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IL CORSIVO – Serve una primavera giallorossa. Dopo Novara e Cesena, sapremo chi siamo

Oggi salviamo il salvabile, ma non c’è tempo per nuove prossime volte, per altri penultimatum, per brodini e contentini. La classifica aspetta più di qualche risposta. Perché in una situazione simile, lo sanno allenatore e giocatori, sei punti contro Novara e Cesena sono un debito e non una promessa.”

Si chiudeva così il corsivo post Palermo-Lecce dello scorso 28 ottobre, dopo il 2-0 incassato in Sicilia dagli undici di Di Francesco. Era l’autunno di un Lecce di buona volontà, pur sconfortato dai risultati, incapace di esprimersi al meglio e continuamente alla ricerca del gol e di se stesso: il Lecce del “vorrei, ma non posso” che in maniera timida e preoccupante ha fatto parzialmente capolino nelle ultime partite.

UN ALTRO PAREGGIO INUTILE? – Dopo l’1-1 al Via del Mare, tutto di marca Munoz, l’impressione non cambia. È vero, sono diversi il risultato, qualche uomo in campo, l’allenatore in panca. Diversa è anche la stagione che fa da cornice: quella primavera alle porte che fa apparire tutto più nuovo e che dà sempre lo sprint necessario non solo alle squadre impegnate nella lotta per non retrocedere.

Ma il peso specifico dei punti rimane quello, nonostante apprezzabilissimi sforzi e appassionanti cavalcate che hanno riacceso entusiasmo e interesse da tempo assopiti, facendo diventare il Lecce di Cosmi una realtà degna di considerazione anche per quella stampa nazionale che molto spesso ignora le faticose imprese dei piccoli.

IL RITORNO DELLA CLASSIFICA DI PIOMBO – Oggi, come in quel giovedì di fine ottobre, la classifica parla chiaro, in termini relativi più che assoluti perché è il “Mors tua, vita mea” l’unica legge che vale per rimanere in serie A. Allora, dopo nove giornate di assestamenti, giustificazioni ed esili gioie, il Lecce aveva raccolto la miseria di 4 punti.

Oggi, invece, a dieci gare dalla fine, dopo aver totalizzato ben diciassette punti in dodici partite e dopo che il Via del Mare è tornato l’orgogliosa fortezza di un tempo, la salvezza è a meno 5, mentre il Novara, protagonista di una rimontina stile Lecce di inizio 2012, dista alle spalle solo a tre punti.

Insomma, domenica dopo domenica la classifica per il Lecce e i suoi “nemici” si apre e si chiude fluttuante a fisarmonica tanto che diventano ora Parma e Fiorentina le squadre nel mirino. Anche per questo, con quattro scontri salvezza da giocare (di cui tre in casa) continuano ad avere un senso le speranze e il “crederci sempre” di Cosmi, ma purtroppo alla spartana e poco retorica verve del mister non corrispondono risultati e prestazioni sul campo all’altezza, complici errori decisivi in fase di realizzazione e gravi amnesie in difesa di chi, pur da campione del mondo, ha fatto più danno che utile nella sua esperienza in Salento.

SOTTO A CHI TOCCA, SONO SOTTO DI NOI – Dopo il pareggio burrascoso con il Genoa, avevamo auspicato un Lecce in forma e dal morale alto, anche senza punti, dopo gli impegni con Milan e Palermo, ma il timore è che i giallorossi, privi anche dell’energia di Cuadrado, arrivino un po’ a corto di motivazioni e convinzione alla vigilia delle sfide contro Novara e Cesena.

All’andata, con compassata flemma meridionale, ci facemmo bastare 4 punti, tirando addirittura un sospiro di sollievo dopo la spettacolare e inutile rovesciata di Meggiorini. Sbagliammo allora e non vorremmo sbagliare ancora adesso anche perché la musica ora è diversa, il tempo stringe e il piatto un po’ piange.

I più netti e perentori le chiamano non senza ansia le “gare da dentro o fuori”, i non meno grintosi e non poco retorici per caricarsi parlano di “dieci finali”. La sostanza è più semplice: solo dopo i 180 minuti contro Novara e Cesena, faremo i conti con noi stessi, guardando in faccia la nuova classifica prima di sapere chi siamo davvero.