Skip to content Skip to sidebar Skip to footer

BASKET A1/m – Brindisi, coach Bucchi vuole di più: “Dobbiamo essere più cinici”

(di Carmen VESCO) – Dopo il riassetto societario la New Basket Brindisi deve cercare all’assetto in campo ora che si preannuncia un trittico di gare niente male a partire da domenica in casa contro Venezia che ha un team completo in ogni reparto che può contare su dodici giocatori dodici.

“Dobbiamo essere più cinici – ha detto Piero Bucchi in conferenza stampa – perché ogni domenica bisogna conquistare faticosamente i due punti, non ci sono squadre materasso a mio avviso. Siamo giovani e inesperti, e soprattutto non riusciamo ad allenarci al completo. La competitività durante la settimana è molto elevata dove ci sono molti giocatori, oltre alla domenica, chi può contare su tutti i suoi ha un grande vantaggio. Noi ieri per esempio ci siamo allenati in 8, perché Ndoja e Fultz avevano dei risentimenti dopo la gara scorsa”.

Dunque, si torna a parlare della panchina lunga, come quella di Cantù che ha fatto la differenza nella gara esterna di tre giorni fa. “L’ho definita più lunga – ha spiegato il tecnico di Bologna tornando sull’ultima bruciante sconfitta – nel senso che nonostante anche noi abbiamo giocatori che possono stare tutti quanti in campo, quella di Cantù è più affidabile, ha giocatori come Aradori che è una guardia della Nazionale, Tabu, Brooks che avremmo preso anche noi lo scorso anno se non avesse sparato così alto e Tyus che sta dimostrando quanto vale. Perciò la mia panchina è buona ed ho la massima fiducia ma la loro è una panchina da Eurolega, con più qualità e lo dico senza che i miei si debbano sentire offesi. Loro devono poter offrire più prestazioni settimanali visto che competono per la Coppa e hanno gare che possono essere anche più impegnative di quelle di campionato”.

Poi Bucchi si sofferma ad analizzare alcune criticità del suo quintetto titolare a partire da Viggiano, giocatore da Nazionale come lo stesso Aradori, per esempio, artefice partendo dalla panchina, come già detto, di una prestazione che ha dal canto suo determinato la sconfitta di Brindisi nell’ultima partita, ma che evidentemente a differenza del compagno in maglia azzurra ha reagito diversamente al surplus di lavoro degli ultimi mesi, almeno secondo il coach dell’Enel. “Viggiano ha fatto un buono esordio ma è un ragazzo che sta giocando da quattro mesi e sta trovando ovviamente le difficoltà di chi è già abbondantemente avanti con la preparazione e che ha comunque giocato poco ed è alla ricerca della condizione migliore fra alti e bassi come chi fa la Nazionale e dimostra rendimenti altalenanti. Insomma – ha spiegato Piero Bucchi è statisticamente impossibile che un giocatore possa fare 12 mesi questo lavoro”. Perciò la condizione psico-fisica di Viggiano passa di qua.

La parentesi Gibson è una storia a sé: “Per averlo a Brindisi, come la piazza ha desiderato in estate – ha tenuto a sottolineare e a ricordare l’allenatore – il compromesso era farlo giocare da playmaker, come lui ha voluto, e quindi dobbiamo accettare che non potrà essere perfetto per quaranta minuti. Il play non si inventa da un giorno all’altro, ha bisogno di un processo di maturazione che spero fino alla fine di riuscire a ottenere. Se fosse un play eccellente e preparato non giocherebbe a Brindisi”, probabilmente giocherebbe in Russia come ha ricordato lo stesso Bucchi da guardia a patto di una contratto più oneroso. Ecco perché tra lui e Reynolds ci vuole un Fultz, giocatore di 30 anni esperto che risolleva, entrando in seconda battuta, le sorti della gara nei momenti topici. Processo inverso alla comune consuetudine di scegliere titolari già belli e fatti e “panchinari” che, invece, avrebbero bisogno di crescere.