e l’8 maggio sarà impegnato nell’andata playoff contro il Padova, in trasferta. Ritorno il 15 maggio. “Non mi era mai successo di vincere un campionato. È stata una gioia indescrivibile. Con i miei compagni abbiamo creato un gruppo formidabile, l’amalgama è arrivata nel corso del tempo. È stato un percorso importante per tutti noi, che vogliamo rendere indimenticabile andando avanti nei play off”.

Mancino, abilissimo nei calci piazzati, doti spiccate da giocoliere. I paragoni già si sprecano. C’è chi lo ha accostato a Diamanti. Per lui il più forte, quello a cui si ispira, è Messi. La pulce come riferimento in mezzo al campo, Piergiuseppe Sapio e Giuseppe Mattinale, suo mister ai tempi degli “Angeli Scugnizzi”, i fari che indicano la strada maestra. “Per me loro due rappresentano due autentici punti di riferimento. Sono le persone su cui so di poter contare sempre e ciecamente. Tra i tanti messaggi che mi sono arrivati dopo il mio esordio in prima squadra, i loro sono sicuramente quelli che mi hanno fatto emozionare di più”. Ma ora che il primo mattoncino è posto, dove vuole arrivare Raffaele Verdicchio? “So di non avere ancora fatto nulla. Il mio sogno è quello di diventare un calciatore. Adesso ho gli occhi puntati addosso e proprio per questo devo dare di più. Spero davvero di ottenere ciò che sto inseguendo da 10-11 anni”.

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