RACALE – Andrea Tacconi: “Mi manda papà, sono qui per crescere…”

RACALE – Stesso ruolo, stesso timbro di voce, stesso atteggiamento “scanzonato”. Andrea Tacconi, classe 1995, è un figlio d’arte a tutti gli effetti. Portiere come il padre Stefano che raccolse la pesante eredità di Zoff alla Juve, quella di Platini, Rossi e Boniek, portandola con le sue manone in vetta al mondo nel 1986. Il giovanotto proverà a farsi le osse a Racale, alla corte di mister Lombardo, in un campionato tosto come quello di Eccellenza Pugliese. Lotterà per un posto da titolare senza “raccomandazioni”, ne è consapevole ma raccoglie la sfida.

Tacconi, ci dica innanzitutto come è nato questa sua avventura a Racale.
“Mi ha chiamato il presidente della società per fare una partita e da lì è partita questa avventura. E’ stato un caso”.

Come sta trovando il Salento?
Il Salento è molto bello, l’ho visto in estate, ora vedremo com’è anche d’inverno, spero di non annoiarmi…”.

Pesa avere un cognome “pesante” come il suo?
“Pesa fino ad un certo punto perchè è sufficiente capire che devi lavorare sodo e pensare a se stessi. Mio padre è un altra persona, ha un’altra vita ed io devo impegnarmi per migliorare e maturare”.

Com’è il rapporto con papà Stefano?
“Il rapporto con lui è perfetto, c’è grande amicizia tra di noi, usciamo insieme, facciamo tutto insieme”.

Quando ha saputo che ti voleva il Racale, cosa ti ha consigliato di fare?
“Mi ha detto che è un bel campionato, tosto e difficile, giusto insomma per fare esperienza”.

In quali società è cresciuto?
“Lazio, Como e in ultimo Reggiana”.

L’avvio del Racale non è stato dei più positivi, vero?
“Vero, siamo partiti così così’ ma nell’ultima giornata abbiamo ottenuto un buon pareggio. Speriamo di uscire da questa situazione difficile e ci concentreremo d’ora in poi solo sul campionato visto che siamo fuori dalla coppa”.

E’ un caso che lei “studi” da portiere come lo era suo padre?
“Difficile da credersi ma è proprio un caso. Addirittura, mio padre non voleva che giocassi a pallone. Infatti, mi dedicavo al basket. poi mi è venuta questa fissa di provare a mettermi in porta ed è andata bene. Il portiere è il ruolo più bello che c’è. Si è soli contro tutti”.

Qual è il tuo sogno nel cassetto?
“Puntare sempre più in alto”.

Quale maglia le piacerebbe indossare?
“In serie A ci sono tante squadre forti, vedremo dove riuscirò ad arrivare”.

Papà Stefano l’ha visto all’opera solo in cassetta o cd, vero?
“Solo in cassetta perchè lui aveva già smesso quando sono nato”.

Quale sua partita l’ha più emozionata?
“Sicuramente la finale della Coppa Intercontinentale di Tokyo quando parò due rigori. Ma a mio padre ricordano spesso anche quel gol di Maradona su punizione”.

Dove può arrivare il Racale in questo campionato?
“Secondo me tra le prime tre del girone se riusciamo a trovare la giusta concentrazione”.

Con chi ha legato di più?
“Con il portiere Andrea Panico che è anche preparatore dei portieri. E’ straordinario”.

Non avendo ancora la patente, come organizza la sua vita nel Salento?
“Ci sono gli altri miei compagni che mi aiutano ad adattarmi e muovermi”.

Quale qualità ammira di più di suo padre come uomo e come sportivo?
“Sicuramente la grinta, lui è uno che ha le palle, ha la giusta cattiveria. Questa è una qualità fondamentale sia come uomo che come portiere”.

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