VE LO RICORDATE? – Ciriaco Sforza, ‘tre uomini e un pigiama’
“Si però anche tu, ti sembra il caso di dormire con la maglietta di Sforza?”. “Eh quella di Ronaldo era finita…”. Termina con questo scambio di battute tra Aldo e Giovanni la tragica sfilata di Giacomo in “Tre uomini e una gamba”: sconsolato, semi infermo e costretto in ospedale, la mancanza di un pigiama viene compensata dalla maglietta di Ciriaco Sforza, gentilmente prestata dall’amico Aldo. Per il buon Giacomo la maglietta del metronomo svizzero è servita a qualcosa, al contrario di mister Roy Hodgson, l’allenatore svizzero che lo volle con sé a Milano ma che si pentì della complicata scelta.
A quindici anni dalla comparsata di Sforza in neroazzurro, il suo nome viene associato quasi esclusivamente alla scena del trio comico, ma dietro allo sketch c’è un giocatore, pagato… e non poco. Figlio di un imbianchino irpino emigrato in Svizzera, Ciriaco Sforza muove i primi passi nell’Aarau, poi si trasferisce al Grassopphers dove si mette in luce come uno dei talenti più promettenti del panorama calcistico elvetico. Nel 1991, Ferlaino prova a portarlo a Napoli, ma il tentativo non va a buon fine, due anni più tardi il ragazzo emigra in Germania, vivendo esperienze da protagonista con Kaiseslautern e Bayern Monaco. Nel mezzo un ottimo mondiale con la sua Svizzera, allenata dal Marco Polo delle panchine, tale Roy Hodgson, che l’anno seguente siederà sulla panchina dell’Inter.
Nel 1996 quest’ultimo pretende alcuni rinforzi in neroazzurro e la prima richiesta risponde al nome di Ciriaco Sforza, l’Euclide del centrocampo elvetico indispensabile secondo il tecnico di Croydon, alla pari di un buon cellulare o di una scorta di conserve in credenza. La trattativa è più complicata di un lunedì mattina alle poste, il tiramolla tra Facchetti e Beckenbauer (due ex campioni a scapicollarsi per un futuro brocco…) dura quasi tre mesi. Il club tedesco lo valuta 17 miliardi di lire, alla fine – vuoi per le abilità di Facchetti, vuoi per una perizia più accurata dei crucchi – si chiude a 5, con il giocatore che firma un triennale da 600 milioni a stagione.
“Sono un regista e, come caratteristiche, mi avvicino di più a Lothar Matthaeus che a Roberto Baggio”, così si presenta il nuovo acquisto, i tifosi ad Appiano Gentile sono in delirio mentre Hodgson in conferenza stampa parla del suo pupillo come di una rara tigre del Bengala con valenza tra il mitologico ed il divino. Di soprannaturale si registreranno solamente i teletrasporti dal centrocampo neroazzurro a luoghi imprecisati. Nonostante le smentite, il bravo Ciriaco è frutto del capriccio di Hodgson, e questa situazione si riflette immediatamente nelle gerarchie: Paul Ince e Aaron Winter seconde scelte, lo svizzero dai tempi sballati è intoccabile.
L’esordio contro l’Udinese asseconda le scelte dell’allenatore: uno a zero per l’Inter grazie ad un capolavoro di Sforza, un esterno sinistro che si insacca nel sette, da applausi. Una “prima” da autore, poi un calo progressivo ed irreversibile: la parabola in nerazzurro del regista assomiglia a quella di alcune saghe cinematografiche, entusiasmanti nei primi film, stucchevoli e ridondanti man mano che si avanza nei seguiti. Il gioco di Ciriaco è un po’ così: noioso, impreciso, improvvisato, l’esatto contrario dei desiderata del tecnico. Quello all’Udinese rimarrà l’unico sorriso di Sforza in Italia, con l’aggiunta dolceamara di tre reti nella famigerata Coppa Uefa persa in finale con lo Schalke 04, la sua ultima gara in neroazzurro.
“Il vero Sforza si vedrà l’anno prossimo, quando sarò in condizioni fisiche perfette. Ammesso, naturalmente, che l’Inter mi tenga”. Ammesso, infatti… l’Inter scarica capocantiere e geometra, e la carriera di Sforza riparte e si concluderà, in Germania.
Oggi è l’allenatore del suo Grasshoppers e chissà se nei parchi di Zurigo qualche bimbo non calci felice un pallone con indosso la mitica 21 di Ciriaco… utile per ogni evenienza.
