BASKET A2 – L’Enel Brindisi asfalta Scafati: 100-71
Letteralmente asfaltati. Questo è l’unico commento che si possa fare al fischio finale della sirena. Brindisi manda a casa Scafati con 29 punti di scarto, il massimo vantaggio raggiunto proprio al termine grazie al capitano. E la cronaca di una partita apparentemente senza storia è tutta nelle parole appunto di Ndoja: “E’ stato un match difficile”. Ma come un match difficile? Il tabellone alla fine segnava 100 a 71. Sì ma la guerra s’è vinta negli ultimi due tempini.
Nei primi, invece, la squadra di coach Piero Bucchi è stata in affanno. E non c’è certo da stupirsi: Scafati s’è dimostrata finora, e si parla di metà campionato, una delle più solide compagini. Al giro di boa, nell’ultima di questo girone d’andata, infatti, la Givova si giocava con i biancazzurri uno scontro diretto d’alta quota. Un match che si prevedeva si sarebbe giocato col coltello tra i denti. Vivere o morire, di quelli che fanno tremare fino all’ultimo possesso, e invece, dal ventesimo in poi Brindisi comanda e Scafati subisce. Lo sport è strano e totalmente imprevedibile e anche questo è il suo fascino. Perciò può capitare, com’è capitato, che si giochino partite in cui la regina torni a casa senza corona e Cenerentola si trasformi in una principessa. Ma poi ci sono giorni così, dove al centesimo punto, cercato, voluto, sudato dal capitano nonostante ci fosse già un fossato tra i due risultati, ci si alzi tutti in piedi in una standing ovation.
Brindisi dopo tre lunghe trasferte – lunghe considerato che i tempi si sono dilatati per la giornata di riposo a ridosso della pausa natalizia – torna a domare il parquet di casa. E lo fa nel migliore dei modi con una gara giocata al top delle proprie potenzialità preannunciando come intende condurre questa seconda fase del campionato. Non facendo sconti a nessuno, mai in alcun momento della gara. Si conducono i primi due quarti quasi punto a punto, si chiudono con tanta tensione dovuta a delle decisioni arbitrali non condivise dai padroni di casa e si va alla pausa lunga in svantaggio.
La seconda metà è un climax di concentrazione, solidità e decisione per i padroni di casa che in quindici minuti scavano un solco così profondo che è la stessa Givova a caderci completamente doma dalle strette maglie della difesa che non lascia nulla al caso e da un attacco che arriva quasi a non sbagliare un colpo. La storia insegna a non abbassare la guardia mai. E nonostante i quasi trenta punti di vantaggio si continua a lottare fino alla fine con il miglior quintetto e sono ben quattro i giocatori che a referto segnano 0 minuti giocati.
