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IL CASO – Ingesson, il gigante buono che morde le caviglie al tumore

Forza di volontà, grande capacità di lottare e carisma. Erano queste le doti per cui spiccava in campo Klas Ingesson, 19 presenze e un gol con la maglia del Lecce nella seconda parte della stagione 2000/01, quella conclusa con la salvezza all’ultima giornata (2-1 sulla Lazio al Via del Mare), con in panchina Alberto Cavasin. Il ‘Gigante buono’ scandinavo si ritirò dal calcio l’estate successiva, dopo essere stato bandiera degli odiati rivali del Bari e uomo fidato della Nazionale svedese con 57 presenze, nelle manifestazioni Mondiali in Italia nel 1990 e in America nel 1994 (terzo posto storico dietro Italia e Brasile), oltre che nel campionato Europeo del 1992, giocato in casa.

Una carriera rispettabile, fatta di tante battaglie sul campo. Battaglie in cui emergeva il suo spirito combattivo, quello stesso che gli ha consentito di lottare contro il mieloma multiplo, comparso nel 2009 e battuto nel 2010. Imperterrito, il male torna nel 2013. Klas si sottopone a un trapianto di cellule staminali. Dichiara di essere guarito lo scorso settembre, quando viene presentato come allenatore dell’Elfsborg.

Ingesson svolge le sue funzioni di tecnico molto spesso su una sedia a rotelle (causa l’osteoporosi), dimostrando come sempre grande tenacia e forza di volontà. Nonostante faccia fatica, perché il trattamento è assai debilitante, e abbia un braccio rotto, che lo costringe alla sedia a rotelle (normalmente usa un deambulatore), l’ex centrocampista giallorosso vive col sorriso sulla bocca e ci mette l’anima nel suo lavoro. Il suo pubblico apprezza tanto da regalargli un grande applauso dopo la prima vittoria stagionale contro l’Hacken.

Una reazione incredibile, quella dei tifosi, che testimoniano il grande affetto nei confronti di Ingesson, lottatore in campo e nella vita, l’uomo che ha sconfitto il tumore due volte.