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VE LO RICORDATE? – Sunday Oliseh, l’Isotta nigeriana contesa tra Roma e Juve

Fu il contenzioso di mercato per eccellenza nell’estate 1999. Sunday Oliseh, Mimmo per i tifosi, aveva solo la Juve in mente, la Roma voleva solo il nigeriano, Ancelotti necessitava di tutto tranne che di un centrocampista, il ds bianconero Moggi transitava in un periodo “prendo un giocatore per non rinforzare una concorrente”.

Destino funesto per questo promettente centrocampista, arrivato giovanissimo alla Reggiana di Pippo Marchioro mostrando buone qualità, anche se il mondo si accorge di lui nelle Olimpiadi del 1996. La formidabile Nigeria dei Kanu e dei Finidi sbanca Atlanta a sorpresa, e questo ragazzone dalla mascella pronunciata e dall’età indefinita (cruccio di tanti giocatori africani) mostra ottime qualità in mezzo al campo ed un destro al tritolo. L’Ajax si invaghisce e lo preleva dal Colonia per rinforzare il temibile centrocampo di Morten Olsen. Il mastino di Abavo ruba il mestiere a talenti come Michael Laudrup e Richard Witschge, si porta a casa qualche trofeo (campionato e due coppe d’Olanda) e nell’estate nel 1999 si rivela come uno dei prezzi pregiati del mercato europeo.

La Roma offre 22 miliardi e l’affare sembra chiuso, si discute sul contratto, ma dopo qualche giorno i quotidiani titolano: “Oliseh è un giocatore della Juventus”. Il presidente della Roma Franco Sensi va su tutte le furie: “Oliseh avra' anche sottoscritto un accordo. Ma non puo' essere di proprieta' della Juve. L' Ajax l' ha venduto a me da una settimana. Ho il contratto firmato regolarmente ad Amsterdam, tra l' altro a cifre superiori a quelle di cui sento parlare adesso”. Si scrive di 14 miliardi di lire per la chiusura dell’affare, orchestrato dal ds bianconero Luciano Moggi, otto in meno di quelli offerti dalla Roma. In un’atmosfera da film di spionaggio, l’Ajax fa lo gnorri e si apre un caso diplomatico tra Amsterdam, Torino e la capitale. Alla fine la spunta la Vecchia Signora, forte della volontà del giocatore e Franco Sensi – buonanima con lingua di serpe – etichetta come sgarbo concorrenziale la mossa della Juve: “Il nostro potenziamento evidentemente da' fastidio”.

L’asso nigeriano raggiunge la Juventus nel ritiro in Val d’Aosta, raggiante per il raggiungimento del suo sogno:” Sono convinto di aver fatto la scelta migliore. La Juventus è il massimo per un calciatore”.
Dopo neanche una settimana arriva la doccia fredda: il mister Carlo Ancelotti gli spiega chiaro e tondo che non rientra assolutamente nei suoi piani. Mimmo ci rimane molto male, è inevitabile, pensava di esser il sostituto naturale di Deschamps, ma viene confinato ad ultima opzione dopo Conte, Davids, Tacchinardi e persino il giovane Maresca. All’esordio contro la Reggina alcune situazioni contingenti lo spingono in campo dal primo minuto, Mimmo colpisce due legni e capisce l’antifona anzitempo. Il 21 ottobre realizza il suo unico gol stagionale in quel di Sofia, in Coppa Uefa, sorriso isolato sotto la Mole Antonelliana. A gennaio il fratello procuratore prova a cercargli un’altra sistemazione, ma Moggi si ostina a non lasciarlo partire e prolunga una lenta agonia che perdurerà sino a luglio.

La sua carriera proseguirà tra Dortmund (sponda Borussia), Bochum e Genk, senza particolari acuti: Mimmo dell’Italia ricorda con piacere la classe di Zizou Zidane, il Gianduiotto ed un duello a spade tratte tra Roma e Juve che poco somiglia alle contese in lingua provenzale dei poemi cavallereschi.