L’AVVERSARIO – Amarcord, quando Lecce e Messina lottavano per l’Europa
Correva l’anno 2005, era il mese di febbraio. Esattamente (o quasi) dieci anni fa Lecce e Messina scendevano in campo per il settimo turno di ritorno del campionato di Serie A 2004/2005, un torneo che le aveva già viste protagoniste in positivo di un cammino sorprendente a ridosso della parte sinistra della classifica.
Con alla guida rispettivamente Zdenek Zeman e Bortolo Mutti, salentini e siciliani si contesero a lungo la palma di sorpresa del campionato e, soprattutto, lottarono persino per un posto in Coppa Uefa. Prima dello scontro diretto del 27 febbraio, infatti, la classifica vedeva il Lecce nono ad appena 9 punti dal quarto posto, a 7 dal sesto che assicurava l’Europa e sempre a 7 (dopo quella partita sarebbero diventati 4) dalla Roma settima in classifica, posizione questa che non garantiva ma lasciava aperte le porte (a seconda delle finaliste di Coppa Italia) della partecipazione alle Coppe Europee. Appena tre punti sotto, in dodicesima posizione e saldamente al riparo dalla zona retrocessione, si stanziava la compagine messinese, la cui voglia di sorprendere e di lottare fino alla fine per un clamoroso piazzamento Uefa non era certo perduta.
In quella ventilata giornata invernale si affrontavano due tra gli attacchi più forti del campionato: Konan-Vucinic-Valdes da una parte e Giampà-Zampagna-Iliev dall’altra. Chi si attendeva un match scoppiettante sulla falsariga di quello d’andata (vinto dalla banda di Zeman per 1-4) rimase tuttavia deluso, visto che per una volta Lecce e Messina si scoprirono più guardinghe ed attente del solito. Per sbloccare il match servì una zampata di Sasa Bjelanovic (autore di una doppietta all’andata e che quest’anno ha iniziato la stagione proprio nel Messina) a cinque minuti dal novantesimo, per un 1-0 finale che sembrò ridimensionare le velleità peloritane e lanciare Ledesma e compagni verso un esaltante finale di stagione.
Non fu esattamente così, perché il Lecce non riuscì a rimarginare il distacco di 7 punti che lo separavano dal sesto posto né quello di 4 che lo distaccavano dalla Roma settima, ed anzi i salentini vinsero solo una delle restanti dodici gare, agguantando nelle ultime giornate una salvezza che sembrava in cassaforte già a gennaio, pur continuando ad esaltare gli animi di tifosi ed addetti ai lavori grazie al gioco di quello che è uno dei Lecce (ed una delle provinciali in generale) più belli di sempre. Chi riuscì a raggiungere uno storico settimo posto fu invece proprio il Messina, che mise in saccoccia 19 punti nelle restanti giornate e sfiorò soltanto il sogno europeo, visto che la Roma, arrivata tre punti sotto i ragazzi di Mutti, si assicurò la partecipazione alla Coppa Uefa grazie al raggiungimento della finale, poi persa, di Coppa Italia.
A dieci anni di distanza le situazioni sono decisamente mutate sia in casa Lecce che in casa Messina, con le due squadre che, pur avendo seguito due strade diametralmente opposte (sullo Stretto è andata decisamente peggio, visti i ben cinque anni di Serie D), si ritrovano oggi ad affrontarsi in Lega Pro per coltivare le rispettive speranze di promozione e salvezza. Con uno sguardo, commosso ed un po’ malinconico ai tempi che furono e che, sperano i tifosi delle due compagini, possano ritornare.
(In foto Babù, uno dei protagonisti della stagione 2004/05)
