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LECCE – Ripartire da Cuadrado e Mesbah in attesa dei regali firmati Osti

Poteva essere la gara della svolta, quella che inietta una fiducia incondizionata e che permette di volare sulle ali dell’entusiasmo alla ricerca dell’obiettivo stagionale. Invece ci si accorge che, con l’arrivo del nuovo anno, le cose puzzano ancora di vecchio e di stantio. Un Lecce discontinuo e distratto cede il passo a una Juventus non certo delle migliori, capace di cogliere il massimo risultato col minimo sforzo. Troppo poco anche il Lecce, una squadra che vive sulle folate di Cuadrado, sugli svarioni difensivi, sulla volitività e gli alti e bassi di Muriel, sull’inconsistenza di un attacco che necessiterebbe di un bomber di razza.

SFRURIATA INIZIALE E MOSSA DELLA DISPERAZIONE – E dire che l’inizio del Lecce, se non proprio promettente, era comunque incoraggiante, almeno sotto il profilo della spavalderia e della voglia di affrontare la Juventus grazie all’emotività e alla spinta del pubblico del ‘Via del Mare’, accorso in massa. Cuadrado metteva in mostra la sua rapidità, ma Muriel e Di Michele non riuscivano a creare danni alla solida difesa bianconera che anche in questa partita si è dimostrata compatta. Discorso simile si può fare anche nel secondo tempo: inizio promettente ma polveri sempre e inesorabilmente bagnate. Muriel veniva ingabbiato e non riusciva a rendersi pericoloso, Di Michele sciupava tutto quello che c’era da sciupare, Mesbah cresceva con il passare dei minuti. Il finale col 4-2-4 con l’innesto di centrocampisti come Pasquato, vicino al gol del pareggio con quel destro al volo, che si gettavano a sostegno delle punte, obbligando la Juve alla prudenza col passaggio al 4-5-1.

LE SOLITE AMNESIE – Se l’attacco, nonostante la discontinua pericolosità e le punte spuntate, ha fatto vedere qualche cosa di buono, il peggio viene dalla difesa. Il gol di Matri è la cartina di tornasole della situazione difensiva leccese. Distrazione totale su un fallo laterale che permette a Vucinic di prendere campo puntare la porta e caricare il destro. Il resto lo fa l’errore individuale di Max Benassi che respinge in zona Matri che insacca. Non è questione di schemi, di difesa a tre o difesa a quattro. E’ questione di atteggiamento, di concentrazione, del rispetto distanza tra i giocatori, di comunicazione (basta considerare che tra la difesa e il centrocampo c’erano ben 30 metri di distanza, che Vucinic ha sfruttato al meglio). Si sente tanto la mancanza di un leader come potrebbe essere Moris Carrozzieri, il quale teneva sempre alto il livello di attenzione la dietro.

IL MERCATO DEVE ARRIVARE IN SOCCORSO – Nonostante i problemi finanziari della società, immersa in un clima di autogestione, questa squadra ha bisogno di rinforzi, altrimenti la salvezza diventa una mera utopia. In difesa serve un uomo forte col polso e l’attitudine al comando. In attacco serve un bomber, un attaccante capace di poter garantire peso là davanti, presenza fisica e una decina di gol, quelli utili per la permanenza in A. Muriel è talentuoso ma giovane, e come tale è soggetto ad alti e bassi. Corvia e Di Michele vivono un periodo che dire non certamente brillante è eufemismo voluto. Toccherà a Carlo Osti, ds giallorosso, cucinare un buon primo, un secondo e anche il dolce (col retrogusto della salvezza) con acqua e farina. A partire da questa settimana il mercato giallorosso, come anticipato dallo stesso Osti, dovrebbe aprire i battenti. Il tempo stringe e i segnali che giungono dal campo sembrano più presagi di un fato dai contorni sempre più neri.