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CRONACA – Caso Miccoli, il bomber in lacrime: “Non sono mafioso, chiedo scusa a tutti”

Compleanno, scuse e lacrime. Non sarà un anniversario di nascita da ricordare il 34° per Fabrizio Miccoli che oggi, in conferenza stampa, ha chiesto perdono per ciò che ha comportato l’iscrizione nel registro degli indagati per estorsione e accesso abusivo ad un sistema informatico. Ha destato scalpore, soprattutto, la frase “Quel fango di Falcone”, lesiva della memoria del giudice antimafia ucciso nel 1992 (LEGGI QUI).

Miccoli ha voluto precisare che per lui quello di oggi “è un giorno importante, dopo tutto quello che è successo sono tre notti che non riesco a dormire perché sono uscite delle cose che io non penso assolutamente e l’ho dimostrato anche con i fatti. Al di là della generosità, l’ho dimostrato scendendo in campo nel 20° anno della morte di Falcone. Sono qui per chiedere scusa alla città di Palermo, alla mia famiglia che mi ha fatto crescere in un contesto di valori e di rispetto. Sono vent’anni che faccio questo lavoro. Sono andato via da casa a 12 per fare questo lavoro. Sono un padre di famiglia – dice trattenendo a stento le lacrime e voglio crescere i mie figli nella legalità. Sono un calciatore e non sono mafioso”.

E poi ha voluto aggiungere: “In questi anni anni che sono stato a Palermo sono stato amico di tutti in modo spontaneo senza pensare a cosa andavo incontro. Sono contento che sia uscito tutto perché per me può essere importante. Spero un giorno di poter essere testimone della legalità delle associazioni della signora Falcone”.