[ESCLUSIVA SS] A. VIESTE – Colella: “Non temiamo nessuno, ce la giocheremo fino alla fine”

L’antidoto del Vieste alla sindrome da pareggio si chiama Angelo Colella. La sua doppietta, domenica scorsa, ha spianato la strada al ritorno alla vittoria dei biancazzurri, che mancava, ormai, da un mese e mezzo. Un periodo poco brillante, in cui i foggiani hanno collezionato solo pareggi, cinque, e dilapidato un patrimonio di ben dieci punti sulle immediate inseguitrici. Il centrocampista classe 1987 analizza, con obiettività e spirito di autocritica, le ragioni della flessione. “È cominciato tutto dopo la partita con la Virtus Francavilla. Una serie di episodi negativi, in parte dovuti a nostri demeriti, in parte alla sfortuna e in parte ad alcune decisioni arbitrali che ci hanno danneggiato. Con questo, non voglio, assolutamente, attribuire, colpe, agli arbitri. Nei sette anni di permanenza a Vieste mi è stato insegnato a non puntare, mai, il dito, contro i direttori di gara, che, in quanto esseri umani, sono soggetti all’errore come chiunque altro. Ma è ovvio che se a Casarano non ci fosse stato tolto un gol regolarissimo e con l’Altamura ci fosse stato assegnato un rigore sacrosanto, a quest’ora staremmo parlando di un’altra classifica. Tuttavia le colpe principali sono da addebitare a noi stessi.

La vittoria di domenica scorsa, contro l’Ascoli Satriano, ha consentito, al Vieste, di mantenere la leadership solitaria, ma Nardò e Virtus devono, ancora, recuperare, una partita, che in caso di vittoria le proietterebbe al comando insieme ai foggiani. L’aver buttato al vento un vantaggio così ampio genera la sensazione che sia stata sprecata una chance colossale? “Purtroppo sì. Non capita tutti gli anni di essere primi con dieci lunghezze di vantaggio. Ma qui a Vieste si respira un’aria tranquilla, e non abbiamo grosse pressioni addosso”. Nel frattempo, però, le due dirette concorrenti si sono, notevolmente, rafforzate. Fanno più paura adesso? “La paura è un sentimento che non conosco. Sono avversarie da rispettare, per i valori tecnici che esprimono e per le piazze che rappresentano, ma nessuno, all’interno del nostro ambiente, le teme. Noi, dal canto nostro, continuiamo a crederci e a giocarcela, senza presunzione”.

Alla lotta al titolo rischia di dover dare forfait Rocco Augelli. Il capitano e leader dei biancazzurri domenica scorsa ha subito un fallo che gli ha procurato una distorsione al ginocchio con lesione del collaterale mediale. Una diagnosi ingenerosa, che lo costringerà a restare per un paio di mesi lontano dai campi di gioco. Quanto, l’assenza del forte attaccante, può ridimensionare i piani del Vieste? “L’assenza di Rocco ci penalizza tantissimo, un giocatore come lui è difficile da rimpiazzare, ma siamo pronti a stringere ancora di più le fila per continuare a credere nel nostro sogno. Faccio, al mio compagno, gli auguri di pronta guarigione. Nel prossimo turno, la capolista è attesa dalla difficile trasferta di Novoli. Quali insidie si nascondono dietro a questa gara? “Sarà un match difficilissimo, sia perché giocheremo su un campo in terra battuta, al quale non siamo abituati, sia perché il Novoli è una squadra ostica. Già all’andata mi ha fatto una grossa impressione. In casa nostra vincevano 2-0, ci è voluta una grande rimonta per ribaltare il risultato e portarci a casa i tre punti”. Agli occhi di un osservatore esterno, Vieste sembra essere un’isola felice. Quanto c’è di vero in questa impressione? “È una sensazione assolutamente fondata. Qui viene preso in considerazione prima l’uomo e poi il calciatore, perché i valori più veri sono la cosa che conta di più. E poi abbiamo un presidente molto giovane, che da dodici anni trasmette entusiasmo e passione. Tutto questo rende Vieste una piazza particolarmente appetibile, ed è la ragione per cui sono qui da sette anni”.

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