IL CORSIVO – Profondo Russo
Molto rumore per un punto che sembra inutile, ma muove comunque la classifica a prescindere dagli allunghi di Siena e Bologna. Lecce-Genoa si chiude con un 2-2 inaspettato, arrivato dopo un’altra rimonta, anche se parziale, che a tratti ci ha fatto ricordare la vittoria contro il Siena di due settimane fa.
Un’illusione non tanto infondata, alimentata da altri due gol di Muriel e Brivio da conservare nell’archivio giallorosso e spezzata solo dalla rete di Beppe Sculli, proprio nel giorno della festa dei suoi ex compagni biancocelesti.
UN’ALTRA DOMENICA NO PER GLI ARBITRI – Fin qui il racconto in positivo di una partita pesantemente condizionata da due errori arbitrali. Mancano infatti un cartellino rosso a Kucka, non dato prima della fine del primo tempo, e un rigore per un fallo di R. Carvalho (Roger, mica Ricardo) su Muriel. Valutazioni sbagliate, non semplici sviste, dell’arbitro Russo di Nola ai minuti 43 e 45, nel pieno di una gara che avrebbe potuto cambiare storia.
Lo scriviamo “alla San Francesco”, con compostezza e senza cappelli in mano, consapevoli che la fortuna ci ha accompagnato in altre circostanze e che, speriamo, non ci lascerà certo oggi, mentre ripetiamo con l’amaro in bocca quanto sommessamente affermato domenica scorsa dopo l’espulsione di Balzaretti che ha influito su Siena-Palermo.
In questa fase del campionato, quando ogni partita che passa rappresenta una tappa in meno verso i traguardi stagionali di ogni squadra, ogni svista, ogni decisione superficiale pesa, soprattutto per quelle squadre come il Lecce che, protagoniste finora di un mezzo miracolo, impiegano le pur poche risorse economiche a disposizione e affrontano sforzi psicologici considerevoli per raggiungere l’obiettivo stagionale.
SCULLI E MOLLI – Al di là degli episodi, i giallorossi si fanno notare più per gli acuti dei singoli che per la prestazione corale di fronte a un Genoa che, reduce da cinque sconfitte consecutive in trasferta a Napoli, Cagliari, Palermo, Catania e Bergamo, inverte la rotta e si dimostra propositivo, fisicamente più fresco e tatticamente puntuto.
Dopo un primo tempo così così, il Lecce tira fuori qualche arma in più e, pur ribaltando il risultato, non riesce a controllare pienamente il match, privo della carica del suo vero dodicesimo uomo in campo, quel Serse Cosmi espulso verso la fine del primo tempo. E il Genoa in formato Marassi, più motivato e pericoloso, va pure vicino ai tre punti quando Benassi salva su uno scatenato Sculli.
Serse ci ha abituato bene. Il Lecce prosegue la striscia positiva di risultati utili, ma gli umori della tifoseria raccontano di una marcia trionfante stoppata, non senza prepotenze esterne, da un pareggio che ha il sapore della sconfitta. Per i più ottimisti, invece, può essere solo un altro strappo prima di un’altra ripartenza, come accaduto più volte durante questa stagione: basta pensare alla sconfitta di più di un mese fa contro l’Udinese dopo la vittoria storica contro l’Inter e prima del filotto positivo che, vale la pena ricordarlo, non si è ancora interrotto.
Più di questo pareggio, a preoccupare sono l’infortunio di Cuadrado, l’assenza di un leader forte come Di Michele e i recuperi (Bologna-Juventus, Parma-Fiorentina, Cesena-Catania) che in settimana toglieranno ogni asterisco alla classifica.
La tartaruga al quart’ultimo posto si allontana e sale per ora a quattro lunghezze, con il Lecce che nelle prossime gare si troverà di fronte il Milan a San Siro prima e il Palermo in casa poi, due avversari non certo facili per colmare il gap. Al tempo stesso, quota 40 dista 15 punti, l’equivalente di cinque vittorie che potrebbero anche non bastare.
Le sfide con Novara e Cesena sono in programma proprio dopo aver affrontato Miccoli e soci e per vincerle bisogna arrivarci in forma. Con qualche chance ancora aperta e con quel morale alto che solo le grandi imprese possono dare.
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