CALCIO – Carpi e Frosinone, quando battere il Lecce ti cambia la storia
Dopo la doppia retrocessione che lo ha portato, nel giro di qualche mese, dalle sfide con Inter, Milan, Juventus, Lazio, Roma, Napoli o Fiorentina a quelle con Feralpi Salò, Portogruaro, Tritium, Pavia o Sud-Tirol, il Lecce è diventato una sorta di grandissima della Lega Pro, ruolo che visti i risultati gli sta largo e che i giallorossi stanno fisiologicamente abbandonando dopo tre anni di delusioni. Ciò non toglie che la storia del club salentino (negli ultimi trent’anni grossomodo equamente divisa tra Serie A e B), della sua tifoseria e del suo stadio, abbiano stimolato ulteriormente gli avversari che, da qualche anno a questa parte, si sono trovati ad affrontare l’undici con la gloriosa maglia giallorossa. Può così succedere che quando il piccolo Davide, rappresentato da compagini che non hanno mai vissuto palcoscenici prestigiosi come la massima serie (o anche come la cadetteria), riesca a superare il gigante Golia, sia esso guidato da un Menichini o da un Lerda, la sua storia può subire una sterzata decisiva. Soprattutto se si parla di calcio e se la vittoria arriva in una finale playoff.
È questo il caso di Carpi e Frosinone che, dopo aver battuto il Lecce nell’atto conclusivo degli spareggi-promozione rispettivamente nelle stagioni 2012/2013 e 2013/2014, hanno conquistato la prima storia promozione in Serie A. Gli emiliani, dopo l’interlocutorio campionato di B nella passata stagione (concluso con una salvezza tranquilla), si sono resi protagonisti di un torneo straordinario che li ha visti dominare dall’autunno in poi, sopravvivere agli improbabili concetti di merito sportivo di Lotito (“Sarebbe uno scandalo il Carpi in A” nella tragicomica telefonata al ds dell’Ischia Iodice) e conquistare il trofeo “Ali della Vittoria” riservato alla prima classificata del torneo cadetto. Tutto questo con ben otto elementi (di cui sette assoluti protagonisti, ovvero Gagliolo, Poli, Bianco, Concas, Letizia, Di Gaudio e Pasciuti) che facevano parte di quel Carpi che, con l’1-1 del 16 giugno 2013 a Lecce (gol illusorio di Bogliacino e pareggio su punizione di Kabine), agguantò la B per la prima volta nella sua storia, consolidando lo zoccolo duro in un gruppo che qualche settimana fa ha portato la A nella cittadina del modenese.
Diversa ma simile per molti aspetti la storia del Frosinone, che da qualche ora ha raggiunto il club carpigiano nella Serie A 2015/2016. I gialloazzurri di Stellone nella passata stagione furono protagonisti di una stagione ad alto livello dopo anni di anonimato, riuscendo a sorpresa a battere, nella finale playoff, il Lecce di Lerda, che uscì sconfitto nel doppio confronto dopo il 3-1 ai supplementari del “Matusa”. Sulle ali dell’entusiasmo derivato dall’aver avuto la meglio di una squadra dal blasone senza dubbio maggiore, i frusinati sono riusciti, con appena cinque innesti rispetto alla rosa dell’anno prima, a chiudere l’attuale campionato in crescendo e conquistare la promozione diretta. Insomma, il Lecce fa miracoli. Sarebbe bello tornasse a farli per se stesso, e non per dare slancio alle cavalcate altrui.
