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V. FRANCAVILLA C. – Un triplete memorabile: Calabro racconta in esclusiva la trionfale stagione biancazzurra

Intensa. È questo l’aggettivo che Antonio Calabro usa per definire la stagione sua e della Virtus Francavilla Calcio. Trionfale, sarebbe più appropriato dire. Ma l’uomo del triplete è uno che bada poco ai fronzoli e molto alla sostanza. “È stata una stagione intensa per le emozioni che ci ha regalato e per il gran numero delle partite giocate, quarantacinque in totale, soprattutto negli ultimi tre mesi, dove non potevamo permetterci di sbagliare una virgola – sottolinea il tecnico di Galatina, che scandisce, poi, le varie fasi di un’annata indimenticabile -. “Siamo partiti coi favori del pronostico. L’inizio non è stato dei migliori, abbiamo avuto un periodo fisiologico di alti e bassi, dopo di che abbiamo fatto registrare numeri strabilianti, interrotti solo dalla sconfitta con il Casarano. E anche da un episodio negativo, mister Calabro riesce a tirare fuori qualcosa di buono. “A quella partita siamo arrivati stanchi e con tante defezioni. La sconfitta è giunta nel momento più opportuno, sia perché il Nardò non ha saputo approfittarne, sia perché siamo riusciti a trarre degli insegnamenti importanti”.

E come in ogni grande avventura che si rispetti, anche in questa esiste un momento campale, che rappresenta lo spartiacque tra il sogno e la realtà. “Innanzitutto tengo a precisare che fin dall’inizio ho avuto la convinzione che avremmo conquistato la serie D, o attraverso la coppa, o attraverso il campionato. Ma non mi aspettavo di vincere entrambi i trofei, per tutte le difficoltà che portare avanti due competizioni insieme comporta. Occorre avere a disposizione una rosa adeguata e calciatori pronti al sacrificio, come in effetti è stato. Per quanto riguarda il momento chiave della nostra stagione, esso è sicuramente rappresentato dalla finale di coppa col Mola. Prima di allora abbiamo sempre avuto la consapevolezza dei nostri mezzi e offerto prestazioni di livello, ma dopo quella partita la squadra ha acquisito la giusta serenità, che le ha consentito di non sentire più la pressione e di andare in campo senza costrizioni di sorta. Da quel momento non ce n’è stato più per nessuno ed è arrivata una striscia di quindici partite con quattordici vittorie”. Quando una squadra riesce a fare quello che è stata in grado di fare la Virtus, non può che essere la naturale conseguenza di un concetto troppe volte dimenticato, ma sempre decisivo: la programmazione. “I passaggi sono stati tutti perfetti: dalla fusione tra le due società che ha permesso di unire forze e tifo, alla scelta del direttore sportivo, Stefano Trinchera, professionista sprecato per una categoria come l’Eccellenza, alla scelta del sottoscritto come allenatore, alla individuazione dei calciatori. La società ha accettato di farsi prendere per mano e ha dato piena disponibilità affinché potessimo mettere in pratica un metodo professionistico, all’interno di una struttura all’altezza”. E i frutti si vedono anche per quanto riguarda il settore giovanile. La Juniores è tra le prime otto d’Italia. “Sono risultati importanti, che portano in alto il nome della Virtus a livello nazionale. Come prima squadra, abbiamo messo a disposizione elementi dello staff tecnico e alcuni under”.

Campionato, Coppa Italia regionale, Coppa Italia nazionale. Quale trofeo ha regalato la soddisfazione più grande a mister Calabro? “Sicuramente la Coppa Italia nazionale. L’avevo già vinta da calciatore con il Casarano e avevo voglia di bissare il successo da allenatore. È come aver chiuso un cerchio”. Che ora deve riaprirsi, perché il futuro è già alle porte. All’indomani della conquista della Coppa Italia nazionale, il patron Magrì non ha esitato a confermare Antonio Calabro e Stefano Trinchera, ovvero la coppia più vincente del calcio pugliese. “Eravamo di ritorno in pullman e in quell’occasione il patron mi chiese subito un incontro per rinnovarmi la fiducia e verificare la mia disponibilità a continuare. Il futuro lo vedo tranquillo e sereno, quello di una matricola che vuole continuare a fare bene, ma senza fretta e senza grosse pressioni. L’obbiettivo è di dare seguito alla crescita della società. Antonio Calabro vincente lo è già stato come calciatore. Una caratteristica, che, evidentemente, si porta addosso, anche come allenatore, quasi fosse un predestinato. E, d’altra parte, non si vincono due campionati consecutivi, con due società diverse, così per caso. Chissà se si sente un po’ lo Special One del calcio pugliese. “Sinceramente non mi ritrovo in questo genere di definizioni, anzi mi imbarazzano. Non mi interessa specchiarmi. Alla fine di una stagione sono già immediatamente proiettato alla successiva”. Ma non chiedetegli indiscrezioni sulla Virtus che sta nascendo. “È ancora troppo presto”.

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