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VOLLEY – Martina e Pulsano, quando la crisi non spegne la passione

Due blasonate realtà pallavolistiche tarantine e pugliesi stringono i denti davanti alla crisi che sta minando tutti i settori produttivi del nostro Paese, sport (dilettantistico, ma non solo) compreso.

La Pallavolo Martina, con grande sacrificio da parte del presidente Franco Massafra e di tutta la società, è riuscita a inoltrare le pratiche per l’iscrizione al prossimo campionato di Serie B2. Dopo la retrocessione subita nella scorsa stagione, a pari punti con il Messina ma con un quoziente set penalizzante rispetto ai siciliani, la squadra biancazzurra ha scelto ancora di puntare sul territorio, “con la speranza – si legge in una nota della società – che la piazza martinese, le istituzioni e l’imprenditoria possano aiutarla a salvare il patrimonio sportivo creato in tanti anni con sacrifici e vittorie”. La società, inoltre, ha presentato la propria disponibilità ad un ripescaggio in B1 ma su quest’aspetto se ne saprà di più domani, quando la Fipav renderà nota la composizione provvisoria dei gironi.

Allenta il passo, invece, la Vibrotek Pulsano. Dopo una bellissima stagione in B1, la squadra presieduta da Antonio Di Giuseppe ha rinunciato a giocare la terza serie nazionale, optando per la Serie C. Alla base di tale decisione, “assenza di sponsor e di cooperazione tra le società ioniche”.

“Sono dispiaciuto – dichiara Di Giuseppeperché la stampa e la televisione hanno sempre dedicato poco spazio alla nostra attività concentrando tutta l’attenzione sul calcio, accrescendo così il divario tra uno sport così popolare e la realtà di nicchia alla quale si è relegata la pallavolo”. E poi aggiunge: “Non lascio la pallavolo ed il prossimo anno farò un campionato di serie C, continuando a giocare a Taranto al Palamazzola perché amo questo sport e credo ancora sia possibile farlo amare di più dal pubblico. Aggiungo solo una personale, amara considerazione: tutti i miei tentativi di coinvolgere imprenditori sono risultati vani, ma la cosa che più mi ha deluso ed in alcuni casi anche umiliato, è stata la loro espressione di fronte alla mia richiesta, come se stessi richiedendo la carità e mi stessero ad ascoltare con aria di sufficienza neanche fossero dei ‘piccoli Berlusconi’ e io un poveraccio che non aveva niente di meglio da fare”.