LECCE – Pagellone finale: Papini il migliore, bene Miccoli, Lopez e Diniz. Deludono Barraco e Bellazzini
Una stagione lunga, sofferta, a tratti entusiasmante, il cui epilogo, però, non è stato quello sperato da tutti i tifosi del Lecce: ecco il pagellone finale dei giallorossi.
Papini 8 – Un faro, un monumento, una pedina fondamentale nel cuore della squadra di Lerda. Se c’è un giocatore insostituibile nello scacchiere tattico abilmente messo in piedi da mister Lerda, questo è proprio lui, il migliore per distacco della stagione giallorossa. Chissà quanti rimpianti avrà avuto e quante imprecazioni avrà fatto Moriero nel non aver avuto a disposizione un giocatore tanto completo ed esperto, capace già alle prime uscite in giallorosso di prendere per mano i compagni, regalando un’organizzazione ed una grinta in mediana che prima di lui erano mancate totalmente. Un girone di ritorno semplicemente impeccabile. Il nuovo Lecce dovrebbe ripartire da lui (24 presenze 2 reti)
Caglioni 7 – Il colpaccio messo a segno dai Tesoro nella sessione invernale del calciomercato, una volta trovati forma fisica e posto da titolare, è risultato fondamentale nella cavalcata del Lecce verso la finale playoff. Perfette le prove con Gubbio, Pontedera e Benevento, che hanno dato sicurezza ad un reparto il quale, ad inizio campionato aveva dimostrato evidenti lacune. Chissà come sarebbe finita se fosse arrivato in estate (12 presenze 10 reti subite)
Lopez 7 – Un vero e proprio lusso per la categoria, il terzino sinistro uruguagio si è reso protagonista di un girone d’andata da vertigini, risultando quasi sempre insuperabile in difesa ed inarrestabile in attacco. Con Doumbia ha formato un asse formidabile sul quale Lerda ha puntato tantissimo, venendo ben ripagato. Nel finale di stagione ha pagato un fisiologico calo e, soprattutto, l’infortunio subito a metà aprile con il Frosinone, che ne ha compromesso le successive prestazioni (29 presenze 2 reti)
Doumbia 7 – Dudou, la gazzella franco-maliana, ha fatto impazzire non poche difese avversarie nella sua miglior stagione tra i professionisti. Arrivato in estate in punta di piedi, si è presso a suon di cavalcate sulla fascia sinistra ed assist al bacio per i compagni una maglia da titolare che, salvo problemi fisici, non ha più perso. La più bella sorpresa dell’anno, trovasse maggiore convinzione e grinta negli ultimi venti metri sbarcherebbe subito in Serie A (30 presenze 1 rete)
Miccoli 7 – Il capitano ha fatto tutto ciò che poteva per la causa giallorossa e, al di là dei risultati comunque soddisfacenti (miglior realizzatore dei suoi), difficilmente gli si possono contestare la grinta e l’impegno con cui è sempre sceso in campo. Chi pensava che sarebbe bastato un campione come lui per stravincere il campionato deve ancora imparare tanto sulla Lega Pro, torneo in cui la stella di ogni squadra viene maltrattata dal primo all’ultimo minuto, rischiando in continuazione guai fisici. È stata proprio la condizione fisica la principale nemica del Romario del Salento, che quando ha trovato però la giusta dimensione, ha sempre fatto la differenza, mettendosi al servizio dei compagni come mai lo si era visto fare in passato (27 presenze 14 reti)
Salvi 7 – Altra rivelazione stagionale, il mediano romano ha sempre dimostrato grinta ed impegno degne di lode, risultando sia elemento importantissimo sia valida alternativa nel settore nevralgico del campo. Il migliore della gestione Moriero, con Lerda è stato più in panchina che in campo, rispondendo sempre con grandi prestazioni ogni volta in cui veniva chiamato in causa, tanto da riconquistare la maglia da titolare per i playoff. La sua assenza nella finalissima di Frosinone è pesata (26 presenze 0 reti)
Diniz 7 – Ha confermato quanto di buono aveva fatto vedere l’anno scorso, quando era apparso tra i migliori della difesa, crescendo sensibilmente sul piano dell’affidabilità. Dopo aver saltato l’inizio di stagione per infortunio, Lerda l’ha piazzato al centro della difesa e lui ha formato con Martinez una coppia insuperabile. Con l’infortunio di D’Ambrosio è stato spostato a terzino destro, ruolo meno adatto alle sue caratteristiche, ma ha colmato le lacune tecniche con una grinta fuori dal comune (26 presenze 2 reti)
