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foto: il muro giallorosso di Reggio Emilia
ph: SalentoSport

LECCE – Cronaca di una domenica bestiale al “Mapei Stadium”: follia, cuori che scoppiano e una salvezza leggermente più vicina

Il risveglio del lunedì, dopo una domenica trascorsa sulle montagne russe, ha il sapore dolce dell’ossigeno puro. Quello che è successo al Mapei Stadium entra di diritto nell’antologia delle trasferte più folli, epiche e passionali della storia del Lecce, ultima giornata permettendo. Una vera e propria altalena di emozioni che solo il calcio sa regalare, vissuta dal vivo da un muro giallorosso impressionante: tra i sei e gli ottomila (a spanne) cuori salentini arrivati a Reggio Emilia di domenica sera, sobbarcandosi due lunghi viaggi per trascinare la squadra, polverizzando il concetto di “settore ospiti”.

ASTRI A SUD-EST – Una partita vietata ai deboli di cuore, un thriller in piena regola dove gli astri hanno deciso di girarsi verso Sud-Est nel finale più rocambolesco possibile. Il tabellino dice 2-3, e la prima grande notizia è che finalmente i centravanti hanno deciso di prendersi la scena. Walid Cheddira e Nikola Stulic hanno scelto la notte più importante per sbloccarsi, mettendo a segno tre gol pesantissimi. Erano mesi che l’attacco non ruggiva così: per ritrovare il Lecce capace di segnare tre reti nella stessa partita bisogna riavvolgere il nastro di 1 anno, 3 mesi e 17 giorni, quando alla 23ª giornata del campionato 2024/25 i giallorossi espugnarono il Tardini battendo il Parma per 3-1. Da quella notte sono trascorse ben 49 partite ufficiali di astinenza da “tris”.

UDINESE ASSENTE INGIUSTIFICATO – Eppure, per larghi tratti della gara, lo spettro della beffa è rimasto lì a galleggiare nell’aria. Le notizie arrivate in contemporanea da Udine non facevano che alimentare l’ansia: una Cremonese corsara si è portata in vantaggio dopo soli 9 minuti in Friuli, trovando di fronte un Udinese distratta, sbandata e deconcentrata. Nonostante i proclami della vigilia, le rassicurazioni del tecnico Kosta Runjaic che prometteva una squadra al massimo delle proprie forze e il forfait a sorpresa di Nicolò Zaniolo, uomo di maggior talento, i bianconeri sono parsi stranamente svuotati e i loro tifosi se ne sono accorti e hanno manifestato il proprio disappunto abbastanza palesemente. Sullo sfondo della Dacia Arena, del resto, aleggiava pesante l’ombra del “caso Payero”, e la Cremonese ha avuto vita fin troppo facile nel portare a casa un successo comodo.

AL MAPEI SFIDA ALL’ULTiMO SANGUE – A Reggio Emilia, invece, si è dovuto sputare sangue. Il Lecce ha barcollato, ha tremato di fronte a un gol annullato al Sassuolo per fuorigioco millimetrico, ha ringraziato la buona sorte su un palo clamoroso (sporcato da Veiga) e su una traversa neroverde da brividi di Thorstvedt. Poi, la beffa del pari emiliano a pochissimi minuti dal novantesimo sembrava aver gelato il popolo salentino. In mezzo, la scacchiera mossa continuamente da Eusebio Di Francesco, passato dal 4-2-3-1 dell’avvio a un abbottonatissimo 5-2-2-1 intorno al 60′, fino al disperato e coraggioso 3-4-3 degli ultimi minuti, l’assetto del tutto per tutto che ha spaccato il match.

WALO E NIKOLA, “THE PERFECT DAY” – In campo si è visto di tutto. Compresa la signorilità di Cheddira, che ha strozzato in gola la gioia per la doppietta personale, accennando appena un sorriso per rispetto ai suoi ex tifosi. Per il marocchino è una giornata da incorniciare: la doppietta in Serie A gli mancava dal 14 aprile 2024 (un Napoli-Frosinone 2-2), e anche allora sulla panchina dei ciociari sedeva proprio Di Francesco. Al 96′, però, il Mapei Stadium è letteralmente esploso. Al diagonale vincente di Stulic è venuto giù il settore ospiti, un boato assordante che ha travolto anche la tribuna autorità. Nel box della dirigenza, il presidente Saverio Sticchi Damiani è diventato letteralmente viola per la gioia e per la tensione accumulata, lasciandosi andare a un’esultanza sfrenata insieme alla moglie e all’amministratore delegato Sandro Mencucci. Un’adrenalina talmente alta che nel convulso finale è scoppiata persino una mezza rissa vicino alle panchine, che ha visto protagonisti accesi il vice allenatore Fabrizio Del Rosso e lo stesso Di Francesco. I brividi sono continuati anche dopo il fischio finale, immortalati nella bellissima foto di gruppo della squadra e di tutto lo staff tecnico radunati sotto la curva, con quel gigantesco muro giallorosso a fare da sfondo ideale.

SBORNIA ARCHIVIATA, ORA CHIUDERE LA PRATICA – La sbornia di gioia è stata bellissima, ma la festa va congelata immediatamente. Da stamattina è iniziata la settimana più importante dell’anno. Domenica al Via del Mare arriverà il Genoa per l’ultimo atto. I calcoli sono azzerati: vincendo, il Lecce sarebbe matematicamente salvo, senza il bisogno di tendere l’orecchio a quanto accadrà a Cremona nello scontro tra grigiorossi e Como. Sulla panchina del Grifone, ironia della sorte, siede una leggenda indimenticata della storia giallorossa come Guillermo Giacomazzi, vice di Daniele De Rossi, nonché suocero di Antonino Gallo. Il pericolo più grande, adesso, è quello di metabolizzare troppo i festeggiamenti di domenica notte, arrivando scarichi all’appuntamento con la storia. La battaglia del Mapei ha dato la spinta, ma domenica al Via del Mare serve l’ultimo, definitivo colpo di reni per blindare la Serie A.