IL CORSIVO – I molleggiati Muriel e Cuadrado e la cumbia di chi cambia
Avanti così, dopo una partita perfetta, dopo tre punti indispensabili per continuare a credere nella salvezza, dopo aver ribaltato quel destino consueto di ogni gara con carattere, senza foga, con una forza tranquilla distribuita nell’arco dei novanta minuti.
Il 4-1 di Lecce-Siena, un risultato rotondo come non avveniva da tempo nella storia recente giallorossa, può segnare una svolta nel campionato dei ragazzi di Cosmi, una squadra forse con poca qualità in mezzo al campo, ma compatta e fino alla fine padrona di se stessa.
Anche ieri senza un vero leader -oltre alla freddezza al momento del calcio di rigore, Di Michele ha fatto poco-, il Lecce ha travolto il Siena, restituendo la goleada subita all’andata, per mano dei due gioiellini colombiani, Cuadrado e Muriel, unici e soli protagonisti di una fase offensiva giallorossa, tutta corsa e velocità.
UN PRIMO TEMPO DA SOLITO LECCE- La tradizione alterna nei lunch match (Lecce-Catania 1-0 nella scorsa stagione, Lecce-Milan 3-4 quattro mesi fa), i cinque punti di distacco dal Siena dopo la vittoria dei toscani contro la Roma, la voglia di sbloccarsi dei salentini dopo due pareggi a reti bianche contro due dirette concorrenti: sono queste le incognite prima di uno scontro salvezza, battezzato da entrambi gli allenatori come decisivo.
Ma la partita comincia male, con Esposito costretto a uscire dopo dieci minuti e un Lecce un po’ pallido fino al gol di Del Grosso che zittisce la calda seppur sparuta tifoseria giallorossa. Poi arriva la scossa, tanto timida quanto efficace, che porta al gol in mischia Muriel, preferito a Bojinov dopo l’evanescente prestazione del bulgaro a Bergamo.
Più Siena che Lecce nella prima frazione, dunque, con una sfida che sembra andare sui binari tranquilli, ma morti dell’ennesimo punticino.
LOS DOS CAFETEROS – Nella ripresa, il Lecce cresce d’intensità, rendendosi pericoloso sempre e solo con Cuadrado e Muriel che guadagna un calcio di rigore, realizzato da Di Michele. Il vantaggio viene poi legittimato nei restanti venti minuti, grazie agli interventi tempestivi di Benassi, a una difesa che non traballa -pur con due centrali su tre non di ruolo- e alle due perle di Cuadrado e Brivio che rendono più dolce e incoraggiante la vittoria e infondono alla squadra ancora più convinzione nei propri mezzi.
Ce li avevano raccomandati e tra quattordici partite torneranno a Udine facendo un altro passo verso un futuro da grandi. Muriel e Cuadrado, praticamente da soli, hanno tenuto accese le speranze salvezza del Lecce in un crudele scontro da dentro o fuori. Non solo oggi, con una leggerezza quasi a suon di cumbia, hanno fatto volare una squadra che senza di loro, perde l’80% del potenziale offensivo, come si è visto a Udine o a Bergamo.
E mentre tutto l’ambiente si gode giustamente l’euforia di questo piccolo trionfo e questi preziosi otto punti ottenuti nelle ultime quattro partite disputate in un Via del Mare tornato il fortino di un tempo, il Lecce continua a primeggiare sontuoso nel mini torneo con Cesena e Novara, ma galleggia ancora col collo tirato a stento all’insù nella vera lotta per non retrocedere.
L’auspicio, ora e sempre, ripetuto fino alla noia, fino a un secondo dallo sbraco, è che il pubblico faccia la sua parte fino in fondo, come egoisticamente dimostrato nelle partite interne con Inter e Juventus e come mestamente reclamato anche da Giampaolo Pozzo per la sua Udinese. Insomma, parafrasando l’intro de “La cumbia di chi cambia” cantata da Celentano nella serata finale di Sanremo, “Se c’è qualcuno che abbia voglia di crederci e tifare, si faccia avanti, si faccia avanti”.