Martinez 6,5 – Ancora una stagione positiva in maglia giallorossa per il costaricano, vero punto di riferimento nella difesa giallorossa. Impeccabile per tutto il campionato, in cui ha messo in campo grinta ed esperienza che hanno rimesso in piedi la difesa giallorossa; ha pagato, a causa dell’età, gli alti ritmi del finale di stagione, dove è apparso in netto calo (25 presenze 0 reti)
Beretta 6,5 – Il giovane scuola Milan ha inizialmente faticato a trovare il giusto spazio, chiuso da Miccoli e Zigoni. Nel girone di ritorno ha finalmente potuto mettere in mostra le sue grandi qualità rendendosi protagonista di prestazioni maiuscole ogni volta che veniva chiamato in causa e risultando il migliore del reparto avanzato nell’ultimo stralcio di stagione. Proprio nella finalissima, in cui aveva illuso tutti con un gran gol di testa, tradisce i suoi compagni cedendo alle provocazioni di Blanchard e spianando la strada della B al Frosinone (30 presenze 5 reti)
Zigoni 6,5 – Secondo miglior realizzatore giallorosso dopo Miccoli, ad inizio stagione ha sofferto le pressioni della piazza, salvo poi riprendersi nettamente con l’arrivo di Lerda che lo ha piazzato al centro dell’attacco. Nel girone di ritorno è stato impiegato meno visti il miglior stato fisico e il feeling di coppia di Beretta e Miccoli, ma si è sempre impegnato per dare il massimo a gara in corso, senza lamentarsi (25 presenze 9 reti)
Amodio 6 – Ci è voluto un po’ di tempo perché trovasse la giusta condizione, ma quando l’ha fatto ha formato con Papini una coppia di mediani che, almeno fino alla vittoria di aprile con il Frosinone, è risultata insuperabile per qualsiasi avversario. Nel finale di stagione, i guai fisici ne hanno fatto crollare il rendimento e le a dir poco scialbe prove con Pontedera e Frosinone in finale ne hanno abbassato il voto complessivo (26 presenze 2 reti)
Abruzzese 6 – Arrivato a gennaio per dar man forte ad una difesa già in forma, ha leggermente disatteso le aspettative. È quasi sempre apparso scoglio insuperabile per gli attacchi avversari, ma da un elemento della sua esperienza ci si sarebbe aspettati qualcosa di più nelle gare decisive con Perugia a febbraio e nella doppia finale con il Frosinone (16 presenze 1 rete)
Bogliacino 6 – Malissimo-benissimo-malissimo. Il trequartista uruguagio, il migliore dell’anno del ritorno in Lega Pro, ha invece quest’anno mostrato un netto calo e soprattutto una discontinuità di rendimento che gli ha fatto perdere la maglia da titolare. Partito malissimo con Moriero, è stato l’uomo più importante della prima parte della rimonta targata Lerda, che gli ha consegnato le chiavi della regia offensiva. Nel finale, una serie di prestazioni negative ingiustificabili per un elemento della sua qualità (27 presenze 6 reti)
Perucchini 6 – Dopo il disastroso inizio, in cui aveva palesato lacune non da poco, ha fatto ricredere tutti dimostrando di poter difendere con affidabilità la porta di un club come il Lecce. Ha custodito abilmente, nonostante qualche piccolo passo falso, la porta giallorossa fino a cedere il posto al più esperto Caglioni (21 presenze 20 reti subite)
Sales 6 – Tornato nella casa madre per fare il vice D’Ambrosio, ha dimostrato di poter dire la sua con i colori giallorossi, mostrando impegno e voglia di far bene per la squadra della sua terra, necessari come il pane a questi livelli. Forse ci si poteva attendere qualcosa in più, soprattutto in fase offensiva, ma quando è stato chiamato in causa ha quasi sempre meritato la sufficienza (16 presenze 0 reti)
D’Ambrosio 6 – Come il compagno di reparto Sales, è stato protagonista di un campionato senza infamia e senza lode. Dopo l’inizio disastroso, si è ripreso, offrendo prestazioni di grande, a volte troppa, grinta. L’infortunio grave che gli ha fatto chiudere la stagione in netto anticipo è arrivato, purtroppo per lui e per il Lecce, nel periodo di miglior forma (18 presenze 1 rete)
