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LA PARTITA – Lecce a picco, il Bologna imbarca tre punti

Un Lecce vuoto, privo di contenuti, perde tra le mura amiche contro un Bologna solido e compatto che colpisce alla prima occasione creata per poi limitarsi a gestire il risultato. I felsinei, con questo successo si issano a 39 punti, salvezza quasi certa con uno sguardo all’Europa, lasciando i giallorossi a quota 28 ora al terz’ultimo posto in solitaria.

LA PARTITA – Tra i salentini rientra Tomovic e si ricolloca sul binario difensivo di destra. L’incontro inizia con una doppia sortita leccese: all’ 8’, Tomovic crossa per Corvia che di testa impegna Viviano, sul susseguente corner, Della Rocca salva, sulla linea, su tentativo di Jeda. La gara stenta a decollare, ma appena dopo la mezz’ora il Bologna colpisce.

IL GOAL E LA REAZIONE – I felsinei alla prima occasione passano: Ramirez di sinistro sfrutta un rimpallo in area e colpisce sul palo lungo Rosati. Ma, il Lecce prova a reagire: al 42’ Jeda colpisce di collo da fuori area e manda a lato, mentre al 45’ l’episodio della discordia. Olivera serve Corvia, che riceve palla grazie ad un tocco di Portanova, si coordina e calcia, la sfera impatta sulla parte bassa della traversa e rimbalza a ridosso della linea, il pallone sembra aver varcato la striscia bianca. Il Lecce protesta, ma sulla ripartenza Ramirez viene disinnescato da un attento Rosati.

LA STERILE RIPRESA – I padroni di casa scendono in campo nella ripresa facendo intendere quello che sarà il risvolto del secondo tempo: un possesso di palla sterile. Il Bologna si limita ad amministrare l’incontro e gli episodi più eclatanti sono il fallo di Vives su Viviano, con presunta rottura del setto nasale da parte del portiere della nazionale, e la sostituzione di Chevanton, da pochi minuti in campo, perché non rispetta i compiti impartitigli da De Canio. L’incontro si avvia alla chiusura con il Lecce che preme senza idee, spegnendo la sua brama di gioco in una serie di sortite solitarie che non portano a nulla.
Questo 13 marzo lascia il Lecce in zona B e con la consapevolezza di andare tra sette giorni a San Siro contro l’Inter, con una squadra senza idee e con un nuovo caso Chevanton.