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LECCE – Un ‘dream team’ da sogno. Ecco i consigli per gli acquisti

Comincia a comporsi l’assetto del Lecce 2011/2012. È Carlo Osti il nuovo direttore sportivo, un nome importante con trascorsi a Bergamo (sponda Atalanta) e Roma, nella prima Lazio di Delio Rossi. Toccherà a lui dunque il compito di organizzare il mercato giallorosso anche in fase di autogestione, un orizzonte ormai sempre più probabile.

Con una buona campagna acquisti, anche con poche risorse, è facile far tornare l’entusiasmo dei tifosi, magari scovando future promesse e rinverdendo i fasti di Corvino. Una mossa già compiuta negli scorsi anni che, nel tempo, ha prodotto un top 11 da onesta Europa League.

AMELIA: oggi secondo al Milan, con buone chances di scalzare Abbiati, ha mosso i primi passi tra Livorno e Lecce. Non proprio esaltante la sua esperienza in Salento: chiedere a Marco Lanna che, incredulo, ricorderà ancora il gol siglato dalla distanza nel settembre 2003. Nel 2006 campione del Mondo, nel 2011 campione d’Italia, nel 2004 lasciò Lecce per Parma in cambio di Sicignano. Un’altra strategia azzeccata che permise al Lecce di arrivare allo storico decimo posto. Per la serie “Saranno famosi”.

CASSETTI: primo calciatore giallorosso a vestire la maglia della Nazionale, Marco arriva nel 2003 da Verona con non poche aspettative. E non le delude. Prima centrocampista esterno con Rossi, viene arretrato da Zeman a difensore di fascia, naturalmente molto offensivo. Un percorso simile a quello di Zambrotta, con cui però condividerà solo qualche trofeo. Si affermerà anche con un’altra maglia giallorossa, quella della Roma, segnando persino un gol in Champions League e nel derby.

BOVO: alzi la mano chi non ricorda il gol vittoria e salvezza contro l’Inter nella formidabile rimonta del maggio 2004. Cesare, in realtà, avrebbe meritato miglior fortuna nella sua Roma, dove bongré malgré è rimasto sempre chiuso dai big. Costretto a girovagare per Parma, Torino e Genoa, alla fine ha trovato la sua consacrazione a Palermo. Oggi lo cercano in molti, al Lecce il merito di aver creduto in lui ed averlo lanciato.

SIVIGLIA: nel top 11 anche in omaggio al suo ritiro dall’attività agonistica avvenuto nella scorsa estate. Dopo una stagione ordinata e al tempo stesso sontuosa a Lecce, sarà la colonna della difesa della Lazio di Lotito e Rossi, dove indosserà il 13 di Nesta. Con uno come lui in campo, i giallorossi avrebbero sicuramente sofferto molto meno quest’anno.

TONETTO: anche lui ex calciatore dalla scorsa estate, assieme a Cassetti è stato uno dei cursori più arrembanti della Roma targata Spalletti. Protagonista della seconda stagione di Cavasin, decise di scendere in B col Lecce per riportarlo nella massima serie. Capitano nel 2003, fu ingaggiato a parametro zero dalla Samp e grazie al gioco di Novellino si impose come uno dei migliori tornanti. Il Lecce gli diede l’occasione della carriera dopo i gravi infortuni che avevano (e avrebbero) condizionato il suo percorso.

LEDESMA: una delle “corvinate” di maggior successo, Cristian oggi guida magistralmente la Lazio di Reja, impostando il gioco e dettandone i tempi. Arrivato a Lecce a 19 anni dalle giovanili del Boca Juniors e impostosi giovanissimo come capitano, è diventato molto presto la bandiera, oltre che il faro, del Lecce. Si è legato a vita al Salento dove ha messo su anche famiglia. E la convocazione in nazionale dello scorso novembre potrebbe aprirgli nuove porte…

LIMA: lasciamo perdere com’è finita. Taranto, Racale e Nacional di Manaus sono solo le ultime scie del passaggio di una stella. D’accordo, Francisco Gouvinho non era un fenomeno, ma apparteneva alla non meno nobile categoria di quelli che “non avremo classe, ma avremo gambe e fiato finché vuoi”. Giunto forse un po’ tardi nel calcio che conta, Lima ha assicurato a Lecce, Bologna e Roma grinta e polmoni in mezzo al campo. Nella Capitale l’hanno soprannominato Duracell, a Lecce i più grati ricorderanno ancora il gol con cui spazzò in casa la Juve.

