NARDÒ – Fiorentino: “A mio agio in difesa. Scordia? Ha il dente avvelenato per il campionato…”
Pur senza vincere, il Nardò è approdato in finale dei playoff nazionali di Eccellenza. Daniele Fiorentino, centrocampista granata, commenta il match del “Giovanni Paolo II” col Mazara del Vallo, conclusosi sul risultato di 0-0: “Abbiamo sofferto – afferma – ma siamo riusciti a passare il turno, questa era la priorità. Venivamo da una andata particolare, nella quale il rigore al 93° ha regalato loro il pareggio. Sicuramente non è stata una bella gara per il pubblico, ma noi ce l’abbiamo messa tutta per raggiungere l’obiettivo. Al triplice fischio è stata una bella emozione poter gioire davanti ad un pubblico come quello di domenica. E’ sempre bello giocare davanti a tanta gente, a me è già capitato in passato, ad Andria, Martina e Bari, ad esempio. Per quanto mi riguarda è uno stimolo in più. I cori, gli applausi, l’incitamento fanno la loro parte”.
Fiorentino, complice la squalifica del centrale Gianni Montrone, si è disimpegnato in difesa, con l’inserimento di Gigante nel mezzo: “Ho già ricoperto questo ruolo in stagioni precedenti, da mediano abbassarsi sulla linea difensiva non è molto difficile. Mi sono trovato bene e ho potuto anche contare su Antonio Anglani. Seguirlo mi ha aiutato tanto. Forse si è perso un po’ in qualità, ma bisogna dare merito a Gabriele Gigante che a centrocampo ha fatto una buona gara. Immagino che per i giovani la pressione di un pubblico del genere sia un po’ più difficile da gestire. Sicuramente sarebbe stato più bello vincere segnando anche un gol, sia per noi che per il pubblico. Loro avevano impostato la partita in difesa rischiando solo negli ultimi minuti. Mantenere il risultato, per noi, invece, era importante. E’ andata bene”.
Sul prossimo avversario, il Città di Scordia, avversario in finale: “Non conosciamo gli avversari. Sappiamo che hanno perso il campionato per un soffio, di certo sono una buona squadra ma noi faremo la nostra parte. Mi auguro di poter giocare il ritorno in casa, magari – conclude Fiorentino – davanti ad un pubblico ancora più numeroso”.
