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LECCE – Cuore Cosmi: “A fine carriera ricorderò più l’abbraccio dei tifosi del Lecce che altre vittorie sul campo”

Si emoziona per quei momenti, quei ricordi e per certi "abbracci" che gli rimarranno per sempre nel cuore. Indelebili come l'inchiostro sulla pelle. Perché Serse Cosmi è una di quelle persone a cui, oltre al calcio giocato, piace fare attenzione a certi aspetti umani che a volte possono essere molto più importanti e prioritari di altro: "Per come mi ha trattato il pubblico salentino avrei dato anche un organo per la salvezza -spiega il tecnico in quella che è stata l'ultima conferenza della stagione da allenatore giallorosso- e quindi dico solo che il Lecce meritava di rimanere in serie A. Una cosa è certa: questo gruppo e questa città rimarranno per sempre nel mio cuore".

IL LECCE MERITAVA LA SERIE A "A Verona ero molto svuotato di ogni energia psicofisica e quando si è vuoti dentro è meglio stare in silenzio. Poi io avevo voglia di parlare con i miei veri interlocutori che siete voi presenti in questa sala stampa. Molti hanno pensato che il mio silenzio venisse da qualcosa che mi aveva dato fastidio, ma non è così. Domenica sono stati decisi i verdetti definitivi e dico che lo scudetto alla Juve è stato meritato, idem per chi è andato in Champions e in Europa League. Credo solo che il Lecce meritava di rimanere in serie A".

SCONFITTA AL "BENTEGODI""Della partita del Genoa con il Palermo non dico nulla perché non l'ho vista. Parlo della gara della mia squadra fatta con il Chievo e dico che nel primo tempo avremmo meritato di andare in vantaggio, ma nel secondo tempo il cuore dei miei giocatori è stato condizionato dal risultato del Genoa. Io ci tenevo a vincerla quella partita e questo al di lá degli altri risultati, ma i ragazzi non erano più pronti psicologicamente a farlo".

TIFOSERIA "UNICA""Il vero spettacolo della gara di Verona, unico nel nostro calcio, che io non avevo mai vissuto prima è quello che ci hanno regalato nel dopo partita i tifosi presenti sugli spalti. Quei 1000 hanno rappresentato tutta la città intera. Questo è un qualcosa che non ci regala indietro la salvezza, ma questi momenti quando un giorno chiuderò con questo mestiere me li ricorderò più di tante altre vittorie sul campo".

QUALCHE RAMMARICO "Rimpianti? Ho sottovalutato la nostra sconfitta meritata con il Napoli e invece dopo quella gara dovevo sapere cogliere qualcosa in più e capire che stavamo iniziando ad avere una flessione. La partita clou della nostra stagione, però, è stata quella con il Parma perchè vincendo avremmo tirato dentro alla lotta salvezza altre squadre. Quella sconfitta non ci ha fatto inguaiare nei fatti e seriamente due o tre altre squadre. Oddo? Non ne voglio parlare e se volete sapere qualcosa sulla faccenda potete chiederlo alla societá o al diesse Osti perchè loro sono a conoscenza di quello che è successo".

LECCE, PENSIERO STUPENDO "Sotto l'aspetto professionale qui a Lecce ho avuto il massimo di quello che potevo aspettarmi. L'autogestione non l'ho vissuta male perché io avevo i miei referenti come Osti, Cipollini, Zanotti, lo staff medico e quindi ho lavorato in condizioni normali. Ho avuto tutto quello che mi aspettavo perché questa città ha fatto parlare di me per i valori che la squadra ha fatto vedere e dal punto di vista professionale sono rinato. Se devo parlare dell'aspetto umano sconfinerei nel patetico, voglio rimanere razionale e dico quindi che a Lecce ho trovato una dignità, un calore e una cultura del calore mai viste in altri luoghi".

FUTURO INCERTO "Non so l'epilogo futuro di questa mia storia nel Salento, ma è una città che porterò sempre dentro. Per il Perugia facevo gli striscioni solo quando ero tifoso, ma solo per il Lecce in veste di allenatore ho fatto la maglia in onore dei tifosi (a Verona a fine gara ha indossato una maglia con su scritto "Stu core nu bu lassa mai", ndr) e non ho mai pensato altrove di farlo. Il mio futuro? Ora la societá ha giustamente altre priorità e io posso solo dire che sono pronto a parlare di questo con loro perché quando in un posto sto bene faccio poi fatica a vedermi altrove. Ma ripeto ho bisogno di un interlocutore con cui parlare".