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IL CORSIVO – Cinque buoni motivi per ricordare la stagione appena conclusa

Festeggiata la permanenza in A e salutato De Canio, la tifoseria leccese si sveglia senza la terra sotto ai piedi: i Semeraro lasciano la società dopo 16 anni. Una scelta comprensibile, seppur improvvisa, annunciata con forte emozione e soddisfazione per quanto fatto sotto la propria gestione. Una mezza beffa per la piazza giallorossa rileggendo le parole pronunciate non più tardi di venerdì dal presidente Pierandrea Semeraro: “Abbiamo iniziato a vagliare il mercato. Lunedì faremo una riunione, ci manca anche il ds, per cui prima di prendere l´allenatore condivideremo la scelta con il nuovo direttore sportivo”. Lunedì invece si è trasformato nel giorno dell’addio ed a mancare ora è un’intera società.

Prima però che l’incertezza sul futuro travolga anche i risultati e le soddisfazioni del passato, ripercorriamo i cinque buoni motivi per ricordare questa stagione, in realtà non tanto entusiasmante, che ha visto i giallorossi galleggiare sempre nella bassa classifica.

1) LA CHIAREZZA E LA DIGNITÀ DI DE CANIO. Promozione e salvezza in due anni. Risultati niente male per il tecnico leccese, un po’ meno soddisfatto forse per quanto accaduto fuori dal campo. Lui che veniva dal QPR di Ecclestone e Briatore ha visto fallire a Lecce l’esperimento dell’allenatore manager, ne ha preso atto e si è sentito sempre un separato in casa. Nonostante tutto, il tecnico giallorosso è restato impassibile come un sasso di Matera, sua città natale. Ha tenuto dritta la rotta, guadagnandosi la fiducia dello stesso Semeraro anche nei momenti più bui, ed ha affrontato a muso duro due simboli di Lecce, Chevanton e Semeraro. Il primo col gol contro il Napoli gli ha assicurato la salvezza. Il secondo lo avrebbe già esonerato. Ci lascia rivelando di voler creare a Lecce una piccola Udinese. Vedendo l’Udinese ora in Champions, ci dispiace non poco.

2) LA SALVEZZA NONOSTANTE IL MERCATO. Si è capito. Sontuosi in B, sparagnini in A: è stato questo ormai il modus operandi dei Semeraro sul mercato negli ultimi anni. Non pochi sono stati i buchi nell’acqua, peraltro molto frequenti dalla partenza di Corvino: la mancata conferma di Marilungo (ancor più amara dopo quanto accaduto a gennaio in casa Samp), i futili acquisti di Sini, Reginiussien, Rispoli e Brivio, i “colpetti” last minute Jeda, Ofere e Coppola. Il mercato di riparazione non è stato più di tanto movimentato. Tomovic è stato l’innesto giusto, ma guardando alle operazioni delle dirette rivali (Sampdoria esclusa), qualcosa in più andava fatto specie in attacco e anche magari in prospettiva. Diranno, i soldi son pochi. Ma anche da Verona, quartiere Chievo, potrebbero rispondere così.

3) LE PARATE DI ROSATI. È successo a Curci l’anno scorso a Siena, è toccato in questa stagione a Rosati a Lecce: subire tanti gol, ma affermarsi nella massima serie e farsi notare. Un anno dopo, Curci ha poi disputato i preliminari Champions con la Samp e non possiamo che augurare ad Antonio un futuro migliore. Il motivo è semplice. Antonio Rosati è stato la colonna del Lecce 2011. La difesa poteva ballare, come molto spesso è accaduto nel girone d’andata, ma il portiere giallorosso rimaneva sempre in piedi, dando via via sempre più certezze alla squadra. Era dai tempi di Chimenti che al Via del Mare non ci si sentiva così sicuri tra i pali. Son passati sei anni dall’esordio di Rosati in A (era il febbraio 2005, Lecce-Chievo 3-0) e tra un mese Antonio compirà 28 anni. E’ questo il momento giusto per il salto di qualità. Ora o mai più.

4) I GOL DI OLIVERA. Uno come lui lo compri sempre al fantacalcio (come ottavo di centrocampo, non si sa mai). Negli ultimi anni, però, aveva collezionato più figuracce che buone prestazioni. A Genova, sponda doriana, fu protagonista di un clamoroso flop. Si riprese col Grifone di Gasperini, ma bastò molto poco per rifare le valigie e tornarsene a Montevideo. Fatto sta che, complice magari la ritrovata aria di casa grazie a Giacomazzi, Grossmuller e Chevanton, Ruben ha messo la testa a posto (anche se 10 ammonizioni ed un’espulsione non passano inosservate) e ha sfoggiato il suo talento con prestazioni convincenti e gol in gare importanti come i pareggi in casa contro Milan e Inter. La sfortuna in casa Lecce però non manca. Il fantasista ex Juve ora dovrà mancare almeno fino a ottobre. Un danno non irrilevante per il club giallorosso che avrebbe potuto capitalizzare dalla sua cessione. Lo stesso discorso vale per il giovane Ofere, venuto da Malmoe con un punto interrogativo enorme quanto la soddisfazione per le tre marcature realizzate. Un acquisto in più per il Lecce 2011/2012.

5) LA GIOVENTU’ BRUCIATA. Un tempo, lanciavamo e sfornavamo giovani. Oggi valorizziamo e ci lasciamo valorizzare dall’esperienza. Non sarà avvincente o economicamente vantaggioso, ma è efficace e alla fine è il risultato a contare. È vero, Ferrario e Bertolacci si son fatti conoscere, ma questa è stata la salvezza dei Di Michele, dei Munari, dei Giacomazzi e, va ammesso, caro De Canio, dei Chevanton. Piatti (classe 1985) rimane un’incognita, mentre da Rispoli (23 anni) ci aspettavamo di più dopo gli ottimi campionati in B. E forse è proprio questo il punto su cui lavorare nel programmare la prossima stagione ed attivare un circolo virtuoso che porti al tempo stesso plusvalenze ed entusiasmo in città.

Così Gigi De Canio nella sua ultima conferenza stampa: “È stato detto che io avrei preteso di comprare Khrin per cinque milioni, non è vero che costasse tanto. Lui è del 1990, già nel giro della sua nazionale, un giocatore di prospettiva, non uno di 34 anni pagato 1,5 milioni di euro (Castillo) e messo in concorrenza con un altro (Cacia) pagato 3 milioni di euro per la comproprietà. C’è una logica in quello che De Canio proponeva di fare alla sua società, che non è quella di chi vuole rovinare un’azienda ma di chi vuole creare ricchezza”. È questa la migliore eredità che il tecnico lucano poteva lasciare a Lecce e alla nuova eventuale società dopo aver ottenuto il suo piccolo scudetto.