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L’AVVERSARIO – Simeone e il suo Catania, un vulcano sul punto di esplodere

Diego Pablo Simeone e il Lecce si sono incontrati per la prima volta il 16 settembre del 1990. Pensate, 21 anni fa. Era un Pisa-Lecce terminato 4-0 per i toscani e l’argentino contribuì a calare il poker realizzando quello che poi sarebbe stato il suo unico gol segnato in carriera ai giallorossi. Tra Pisa, Inter e Lazio i precedenti parlano di 8 altri incontri, con 6 successi personali del Cholo, un pareggio ed una vittoria dei salentini (stagione 2000-01: Lecce-Lazio 2-1).

Tra una manciata di giorni la sfida si rinnoverà con il “Massimino” a fare da palcoscenico. Simeone, fresco timoniere del Catania, ha issato il cartello lavori in corso sul cantiere rossoazzurro e si è dovuto rimboccare le maniche. Fate solo una considerazione: dopo 4 giornate il Catania era quarto, il Lecce diciassettesimo. Adesso Giacomazzi e compagni precedono di una lunghezza i sicialiani, quartultimi con 23 punti. Il dato fotografa le difficoltà riscontrate dai ragazzi di Giampaolo prima e di Simeone poi.

Per il Catania si tratta del quinto campionato di serie A consecutivo. Una A riconquistata dal presidente Pulvirenti nel 2005, dopo 23 anni di purgatorio. Una A che in queste stagioni il presidente e il suo staff hanno pensato bene di tenersi stretta, allestendo organici competitivi e di qualità. L’annata in corso però sta venendo meno alle aspettative. Giampaolo è stato esonerato il 19 gennaio scorso dopo l’1-1 interno col Chievo: troppi 6 pareggi e 8 sconfitte in 19 incontri. Da qui la scelta di invertire la rotta, di dare una sterzata vigorosa, anche in termini caratteriali.

Simeone sulla carta è l’uomo giusto, visto l’indiscusso carisma. Ma nei fatti la sua scelta, sinora, ha fatto mettere in saccoccia solo un punto, col Cesena. I k.o. con Parma (2-0), Milan (2-0) e Bologna (1-0) preoccupano non tanto per il risultato in sé, quanto per la disastrosa differenza reti della nuova gestione: gol fatti 1, gol subiti 6. Gennaio poi è stato anche il mese del mercato e dell’addio della bandiera Mascara. I rinforzi si chiamano Schelotto (Atalanta), Bergessio (Sant’Etienne) e Lodi (Frosinone). Il resto dell’organico fa perno sul talento di Maxi Lopez e Andrian Ricchiuti: giocatori eclettici, imprevedibili ma lontani dai luccichii di un anno fa. Ai box pedine chiave come Biagianti, Capuano e Izco (tutti e tre dovrebbero rientrare dopo il Lecce).

Insomma ai piedi dell’Etna non se la passano bene. Il momento non è dei migliori e la sfida di domenica può rappresentare un crocevia decisivo per il prosieguo. Promemoria: i precedenti in Sicilia non sorridono al giallorossi. In 13 incontri l’unico sorriso risale al 1941, quando il “Massimino” si chiamava “Cibali”. L’intramontabile “Cibali”. E chissà, magari domenica ci scappa il bis. Un bis che vista l’imprevedibilità di questo Lecce, avrebbe ben poco di “clamoroso”…