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LECCE – Benassi, vecchio cuore giallorosso: “Puntiamo a quota 37, Napoli o Lazio per me pari sono…”

Da tifoso della Roma battere la Lazio per Massimiliano Benassi sarebbe una doppia felicitá. Ma ciò che conta veramente, in questo momento, sono i tre punti per il morale e per la classifica del "suo" Lecce: "Arrivare a quota 37 per noi -spiega il 30enne estremo difensore giallorosso di Trivigliano- sarebbe un grosso passo in avanti, pur sapendo che sarà una gara difficile perché affrontiamo la terza in classifica"

STOP SACROSANTO"Era più che normale e giusto che per un episodio così spiacevole come la morte di Morosini il campionato si fermasse ed è stato totalmente fuori luogo che si sia fatta polemica su questo, una vicenda che non può esssere strumentalizzata. Mi auguro che non succedano più cose del genere".

NAPOLI O LAZIO? "Non fa nessuna differenza a mio parere incontrare prima la Lazio del Napoli perché sono comunque due partite difficili e quindi non cambia proprio nulla. Ora domenica andiamo a Roma e speriamo di riuscire a fare bene perché se da 34 punti riuscissimo ad andare a 37 non ci nascondiamo che sarebbe un grosso passo in avanti per noi e per la nostra classifica. Klose? E’ un giocatore che fa la differenza, è un grande campione e per noi la sua assenza sarà un piccolo vantaggio, anche se una squadra che è terza in classifica non può dipendere da un solo giocatore".

EMOZIONE STUPENDA "Sono tifoso della Roma e sicuramente giocare all'Olimpico, perché questa volta spero di giocarci, è una bella sensazione. Sono stato contentissimo di battere la Roma alla vigilia di Pasqua e ora speriamo di farlo anche con la Lazio. Lo scorso maggio ho esordito in A proprio con i biancocelesti e quella partita nonostante mi sia stata rovinata per le vicende di calcioscommesse in cui mi hanno tirato in ballo, la voglio ricordare come un sogno e spero che quando finirà tutto, visto che è stato scritto tanto su questo argomento, qualcuno scriva che Benassi è pulito e che non ha fatto nulla".

TROPPO STRESS "Lo stress che si vive nel giocare in serie A per l'esposizione mediatica e per le varie pressioni psicologiche è molto superiore rispetto alla C1 dove giocavo prima, ma la stanchezza fisica è la stessa delle altre categorie. Non sono troppe le partite che si giocano, ma è lo stress a cui siamo sottoposti durante tutta la settimana e nella partita che pesa. Ci sono troppi programmi che parlano di calcio, se si perde o se un arbitro sbaglia si fa polemica e succede un casino, bisogna tornare indietro in Italia perché eravamo i più bravi e ora dal più grande campionato al mondo siamo diventati i terzi o i quarti d'Europa".

CAPITOLO CALCIOSCOMMESSE"Dà fastidio o meglio è brutto e antipatico aprire i giornali e vedere scritto il proprio nome sempre per questa vicenda. In Italia purtroppo si parla poco di calcio giocato e molto di altre situazioni e queste vicende sul calcioscommesse fanno disinnamorare pure i tifosi e chi paga il biglietto per venire allo stadio. Non bisogna, però, generalizzare e pensare che questo mondo sia maledetto perché non è così".

NON SOLO BELLE MACCHINE – "Il calciatore non è solo chi ha una bella macchina e si veste bene, ma anche chi ha fatto tanti sacrifici per arrivarci e che come me, ad esempio, ha lasciato casa a 14 anni per giocare a calcio. Cosa penserá nel leggere queste mie dichiarazioni un contadino che non arriva economicamente a fine mese? Ognuno fa il lavoro che ha scelto o merita di fare, un medico che salva vite ha studiato tanti anni per diventare tale ad esempio. Un contadino o chi lavora in fabbrica non hanno studiato e fanno questo mestiere".