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LECCE – Classifica corta e campionato lungo, ma serve iniziare a far gol. Pro e contro dell’avvio giallorosso

Le prime cinque giornate del campionato di Lega Pro sono alle spalle (o quasi, viste le tre gare che verranno recuperate in settimane) e con esse anche i sentori della vigilia, che possono ormai lasciare spazio alle prime opinioni sui valori in campo, ai primissimi mini-bilanci di stagione. In casa Lecce Antonino Asta ha raccolto sei punti, frutto di una vittoria, tre pareggi ed una sconfitta: un bottino che non fa certo esaltare, ma nemmeno demoralizzare oltremodo, l’ambiente giallorosso. Analizzando e contestualizzando (rispetto alla situazione interna derivante dalle novità societarie estive, ma anche ad un campionato ancora equilibratissimo) quanto espresso sul campo dal primo Lecce 2015/2016, sono diversi gli aspetti positivi, così come quelli negativi, che emergono dalle prime uscite.

Come lo stesso tecnico giallorosso non ha mancato di far notare, nella parte iniziale della stagione la prestazione ha una valenza maggiore che in altri periodi, che arriveranno presto, in cui il risultato sarà realmente l’unico ed incontestabile giudice. Sotto questo punto di vista, il Lecce non è quasi mai mancato, creando tanto anche in quella prima uscita con la Fidelis Andria in cui, nonostante una prevedibile (visti i ritardi con cui è stata costruita la squadra per le note vicende societarie) poca intesa di squadra, i giallorossi hanno avuto le stesse nitide palle gol degli avversari.

In totale, in queste prime cinque giornate, Lepore e compagni hanno prodotto un gioco non dalla qualità eccelsa, ma capace comunque di tradursi in una quantità notevolissima di azioni da rete (dalle “sole” tre con la Casertana, contro però le zero ospiti, alle ben nove di Martina Franca) subendo un totale di tiri in porta che non arriva alla decina. A questi elementi si aggiunge un carattere ed una coesione di squadra in netto crescendo nelle ultime uscite rispetto alle prime. Considerato che ventinove gare al termine del campionato sono tante, e che la classifica dice si che il Lecce è lontano cinque punti dalla Casertana (la cui rosa non pare all’altezza di altre), ma allo stesso tempo si mostra corta ed incerta, i tifosi del club salentino possono guardare al futuro con positività.

Un futuro che, si spera, possa essere più roseo di un presente che palesa aspetti rassicuranti, ma anche tante difficoltà. La prima si traduce in una parola che dovrebbe essere la forza di una candidata a guidare la graduatoria, ovvero il gol. Quattro realizzati in cinque uscite sono davvero pochi, per una squadra che segnò lo stesso numero di reti due anni fa, quando con Moriero ed il ri-esordiente Lerda alla guida si raccolsero zero punti nello stesso numero di gare iniziali. Messo in rapporto al numero di occasioni create, il dato rende ancor più allarmante il problema di confidenza con la rete palesato dagli attaccanti giallorossi. I tifosi si chiedono: “Se non si riesce a segnare ora che si crea così tanto, come si farà nelle gare in cui si produrrà meno?”. A sopire le giuste preoccupazioni dei supporter ci pensa la storia del calcio, fatta spesso di poker serviti con quattro tiri in porta così come di 0-0 arrivati al termine di incontri spettacolari e ricchi di azioni da gol.

Ciononostante, far sudare meno le punte, forse troppo impegnate a creare spazi non sfruttati, per preservarne una maggiore freschezza e lucidità sottoporta, non guasterebbe. Di certo le qualità offensive a questa squadra non mancano, ma le assenze (Diop prima, Curiale e Moscardelli ora, con in mezzo qualche problemino a Doumbia) rischiano di diventare un alibi per il tecnico se chi gioca non riesce a buttarla dentro. E che il trentacinquenne Moscagol potesse andare incontro a qualche guaio fisico nel corso della rude Lega Pro, non era certo impossibile da preventivare. In ogni caso, nulla di irrisolvibile, ma tanto da risolvere.

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