GIACOMAZZI: va detto, di questi top 11 Guillermo è stato quello meno intraprendente. Palermo poteva essere la piazza giusta per il salto di qualità, ma l’uruguaiano non ha mai ingranato la marcia giusta, neanche ad Empoli. Nonostante tutto, in maglia giallorossa ha sempre garantito quantità, qualità, gol e alti livelli di impegno e attaccamento alla maglia. Basta questo, e non è poco, per guadagnarsi un posto in questo 4-3-3 da sogno.

VUCINIC: è il leccese di maggior successo di questi ultimi dieci anni e la miglior scoperta di quella vecchia volpe di Corvino. Già a 16 anni, aveva dimostrato ottime doti nel Sutjeska. Esplode con Zeman, dopo aver recuperato con tenacia e ostinazione da un gravissimo infortunio ai legamenti. La Roma lo ha comprato a 12 milioni, un prezzo figlio anche della svalutazione post-retrocessione. Un affare viste anche le strepitose prestazioni del montenegrino.

BOJINOV: eterno bambino prodigio, Valeri non ha trovato il successo che le prime avvisaglie in campo facevano presagire. Complici infortuni, cali di concentrazione, bizze radiofoniche e moduli poco adatti, il più giovane straniero ad esordire in serie A ha cambiato molte casacche senza trovare una giusta collocazione. Poco spazio con Fiorentina e Juventus, due disgraziati crack a ginocchio e tallone d’Achille col Manchester City, campionati leggermente superiori alla mediocrità a Parma. Noi lo ricordiamo così: 11 gol in 20 partite. Semeraro invece così: 13 milioni più la metà di Valdes.

CHEVANTON: si presentò benissimo l’Ernesto, che alla prima giornata sfilò come una faina un pallone a un Frey leggermente distratto. Le prodezze non bastarono ad evitare la B, ma Cheva fu protagonista della promozione e della successiva salvezza e ancora oggi detiene il record di gol siglati in maglia giallorossa. Tra le molte offerte arrivate a via Templari, la spuntò quella del Monaco dove però il numero 19 non si affermò anche a causa di fastidiosi infortuni. Ha vinto molto nel Siviglia anche se senza recitare un ruolo in fondo determinante (gol al Real Madrid a parte). È tornato a casa, dopo sei mesi a Bergamo, e ha dato un paio di spallate fondamentali per la salvezza. Di sicuro nella storia del Lecce, anche se può ancora scrivere un piccolo pezzo di futuro.

All. DELIO ROSSI: a Lecce ha lasciato il segno più di Zeman, che, è vero, ci ha messo il suo, ma ha lavorato sul materiale tecnico e umano ereditato dal suo allievo. Delio Rossi non attacca la Juve, non parla di doping e medici, non attira giornali e televisioni. Ama solo lavorare con umiltà, sacrificio, dedizione. Le qualità del Salento migliore che hanno portato il Lecce a un decimo posto ancora oggi record. I risultati ottenuti con Lazio e Palermo hanno dato ragione al suo modo di impostare lavoro e rapporti umani. E hanno fatto scendere giù non poche lacrime ad ogni addio. Oggi, dopo il divorzio con Zamparini, è libero e rifiuta il Genoa. Un’operazione amarcord sarebbe utile e auspicabile, ma Delio -moderato, ma non modesto- ambisce giustamente a piazze più grandi.

(A disposizione: Sicignano, Ferrari, Viali, Juarez, Conticchio, Bolano, D. Franceschini, Lucarelli)