L’AVVERSARIO – Inter, Pazzini e il fuorigioco invisibile
Domenica sera a San Siro è andata in scena l'ennesima puntata di una telenovela lunga quanto la storia del calcio: il fuorigioco. La regola più indigesta per i guardalinee che negli anni hanno negato gol meravigliosi buoni per centimetri, battezzando regolari marcature irregolari per fuorigioco chilometrici.
L'aspetto più stucchevole degli errori arbitrali che riguardano il fuorigioco resta però quello rappresentato dalle polemiche che ne seguono. Non fa eccezione ovviamente il gol di Giampaolo Pazzini che ha regalato la vittoria all'Inter sulla Lazio, scatenando l'ira dei capitolini e la stizza dei tifosi milanisti e juventini, infastiditi da un'Inter sempre più vicina. Milanisti, juventini e laziali a rinfacciare i tre punti "rubati", gli interisti pronti a rivendicare il gol di Thiago Motta annullato (per fuorigioco ovviamente) nel derby coi rossoneri, tutti prontissimi a riaprire i faldoni e a rinfacciarsi vicendevolmente gli episodi dubbi di questo campianato e non solo.
Guardando le immagini le polemiche sembrano giustiuficate perché Pazzini, secondo il regolamento, è in fuorigioco. Appunto, secondo il regolamento, e qui sembra essere il cuore del problema. Perché è proprio il regolamento, e più precisamente la regola 11 e le relative "definizioni", che, cosi com'è sembra essere concepito appositamente per generare logorroiche polemiche e sterili dibattiti.
Le "linee guida per gli arbitri" chiariscono e specificano che un calciatore si trova in fuorigioco quando, pur essendo in linea col penultimo avversario, "qualsiasi parte della testa, del corpo o dei piedi del calciatore" è "più vicina alla linea di porta avversaria rispetto sia al pallone, sia al penultimo avversario": una regola come questa è semplicemente inapplicabile. Il motivo è banale: perché nessun guardalinee umano, ovvero privo di sensori e occhi bionici, può percepire, né tantomeno vedere con certezza che l'attaccante ha la punta di una scarpa, o un ciuffo di capelli più avanti rispetto al difendente.
E' una regola paradossale perché va a sbattere contro un'altra celebre indicazione della Fifa, quella che invita arbitri e guardalinee, nel dubbio, a lasciar correre. Ma siccome questo tipo di fuorigioco, che si consuma in una frazione di secondo, non può essere ravvisato con certezza da nessun guardalinee del pianeta, qualcuno dovrebbe spiegare ai calciofili di tutto il mondo come si fa ad individuare il frame esatto dell'irregolarità e applicare questa regola. E' una specie di "comma 22" applicato agli arbitri: per segnalare il fuorigioco bisogna vederlo; il fuorigioco non si può vedere. Se una regola non si può applicare, la regola è sbagliata.
Il gol di Pazzini dunque non può che essere considerato buono, semplicemente perché quel fuorigioco non può essere visto e quindi perché il guardalinee deve lasciar giocare: il centravanti nerazzurro è davanti a Biava di mezzo tallone, questione di millimetri. E' vero che il football è fatto di centimetri, come diceva Al Pacino in "Ogni Maledetta Domenica", ma qui si esagera. E' buono il gol di Pazzini, come era buono quel gol di Ronaldinho nel derby d'andata di tre stagioni fa (viziato, secondo questa regola assurda, dalla punta del piede destro in fuorigioco di Kakà), come sono buone tutte le azioni di questo genere che i guardalinee hanno il buon gusto di non fermare con la loro invadente bandierina mentre i telecronisti si sforzano, sfiornado il senso del ridicolo, nel tentativo di scovare, dopo innumerevoli replay, il capello galeotto o il ginocchio finiti oltre la linea.
Le interpretazioni attuali della regola n. 11 avrebbero senso in un calcio dotato della componente tecnologia, elemento che dalle parti della Fifa e dell'International Board invece scansano come la peste. Fino a qualche anno fa per avere una situazione di fuorigioco era necessaria la famigerata "luce" tra l'attaccante e il difendente, uno spazio visibile tra due corpi, almeno percettibile da un occhio umano, un elemento che tendeva a ridimensionare un margine di errore già amplissimo. In attesa che Fifa e International Board si sveglino, prepariamoci alle prossime furibonde polemiche, quelle che divamperanno per il prossimo fuorigioco invisibile.
