Skip to content Skip to sidebar Skip to footer

LEVERANO – La scelta bianconera, la stagione, la corsa al titolo, la sua storia sportiva: un focus con Fanigliulo

In principio è  stato lui, Alessandro Del Piero. Le sue pennellate sul rettangolo di gioco gli valsero l’affascinante appellativo di Pinturicchio. Poi è stata la volta di Pierandrea Fanigliulo. Una prodezza con indosso la camiseta del Maglie gli ha fatto meritare lo stesso soprannome del suo idolo. Con le dovute distanze e proporzioni, s’intende. Un motivo di vanto ma anche un onere, per chi, come lui, da sempre, nutre una passione sviscerata per l’ex numero dieci della Juventus, di cui replica persino la gestualità, nel rito di esultanza dopo un gol. In questa stagione, il talentino made in Salento è una delle punte di diamante dell’attacco del Leverano. I gol, tuttavia, tardano ad arrivare.

Dopo sei giornate, l’attaccante classe 1984 non ha, ancora, timbrato, il cartellino. “Intanto ho dovuto saltare un paio di partite per un guaio muscolare – spiega Fanigliulo, in esclusiva per Salento Sport -. “Prima dell’infortunio, sono stato impiegato più come trequartista e al rientro mi sono sacrificato parecchio in fase difensiva. Tuttavia, non vivo con l’ansia del gol. L’importante è fare bene per la squadra e rendersi utili, come nel caso dell’assist a Gennari per la rete del definitivo 3-2 contro il Vieste“. In generale, non è un buon momento per il Leverano. Le dichiarazioni rilasciate dal direttore sportivo Bruno, a seguito della sconfitta patita domenica scorsa a Grottaglie, non sono state proprio tenere nei confronti della squadra, accusata di scarsa determinazione. “I rimbrotti del direttore sono assolutamente legittimi. Domenica abbiamo fallito sotto tutti i punti di vista. Peccato, perché sarebbe stato importante dare continuità alle vittorie con Novoli e Vieste e ai progressi sul campo. La squadra sembrava aver trovato identità e gioco. Ora sta a noi fare in modo che Grottaglie possa essere considerata solo un incidente di percorso. Questo passo falso deve servirci da lezione.

Le vittorie, al momento, restano solo quelle due. Poi, solo sconfitte. Colpa anche di un calendario in salita, che nelle prime cinque giornate ha già messo di fronte Casarano, Gravina e Altamura, ovvero le tre pretendenti al titolo. Una partenza col carico da novanta, che non poteva non penalizzare una squadra neo promossa e neofita della categoria come il Leverano. “Il fatto che la considerazione generale su di noi sia strettamente legata al nostro status di matricola, se da un lato è un fattore positivo, perché ci alleggerisce dalle pressioni, dall’altro non può diventare un alibi. La nostra rosa annovera calciatori forti tecnicamente e di grande esperienza. Tutti insieme collezioniamo venticinque anni di carriera a certi livelli. Quindi non ci dobbiamo nascondere, ma avere consapevolezza dei nostri mezzi, che non sono da poco“. Considerazioni che lasciano trasparire grande fiducia e, forse, aspettative, che al momento non si possono neppure sussurrare, ma che sembrano essere latenti. Solo una questione di mentalità quindi? “Sicuramente il calendario non ci ha aiutati. Inoltre ci sono stati fischiati tanti rigori contro, molti dei quali discutibili, soprattutto contro le baresi e in alcune occasioni gli attaccanti avversari si sono inventati gol impossibili. Siamo una squadra che ha subito un deciso restyling. Allo zoccolo duro si sono aggiunti i nuovi innesti e soprattutto un parco under rinnovato, fattore da non sottovalutare. È da luglio che stiamo lavorando benissimo. La squadra è forte, il mister è serio e preparato e non lascia mai nulla al caso, l’ambiente è sano. Insomma, ci sono tutte le credenziali per fare bene. Ma, ripeto, dobbiamo insistere sulla componente caratteriale, credere ancora di più nella nostra forza. Dobbiamo metterci in testa che possiamo vincere su tutti i campi e contro tutti gli avversari e dimostrare lo stesso coraggio sia in casa che fuori“.

A partire dall’anticipo di sabato prossimo col Bitonto. “A loro mancheranno tre pedine importanti per squalifica, ma sappiamo che sarà, comunque, una battaglia. Il Bitonto è squadra di categoria e non è facile incontrarla. Credo la metteranno molto sul piano agonistico. Noi, dal canto nostro, dobbiamo unire alle doti tecniche quella fame che ti fa arrivare primo su ogni pallone e ti fa vincere ogni contrasto”. In poco più di un mese, il Leverano ha già  testato le velleità di vittoria di Casarano, Altamura e Gravina. Quale delle tre sorelle ha maggiormente impressionato Fanigliulo? “Il Casarano davanti fa paura, l’Altamura ha tanti calciatori di categoria superiore, ma, secondo me, il Gravina ha qualcosa in più, soprattutto sul piano della mentalità. Lo vedo maggiormente calato nella categoria. E poi la squadra è supportata da un ambiente carico di entusiasmo e portatore solo di pressioni positive. Già, le pressioni, quelle che nel bene e nel male ti danno la spinta per continuare e per dare sempre il meglio. Quelle stesse che all’attaccante bianconero sono mancate l’anno scorso, quando ha deciso di emigrare nell’eccellenza piemontese. “Da quelle parti, realmente il calcio viene vissuto come un gioco. La pressione è inesistente e non esistono grandi aspettative. Mi mancava il calcio quello vero, quello come solo noi al Sud sappiamo vivere, quel calcio molto più vicino al mondo dei professionisti.

E allora Pinturicchio ha deciso di ritornare e di sposare il progetto del Leverano. Ma da uno con quel soprannome forse ci si aspettava una carriera diversa. Sono della convinzione che ognuno raccoglie ciò che semina e io, evidentemente, non ho seminato bene. Certo, anche la sfortuna può avere un ruolo determinante. A diciassette anni ho subito un grave infortunio che mi ha fatto perdere il treno più importante della mia vita. Ma nel calcio sono soprattutto altre le cose che contano. Più delle doti tecniche contano quelle caratteriali e di relazionamento. Quand’ero più giovane non ho avuto testa e non sono stato in grado di instaurare i rapporti con le persone “giuste” e di essere diplomatico quando ce ne sarebbe stato bisogno. E il bello è che non c’è alcun atto di eroismo in tutto ciò. Se vuoi far parte di questo mondo e ricavarti delle soddisfazioni, devi accettare  tutte le sue regole e comportarti di conseguenza”. Parole forti, decise, chiaro segnale di una raggiunta maturità anche sul piano personale. Anche perché, nel frattempo, il calciatore è diventato dottore. A trentuno anni e con due lauree in tasca, non sarà, forse, il caso, di cominciare a chiamarlo professore?

Show CommentsClose Comments

Leave a comment