Petrachi 6 – Una partita soltanto per il giovane portiere di Melendugno, quella vinta con la Salernitana, in cui ha messo comunque in mostra le sue grandi qualità troppo spesso compromesse da problemi fisici. Meriterebbe più spazio (1 presenze 1 rete subita)
Vinetot 6 – Additato come il principale responsabile dei disastri difensivi di inizio stagione, ha avuto una netta ripresa dopo il lungo periodo di riflessione passato in panchina. Dall’inverno in poi, ha sfoderato grandissime prestazioni ogni volta che è stato chiamato in causa, fino a guadagnare la sufficienza complessiva e rinnovata fiducia da parte dell’ambiente (19 presenze 1 rete)
Ferreira Pinto 5,5 – Il brasiliano, tra le più grandi delusioni dell’inizio di stagione, si è ripreso a lungo andare, mettendo le sue tecnica ed esperienza sempre al servizio della squadra. Non ha comunque mai impressionato e le grandi prove ad Ascoli e nella gara interna dei playoff con il Benevento rimangono le uniche di un campionato molto modesto (27 presenze 3 reti)
De Rose 5,5 – Arrivato a gennaio per regalare al centrocampo quel dinamismo che era mancato molto nella prima parte di campionato, non ha confermato gli ottimi livelli sui quali si era espresso un anno prima e Lerda lo ha quasi sempre relegato in panchina (7 presenze 0 reti)
Rullo 5,5 – Nelle idee estive, doveva essere il titolare della fascia sinistra. È apparso quasi subito fisicamente inadeguato alla causa, per via di una serie di sfortunati infortuni che hanno mantenuto lontano il ricordo del terzino inarrestabile titolare fisso con Zeman. Le tre uniche volte che è stato schierato titolare non ha fatto male, a dimostrazione che, quando il fisico regge, può ancora essere un buon giocatore (8 presenze 0 reti)
Sacilotto 5,5 – Stesso discorso di Rullo. Arrivato a campionato in corso ed annunciato come l’acquisto che doveva cambiare il centrocampo, ha deluso le aspettative soprattutto perché non ha mai raggiunto uno stato di condizione accettabile. L’eterno infortunato ha mostrato di possedere numeri discreti negli spezzoni in cui ha giocato, ma i mesi trascorsi a lavorare a parte lo hanno fatto uscire fuori dai piani tecnici di Lerda (5 presenze 0 reti)
Barraco 5 – Annunciato come il colpo di mercato della sessione invernale, non si è confermato sui livelli con cui si era sempre espresso nella terze serie, risultando poco affine al tipo di gioco di Lerda. Un assist all’esordio con il Perugia, una tripletta a Prato e nulla più (12 presenze 3 reti)
Bellazzini 5 – L’elemento sicuramente più sfortunato della rosa giallorossa, è comunque impossibile non annoverarlo tra le maggiori delusioni stagionali. Dopo tanti anni passati in Serie B a mettere in mostra le sue grandi qualità, scende di categoria per fare la differenza, ma ad inizio campionato mette in scena solo scialbe prestazioni. L’infortunio di Pagani lo tiene fuori per un lunghissimo periodo, in cui la squadra trova finalmente vittorie e realizza una rimonta straordinaria. Nel giorno in cui torna in campo, a Pisa, il Lecce ritrova la sconfitta dopo due mesi, ma sembra aver ritrovato un grande giocatore. È solo un fuoco di paglia, perché nelle successive uscite è di nuovo apatico, nonostante la ritrovata condizione (10 presenze 0 reti)
Ceduti:
Bleve 6 Parfait 5,5 Melara 5 Nunzella 4,5 Ferrero sv
Allenatori:
Lerda 7 – Un voto che sarebbe stato meritatamente alto con il raggiungimento della promozione, ma che non può certo essere più basso. Come dimenticare le condizioni in cui versava il Lecce al suo arrivo? Come ignorare la rimonta dei giallorossi, arrivati stremati alla fine di una cavalcata la quale ha fatto addirittura assaporare a Miccoli e compagni la speranza di un primo posto che, nel finale, è stato lì, a due passi? Alcuni errori ci sono stati, come nella norma (vedi cali vistosi nelle riprese fatali nella finale playoff), e proprio migliorando le lacune si può ripartire sulla strada intrapresa, che è davvero difficile non indicare come “quella giusta”
Moriero 5
