foto: E. Di Francescoph: Coribello/Salentosport
LECCE – Più solidità difensiva, attacco meno monotematico e più cooperativo: i numeri della salvezza di Difra
Mettendo a confronto l’annata 2024/25 e l’appena conclusa stagione 2025/26, emerge chiaramente come il Lecce abbia stretto le maglie difensive e allargato la platea dei calciatori mandati in porta, blindando la massima categoria con quattro punti in più e una distribuzione del fatturato realizzativo decisamente più corale.
DIFESA PIÙ SOLIDA – Il primo dato riguarda il bilancio complessivo dei punti e la tenuta difensiva. Se nel campionato 2024/25 i giallorossi avevano strappato la permanenza a quota 34 punti – frutto di otto vittorie, dieci pareggi e 20 sconfitte –, nell’ultimo torneo la squadra ha saputo alzare l’asticella conquistando 38 punti. L’incremento è figlio di una maggiore propensione a vincere i match chiave, con le vittorie salite da otto a dieci, a fronte di otto pareggi e dello stesso numero di battute d’arresto (20). A fare la vera differenza in ottica salvezza è stata però la migliorata solidità della retroguardia. A parità di gol segnati, sostanzialmente stabili (da 27 a 28 reti all’attivo), il Lecce ha registrato un netto progresso nei gol subiti, passati dai ben 58 del 2024/25 ai 50 dell’annata corrente (quasi il 14% in meno). Un miglioramento certificato anche dalle statistiche di Wladimiro Falcone, capace di salire da 9 a 10 gare terminate a porta inviolata (clean sheet).
ATTACCO MENO “MONOTEMATICO” E PIÙ COOPERATIVO – Analizzando nel dettaglio la mappa dei marcatori, si nota una vera e propria rivoluzione filosofica nella cooperazione tra i reparti. Nel 2024/25 il Lecce era una squadra totalmente “Krstovic-centrica”: l’attaccante montenegrino, autore di undici reti, da solo reggeva quasi il 41% dell’intero peso offensivo, supportato dai quattro gol di Pierotti, dalle tre marcature a testa di Tete Morente e Dorgu, e dagli acuti isolati di Rebic e Karlsson. In quella stagione il centrocampo era rimasto quasi all’asciutto, raccogliendo appena due gioie personali complessive firmate da Coulibaly e Ramadani, mentre la difesa aveva contribuito solo coi due gol di Baschirotto.
Nel campionato 2025/26, al contrario, l’identità tattica si è riscoperta cooperativa, mandando in gol ben 13 calciatori diversi e sopperendo alla mancanza di un bomber da doppia cifra. La retroguardia ha confermato il suo apporto con tre reti, divise tra le due di Tiago Gabriel e il sigillo di Siebert. La vera metamorfosi è avvenuta però sulla linea mediana, diventata un fattore determinante per la salvezza: dai soli due gol della stagione precedente si è passati a ben otto marcature complessive, grazie alla crescita di Coulibaly (tre reti), ai gol di Berisha e Gandelman (due a testa) e alla conferma di Ramadani. In attacco, l’assenza di un leader realizzativo assoluto è stata compensata da una cooperazione diffusa, guidata dalle cinque reti di Banda (nessuna lo scorso anno anche per via degli infortuni e delle risicate presenze, 15) e dalle quattro di Stulic, a cui si sono aggiunti i tre gol di Cheddira, la doppietta di N’Dri e gli squilli singoli di Camarda, Sottil e Pierotti.
Più partecipazione ai gol dai singoli, più vittorie e meno reti subite: questi i dati che emergono dalla stagione giallorossa appena conclusa. La parabola numerica che unisce i 34 punti di ieri ai 38 di oggi dimostra la netta differenza di impostazione di gioco tra Gotti prima e Giampaolo poi, lo scorso anno, e Di Francesco quest’anno, che si è avvalso delle grandi doti di Fabrizio Del Rosso, “responsabile” della fase difensiva; il tutto, con una rosa di qualità non certo elevata, anzi. Più solidi dietro e meno prevedibili davanti: i numeri dicono che il Lecce di Difra ha trovato un altro modo per inanellare un’altra salvezza.
