LECCE – Epilogo fallimentare, ma ci sono le basi per ripartire subito e a testa alta
Ancora una volta, e per il quarto anno consecutivo, coloro che sono vicini all’ambiente giallorosso si salutano e si danno appuntamento alla prossima stagione dopo aver digerito l’ennesimo boccone amaro, che ha il sapore della mancata promozione. Un epilogo fallimentare preventivabile viste le tantissime (e in parte fisiologiche, visto il radicale cambiamento societario) difficoltà d’inizio annata, ma che grazie all’ottimo inverno attraversato aveva fatto sognare in grande i tifosi del Lecce. Il primo posto è stato un sogno tutt’altro che impossibile da tramutare in realtà, ma è stato accarezzato solo per poche ore ed è svanito nel nulla nell’aprile terribile di Braglia&co, i cui strascichi hanno bruciato sul nascere anche le speranze di giocarsela alla pari con le avversarie più forti nei playoff.
Rispetto al fallimento tecnico di un anno fa le differenze sono tante, e non solo perché nell’ultimo campionato dell’era-Tesoro la squadra abbandonò già a dicembre le proprie velleità di vetta e non centrò nemmeno gli spareggi. Quest’anno, infatti, gli aspetti negativi del primo torneo sotto la guida di Sticchi Damiani e soci vanno a ridursi esclusivamente al già citato pessimo finale, indegno (e a tratti inspiegabile) per una squadra lanciatissima dopo i diciotto risultati utili consecutivi inanellati dal Cosenza in poi. L’inadeguatezza di alcuni elementi della rosa (taluni semplicemente poco utili perché mai utilizzati nel corso dell’anno, tal altri perché hanno dimostrato ancora di sciogliersi nei momenti decisivi) e l’incapacità del tecnico Braglia di trasmettere la mentalità vincente per le gare fondamentali così come il suo non riuscire ad incanalare la pressione (combattuta anziché sfruttata) della piazza nel modo migliore hanno reso un’impresa ai limiti dell’impossibile quella che poteva benissimo essere una cavalcata difficile ma potenzialmente trionfale.
Nonostante ciò che resterà alle future memorie storiche, e dunque la cosa più importante, sia il fatto che anche nel ’16/’17 il Lecce giocherà Lega Pro, gli aspetti positivi da cui poter ripartire sono tanti ed offrono basi solide. I nuovi vertici societari si sono dimostrati appassionati e vogliosi di far bene, pagando qualcosa sul piano dell’inesperienza tecnica ma colmando il gap con l’attaccamento ai colori giallorossi e l’umiltà di rimediare ai propri errori (vedi l’avvicendamento Asta-Braglia alle prima vera preoccupante avvisaglia), senza dimenticare che le garanzie che offrono sono un patrimonio da tutelare nelle incertezze economiche divenute pane quotidiano del calcio moderno. I tifosi hanno risposto alla grande e, nonostante qualche mugugno post-Matera che non ha più abbandonato il “Via del Mare”, hanno dimostrato la propria vicinanza incondizionata alla squadra, ed il dato della miglior affluenza media della categoria parla chiaro. Buone basi ci sono anche nel parco giocatori, dove ci sarà tanto da intervenire e rinnovare ma altrettante dovrebbero essere le conferme da cui ripartire. Infine, ma non certo per importanza, l’allenatore. Il fallimento di Braglia è tutto nelle ultime settimane, che compromettono il giudizio sul suo operato ma non possono cancellare quanto di buono fatto dal tecnico. Il quale difficilmente verrà confermato, ma non è completamente da escludere un’inversione di quella che sembra essere l’attuale linea del ds Trinchera, già alla ricerca di un nuovo profilo per la panchina. Quel che è sicuro è che si tratta di una decisione importante da cui passa quello che sarà il nuovo Lecce.
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