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ph: Coribello/SalentoSport

LECCE – Avvio da incubo: squadra in difficoltà e rivali già in fuga. Dov’è finita la ‘garra’ che serve per lottare?

Il Lecce di Eusebio Di Francesco sta vivendo un inizio di campionato che lascia più interrogativi che certezze. Dopo le prime giornate, i giallorossi hanno raccolto solo un punto, alla prima a Genova, e mostrato un rendimento altalenante, con frequenti cali nel corso delle partite. L’impressione è quella di una squadra che fatica a mantenere continuità e ritmo fisico per tutti i 90 minuti.

La netta e meritata sconfitta contro una diretta concorrente per la salvezza ha acceso più di una spia rossa. Il Lecce non è riuscito a capitalizzare le (poche) occasioni costruite e, al contrario, ha concesso troppo in difesa, specie su calci piazzati o disattenzioni individuali. Anche l’attacco stenta: Stulic, arrivato con aspettative importanti, è rimasto isolato e ancora a secco di gol, così come Camarda, che è alla prima esperienza nel top del calcio professionistico italiano.

Di Francesco ha tentato varie soluzioni tattiche, inserendo Ndaba e Kaba per aumentare la fisicità in mezzo al campo, ma la squadra continua a perdere troppi duelli individuali e a sbagliare passaggi banali. Sono problemi che il tecnico ha riconosciuto apertamente, sottolineando la necessità di decisioni migliori e maggiore concretezza.

Nel frattempo, le rivali per la salvezza stanno mostrando un passo più convincente. Ieri il Verona, ad esempio, ha messo sotto una delle candidate allo Scudetto come la Juventus, e avrebbe anche meritato la vittoria. Giocarsela sempre, contro tutto e contro tutti, a prescindere dal blasone delle avversarie, dovrebbe essere l’atteggiamento con cui approcciarsi al campionato di Serie A. Sempre col coltello tra i denti, sia che l’avversario si chiami Juve, Napoli, Inter o Parma, Cagliari o Pisa.

Le dirette rivali, quando mancano ancora le gare di oggi e di domani per archiviare la quarta giornata, hanno già incamerato punti importanti (Cremonese e Cagliari 7, per esempio) e mostrato compattezza, organizzazione e cattiveria sotto porta. Il Lecce, al contrario, appare ancora alla ricerca del suo assetto ideale, con la squadra che deve trovare automatismi e convinzione.

Il rischio è che il tempo diventi il nemico numero uno. Serve invertire la rotta da subito, soprattutto negli scontri diretti, per evitare che il divario psicologico diventi troppo pesante. Servono fame, aggressività e cinismo offensivo, oltre a una difesa più solida che finora è sembrata troppo vulnerabile.

Il pubblico del Via del Mare resta al fianco della squadra, ma la tensione si fa sentire: la delusione cresce. Per il Lecce è il momento di fare quadrato, di trasformare il potenziale individuale in forza collettiva. Solo così si potrà risalire la classifica e restare competitivi nella battaglia per la salvezza.