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LECCE – Quel pomeriggio di un giorno da lupi

Sveglia presto, dopo un lungo sabato sera, perché il Lecce chiama.

LA PARTENZA – La stazione, i biglietti pronti e via si va verso Genova. Con gli amici quelli di sempre con cui ogni domenica si soffre e si gioisce assieme. Il treno inizia la sua corsa per giungere a Genova stazione P.zza Principe, si fanno incontri con ragazzi uniti dalla stessa passione: il Lecce.

L'ATTESA – Il bus per lo stadio affianco ai doriani e l’arrivo al "Luigi Ferraris" con largo anticipo. I tifosi salentini giungono da Lecce e dal Nord Italia – in 500, circa, per sostenere i giallorossi -, Milano, Bologna, Torino e tutti i capoluoghi settentrionali rispondono "presente!". I giocatori entrano in campo per il riscaldamento e le ugole dei supporters leccesi s’accendono. Nel settore affianco a quello giallorosso, appaiono sciarpe inneggianti al Bari – gemellato con la Samp – che provocano ilarità e sfottò da parte di tutto il settore ospiti. Rientrano tutti negli spogliatoi per gli ultimi dettami tattici. Si spalanca la 32/a giornata, Sampdoria contro Lecce: in palio punti salvezza.

LA CURVA E LA PARTITA – I coordinatori della curva chiedono un primo tempo silenzioso, fatto solo di fischi e mugolii, che diventano grida di gioia al 39’ quando Di Michele trafigge Curci. Gli animi sono caldi e all’inizio della ripresa il coro contro la tessera del tifoso sancisce l’entrata in campo della curva giallorossa. Quarantacinque minuti di cori e di voci calde che accompagnano spiritualmente il Lecce alla grande battaglia di Marassi. Incontenibile l’esultanza al 66’ quando Di Michele s’inventa un’apertura d’esterno, sublime, per Olivera che punisce nuovamente la retroguardia doriana. Sugli spalti le grida fanno da contorno agli abbracci, ci si ritrova a stringere persone mai viste, volti nuovi che fanno capolino davanti a noi per la prima volta.

LA SOFFERENZA – Dopo pochi minuti, Maccarone trova la difesa del Lecce impreparata e fa 2-1, ma l’espulsione di Mannini chiude i giochi. Durante la sfida il telefono squilla, dall’altra parte i colleghi di Radio Skylab e di RTP che attendono news dal Ferraris. La voce corre lungo l’Italia, i fremiti della curva sono l’esaltazione del calcio di mister De Canio, che nella sofferenza e nell’emergenza – assenti Ferrario e Gustavo in difesa – eleva il Lecce a gestore del proprio destino. Non manca la grinta nell'undici giallorosso – langue invece in quello di Cavasin – e si avverte cristallina la tensione per l'importanza da una gara da dentro o fuori, che potrebbe essere lo spartiacque nella lotta per la salvezza.

L'ESALTAZIONE GIALLOROSSA – La gara termina, i sampdoriani attoniti rivolgono il loro sguardo al settore ospite, dove le grida sono assordanti. Lo stadio si svuota, i tifosi salentini devono rimanere all’interno del Marassi per lungo tempo perché fuori la contestazione blucerchiata è veemente e le parole di Cavasin, che ha l’orgoglio di metterci la faccia, non bastano. Il lungo tunnel, sotto il settore ospiti, le battute rigorosamente in salentino e poi la luce finalmente fuori.

Fuori dal Ferraris col bottino più prezioso: quei tre punti che possono dire salvezza.