VE LO RICORDATE? – Prunier, lo scarto di Sir Alex
L’altra sera discutevo con un amico napoletano su chi sia stato il bidone più clamoroso della recente storia del Napoli. Ero indeciso tra Crasson, Beto, Caio, Stojak, lui mi ha risposto deciso: “A Napoli chiunque ti direbbe Calderon”.
Poi sfogliando un vecchio album mi sono imbattuto in un faccione scavato con orecchie a sventola e calvizia precoce, del quale avevo freudianamente rimosso il ricordo. Si chiama William Prunier ed è uno dei fiori all’occhiello della campagna bidoni del Napoli stagione 1997-98. Un capolavoro del team manager Ottavio Bianchi che evidentemente non rendeva dietro la scrivania come in panchina.
In questa annata funesta, che costerà la categoria al gruppo comandato dalla quadriga Mutti-Mazzone-Galeone-Montefusco, Prunier viene acquistato per consegnargli le chiavi della retroguardia partenopea. Curriculum importante per il gigante di Montreuil: nove anni all’Auxerre, una stagione a Marsiglia, una al Bordeaux con Zidane e Dugarry prima della clamorosa chiamata di Sir Alex Fergusonpanico in casa Red Devils, Ferguson viene preso alla sprovvista e segue il consiglio della sua star Eric Cantona, cresciuto all’Auxerre con il buon Willy. Alla seconda partita combina un disastro a White Hart Lane contro il Tottenham e dopo due settimane viene fiondato al freddo di Copenhagen con conseguente chiusura futura alle “cantonate”.
Nel 1996 torna in patria, al Montepellier, poi nell’estate 1997 Corrado Ferlaino lo porta a Napoli, su suggerimento di Ottavio Bianchi che ne aveva apprezzato le gesta su…France Football: un miliardo di lire ai francesi e un biennale da 500 milioni al giocatore, “Che affare – avrà pensato Bianchi – questo giocava all’Old Trafford!”.
All’esordio stagionale contro la Lazio rimedia una gomitata da Boksic che complica il suo inserimento, poi lo sfogo dopo l’acquisto di Mirko Conte, definito come un' ”offesa” nei confronti delle sue qualità. “Aspetto la mia opportunità – afferma prima della sfida con la Roma – per dimostrare che non sono un bluff”. Mutti lo getta nella mischia proprio all’Olimpico alla quinta giornata, con l’arduo compito di marcare Abel Balbo. Finisce sei a due per la squadra di Zeman e l’argentino umilia Prunier con una tripletta. La critica si scaglia impietosa contro il granitico difensore di Mutti: “Forte come una quercia, statico come una quercia”.
“Con i miei gol di testa porterò il Napoli in UEFA” – aveva annunciato al suo approdo in Campania, un’altra presenza e la sua avventura italiana termina prematuramente, così come la sua presenza nel grande calcio. Quattro anni a Tolosa, un po’ di pecunia in Qatar e tanti saluti all’amico di Cantona, che mette fine alla sua carriera con un’inquietante certezza: a Manchester e Napoli non potrà tornare, neanche per una felice vacanza con la famigliola…
