LECCE – La promessa di Miglionico “Per la salvezza del Lecce farei di tutto. Anche diventare biondissimo…”
Come dire: i sogni possono diventare realtá, basta crederci e lottare per concretizzarli. Sognava, sin da piccolo, di diventare un giorno un calciatore. E sin da piccolo ha “goduto”, quando ha accarezzato per la prima volta con il piede quel pallone di cuoio. E più continuava a farlo, più se ne innamorava e continuava a sognare. Leonardo Martin Miglionico ce l’ha fatta e soprattutto è riuscito a mantenere l’entusiamo e quella stessa luce negli occhi di quando il nonno, all’etá di quattro anni e mezzo, per la prima volta in Agentina lo ha portato in una scuola calcio. Perchè per lui il calcio non è solo un lavoro, ma un amore e una passione. Ma ora l’altro obiettivo del difensore giallorosso (nato a Montevideo in Uruguay, ma trasferitosi in Argentina con la sua famiglia quando aveva una anno), arrivato nel Salento a gennaio dal Livorno, è quello di conquistare la salvezza con la maglia giallorossa.
Trentadue anni compiuti lo scorso 31 gennaio. Ritorni indietro di qualche anno: com’era da ragazzino?
“Vivevo di calcio. Pensavo solo e soltanto al calcio: ero sempre per strada a giocare a pallone e a costruire le porte con i mattoni prima delle partitelle con gli amici. A quattro anni e mezzo mio nonno mi ha portato per la prima volta in una scuola calcio e da allora non ho più smesso. Un ragazzino vivace? No, timido e tranquillo”.
Valentina e Delfina le sue due figlie: chi delle due le assomiglia di più?
“Valentina di cinque anni ha un carattere molto simile al mio tranquilla e timida come il papà (sorride, ndr), mentre Delfina è identica a mamma Veronica, un vulcano in piena”.
Un suo pregio e un suo difetto come uomo …
“Il pregio è quello di essere una persona molto, ma molto paziente. Il difetto? Tengo tutto dentro, sopporto parecchio, ma poi come tutte le persone calme e tranquille quando mi arrabbio, e succede raramente, scoppio ed esagero nelle reazioni”.
Cosa avrebbe fatto nella vita se non fosse diventato calciatore?
“Sempre il calciatore (sorride, ndr). In passato ho fatto altri lavoretti quando ero in Argentina per andare avanti, ma il mio obiettivo e sogno è stato sempre stato quello di giocare a calcio e per fortuna ci sono riuscito”.
Una calciatore che da bambino l’ha fatta sognare?
“Paolo Montero per me è un idolo, uruguaiano e capitano della Nazionale. Cosa ho preso da lui? Abbiamo caratteristiche completamente diverse come calciatori. Magari gli assomigliassi in qualcosa (scherza, ndr)”.
Il suo sogno nel cassetto …
“Il mio sogno era quello di diventare calciatore professionista, ora sogno di meno, ma mi piacerebbe tanto chiudere la mia carriera nella serie A Argentina”.
È arrivato a gennaio e ha collezionato diverse presenze: si aspettava di diventare subito così importante per questo Lecce?
“E’ normale che ogni giocatore quando si trasferisce in una nuova squadra desideri sempre giocare, ma non mi aspettavo di giocarne così tante di partite visto che quando sono arrivato la squadra era giá formata. Ringrazio di cuore il mister per la sua fiducia, ma con lui ho sempre avuto un rapporto speciale, sin dai tempi in cui mi ha allenato nel Livorno”.
Quanto ci crede nel raggiungimento dell’obiettivo salvezza?
“Senza usare frasi fatte e con molta sinceritá dico che ci credo al 100%. Quando sono arrivato a gennaio la situazione ero molto peggiore rispetto all’attuale e poi invece dopo tre giorni abbiamo battuto l’Inter. Tutto è possibile, possiamo farcela”.
Una promessa: se il Lecce si salva …
“Bella richiesta perché io per la salvezza del Lecce farei davvero di tutto. Blasi ha detto che si rasa a zero? Io dico che mi farò biondissimo” .
