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IL CORSIVO – Achille Serse e la tartaruga Siena: è un Lecce da scudetto, dal ritorno in poi

La corsa continua. Dopo aver ottenuto altri tre punti a Cagliari, confermando un buon stato di forma e la necessaria mentalità battagliera anche in trasferta, il Lecce non si ferma e raggiunge al primo posto il Milan.

Niente di strano, tutto vero. Perché dall’inizio del girone di ritorno, i giallorossi hanno raccolto gli stessi punti di Ibrahimovic e soci, con la stessa differenza reti, meritando un virtuale primo posto condiviso anche con l’Atalanta. È dunque un ottimo periodo per i ragazzi di Cosmi che in sei partite hanno portato a casa quasi gli stessi punti totalizzati nell’intero girone d’andata (11 contro i 13 delle prime 19 giornate).

Un dato da guardare più con soddisfazione e speranza per il futuro che con nostalgia e rammarico verso il passato, come d’altronde impone il pensiero di Serse Cosmi.

L’EREDITÀ DI CAGLIARI – Dal Sant’Elia arrivano altre buone indicazioni: la conferma di Muriel che magari con l’arrivo della primavera potrà sbocciare definitivamente – al netto delle fastidiose voci di mercato che vengono da Roma -; la prestazione di Bertolacci, da sempre valore aggiunto della rosa del Lecce, come da noi più volte ribadito nella gestione Di Francesco; una difesa ancora più sicura, complice forse l’assenza di Oddo, e un Di Michele che continua ad essere uomo in meno, in attesa di tempi migliori.

SIAMO SOLO NOI? – Se, dunque, da un lato, in termini assoluti, c’è solo da gioire per i miglioramenti costanti e consistenti della squadra di Cosmi, dall’altro, in termini relativi, molto ancora rimane da fare.

È vero, il Lecce corre alla Cuadrado sbarazzandosi di Novara e Cesena, ma al tempo stesso staziona stabile in terz’ultima posizione alla Corvia, visto che le apprezzabilissime fiammate son servite fin qui solo per colmare quel triste gap accumulato nella prima parte del campionato e tener testa alle dirette concorrenti. Rivali che sfrecciano anche loro al di là di ogni rigida tabella di marcia, come dimostrano le vittorie di Atalanta e Siena che possono facilmente suonare come una beffa.

A guardare la classifica, in fondo, Zenone col suo paradosso ci aveva visto giusto. Achille corre contro una tartaruga, dopo averle dato un vantaggio iniziale per rendere la lotta meno impari, ma difficilmente la raggiunge, dato che nel frattempo la tartaruga rosicchia anche un piccolo e quasi impercettibile passo in più.

QUANTO MANCA ALLA SALVEZZA? – Proiettato fino alla fine del campionato, il trend generale potrebbe scoraggiare soprattutto i tifosi meno accesi, ma, mantenendo lo stesso ritmo di queste ultime sei partite, il Lecce concluderebbe il campionato almeno a quota 46, divorando ogni tartaruga e andando oltre quella soglia richiesta per la salvezza dal 2004 in poi, anno in cui è ritornata la serie A a 20 squadre.

C’è di più: un anno fa dopo 25 giornate, il Lecce perdeva a Catania (Lodi, Lodi, Lodi), il Cesena veniva sconfitto in casa dall’Udinese e la Samp vinceva a Bologna. De Canio aveva due punti di vantaggio sul Brescia terz’ultimo e tre sul Cesena penultimo. L’esperienza di Ficcadenti sulla panchina romagnola sembrava al capolinea, ma poi sappiamo tutti com’è andata.

La strada insomma è ancora lunga e non passa per molti altri scontri diretti alla Lecce-Siena. Oltre ai dentro o fuori contro Cesena, Novara e Parma, saranno soprattutto le sfide contro le squadre di mezza classifica a fare la differenza. Lecce-Genoa di domenica prossima è proprio una di queste: altri novanta minuti al massimo, possibilmente senza quegli errori arbitrali che han facilitato la tartaruga Siena e stavano per frenare il Lecce piè veloce.