IL CORSIVO – Sersem Corda! Inter-Lecce è solo lo specchio del 2011 giallorosso
Si chiude con un’altra delusione il 2011 del Lecce. A San Siro un’Inter tutta ritmo e qualità travolge la squadra di Cosmi mettendo a nudo tutti i difetti del reparto arretrato, ma lasciando intravedere qualche piccolo segnale di speranza in fase offensiva.
Il Lecce infatti è andato in vantaggio, seppur in maniera immeritata, con un gran gol di Muriel e ha messo paura all’Inter fino al gol di Pazzini che ha aperto le danze nerazzurre e i boccaporti giallorossi. Nei primi trenta minuti, però, la difesa ha tenuto solo perché salvata da pali e traverse, mai parsa nel pieno controllo della situazione, un po’ per l’acerbo Gabrieli, un po’ per un 3-5-2 mal interpretato dai giocatori salentini.
Nella ripresa più costante e presente, il Lecce non ha concretizzato con Corvia e Di Michele alcune nitide occasioni, utili comunque solo per rendere meno amara una sconfitta certa, una disfatta iniziata, come contro la Lazio, con l’illusione di una vittoria memorabile e finita con una batosta da cancellare.
E così in 90 minuti ci è passato davanti tutto il 2011 giallorosso, un intero anno fatto di accelerazioni orgogliose, spaventose frenate e strappi al motore che si chiude avvitandosi su se stesso, con l’autogestione a facilitare l’involuzione.
Inter-Lecce ci ha fatto rivivere a tratti, in maniera non poco allucinata, le sensazioni di impresa che furono compiute e vere, fino in fondo, in occasione delle vittorie in casa contro Udinese, Juventus e Napoli. Storia di non molti mesi fa, stesso anno solare, ma diverse potenzialità e mentalità che portarono a una salvezza improbabile.
A San Siro abbiamo rivisto anche quel mood rassegnato e sospeso tra l’inesorabilità della sconfitta e l’incapacità o impossibilità di fare risultato, anche in campi difficili. Una malinconia figlia soprattutto delle pacche sulle spalle ricevute dopo le buone prestazioni che non lasciano traccia in classifica; un grigiore che ha attraversato gran parte della scorsa stagione, al di là dei sussulti episodici utili per arrivare a quota 41, e che per motivi diversi continua a strisciare stranamente anche nelle pieghe dell’era Cosmi.
Un punto in tre partite, recita il bilancio del nuovo allenatore. Troppo poco, e lo sa bene Cosmi, se si pensa che il Lecce ha perso 4 punti negli ultimi cinque minuti e che certi treni non ripassano spesso.
La squadra resta comunque viva, il lavoro, anche mentale, dell’allenatore perugino si può toccare con mano, ma il rischio è che tutti gli sforzi prodotti con grinta, qualità ed entusiasmo svaniscano continuamente nel pressappochismo e negli imbarazzanti errori difensivi, lasciando il passo a quell’amarezza che si traduce molto spesso, più comunemente da febbraio in poi, in sfiducia e arrendevolezza.
Prima di tirare i remi in barca, la società ha il dovere di sostenere Cosmi coi fatti anche perché l’allenatore, come ha dichiarato a muso duro e sincero ai giocatori nell’intervallo contro il Parma, non è venuto a Lecce per fare delle pessime figure.
Come accade nel mese di gennaio, il pallino ora passa al direttore sportivo e noi speriamo che Osti rimanga sereno dopo il coinvolgimento laterale nella vicenda scommesse e che davvero si occupi solo di calcio e di cose di campo, facendo un mercato diverso da quello condotto da Brescia e Bari lo scorso anno.
Va bene, già ad agosto abbiamo imparato la fredda lezione (“Ad ogni entrata corrisponde un’uscita”) e la frase suona un po’ alla Carmen Consoli. “Si dice che ad ogni rinuncia corrisponda una contropartita considerevole”, cantava l’artista siciliana che però poi deduceva che “privarsi dell’anima comporterebbe una lauta ricompensa”.
Nel caso del Lecce, non deve essere così. Con qualche ritocco, il nuovo anno potrà segnare una svolta, anche se sarà la Juventus al Via del Mare il primo avversario del 2012.
Per questo, adesso è proprio Cosmi, lui che da animo e ci mette l’anima in panchina, ad essere l’uomo in più di questa squadra e a dover farsi sentire e chiedere i rinforzi che servono, prima di finire travolto, magari per ultimo, da un cupo fatalismo che già l’ha accompagnato nell’esperienza di Livorno.
Sersem Corda, dunque! In alto i cuori, guidati da Serse, per un Lecce che non vuole e non deve “dire ‘Ormai è tardi’ oppure ‘Peccato’”.
