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LECCE – I giallorossi si riscoprono lottatori. Per la B grinta e cuore serviranno più della tecnica

La gara di venerdì con la Juve Stabia ha regalato al campionato l’indicazione di come non contino le assenze ormai costanti compagne di viaggio del Lecce, la caratura degli avversari (comunque, ad oggi, mai superiori ai giallorossi nei confronti diretti) o le difficoltà di giocare su determinati terreni di gioco (in Lega Pro è quasi la regola, inutile erigerla ad alibi per eccellenza): anche Moscardelli e compagni (tutti, e non solo i soliti due o tre), quando fanno scendere in campo anche la voglia di vincere e la grinta della grande squadra, oltre alle ampiamente decantate qualità tecniche ed esperienze varie, sono capaci di sopperire a qualsiasi avversità e far girare la sorte in proprio favore.

Per dirla con la lingua di Lopez e Bogliacino, al Lecce quest’anno è mancata troppo spesso, e quasi esclusivamente con le piccole, la “garra”, quella forza che spinge il cuore oltre l’ostacolo spesso rappresentato da avversari non dalle grandi qualità (non si può dire che Ischia, Reggina e Messina siano temibili) ma che sono stati in grado di rende difficile il gioco ai giallorossi. E, quando il gioco quest’anno si è fatto duro, non sulla carta (vedi brillanti prove pressoché sempre con le grandi) ma sul campo, i ragazzi di Lerda, Pagliari ed ora Bollini non sono stati abbastanza duri da cominciare a giocare.

Questo potrebbe però appartenere al passato, se la gara con la Juve Stabia non passasse alla storia solo come l’ennesima vittoria condita da grande prestazione con una big del torneo, ma in modo particolare come l’espressione in campo di una squadra che riesce finalmente a giocare di sciabola e non solo di fioretto. In Lega Pro gli esempi sono infiniti: il nome glorioso del club, i nomi altisonanti di calciatori dal passato in categorie superiori sono zero senza la fame di migliorarsi sempre (per intenderci, chi è appagato per aver espugnato Benevento è condannato ad una vittoria nelle quattro gare successive con “piccole”) e di lottare con avversari che magari non passeranno alla storia per il loro tasso tecnico, ma che hanno fatto di passione ed agonismo uno stile di vita sui campi di calcio. La strada che separa il Lecce da una eventuale finale play-off è molto lunga e, per raggiungere l’obiettivo, le belle giocate e le grandi prestazioni dei singoli potrebbero non bastare. Servirà la grinta, serviranno gli attributi, servirà saper far bene anche sul tipo di gioco che “gli altri” vogliono fare. Servirà, dunque, prendere l’atteggiamento vincente visto con la Juve Stabia e farne un dogma da qui fino al termine dei giochi che, la storia ci insegna, si faranno sempre più duri.

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