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foto: archivio
ph: Coribello/Salentosport

LECCE – Buio pesto a Bologna: le pagelle di una caduta libera che sembra senza fine

LE PAGELLE DI BOLOGNA-LECCE

Falcone 6,5: Incolpevole sui gol, ne salva altri due in scioltezza su Orsolini. Tieni duro, Wladimiro, è quasi finita.

Veiga 4,5: Completamente sopraffatto da Cambiaghi che non prende mai in difesa e che non supera mai nelle rare volte in cui il portoghese trova il fondo nella metà campo avversaria. Ma d’altronde, il Lecce non ha alternative da quelle parti e quindi così sia.

Siebert 5,5: Prova a chiudere alla disperata su Freuler nel primo gol. Insieme a Tiago, comunque, non sfigura tranne quando si improvvisa regista arretrato, sfoderando dei lanci lunghi per i compagni da brivido.

Tiago Gabriel 5,5: Nel primo gol prova a rimediare all’errore del compagno ma Orsolini è bravo a rubargli il tempo e poi Freuler fa il resto. Se la cavicchia al centro per tutta la gara, anche perché il Bologna non sembra poi avere tanta voglia di giocare. Rimedia a un errore di Veiga nella ripresa, cercando invano lo stacco vincente da corner. I suoi 196 cm dovrebbero  pesare di più in area avversaria.

Ndaba 4: C’è poco da dire: il primo gol è soprattutto errore suo. Guarda le farfalline del Dall’Ara, non si accorge dell’inserimento di Orsolini, chiude in ritardo mettendo in difficoltà seria compagni e portiere. Continua poi col suo primo tempo pessimo chiudendo in ritardo su Casale a due passi dalla porta, lasciandolo saltare libero e bello.

(46′ Gallo) 5,5: Fa sicuramente meglio di Ndaba in copertura su Orsolini, ma non ci voleva molto. Qualche duello lo perde ma in difesa è uno dei meno sbadati. Poca spinta in avanti se si eccettua qualche corner battuto un po’ alla cieca.

Ramadani 5,5: Un peccato aver rovinato al 92’ una prestazione sin lì sufficiente a causa di un errore tecnico dovuto alla voglia di riprendere subito il gioco e di tentare l’assalto nell’ultimo pallone. È suo il lancio che spalanca le porte del vantaggio a Stulic; è suo l’unico tiro verso la porta avversaria. In mezzo ci mette la voglia di lottare e di certo è uno dei più positivi tra il nulla giallorosso.

Ngom 4: Spettatore non pagante per tutto il primo tempo. Ci si accorge della sua presenza solo quando l’arbitro lo ammonisce per un fallaccio fuori tempo su Orsolini.

(46′ Gandelman) 5: Corre tanto ma corre a vuoto, balzellando di qua e di là senza prenderla mai. Di Francesco lo schiera a ridosso della “punta”, ma non incide, non ha i tempi per l’inserimento, non dialoga bene coi compagni. Insomma, è tutto un “non”.

Pierotti 6: Uno dei pochissimi che sembra avere a cuore la maglia che indossa. Corre per tutti gli 82 minuti in cui rimane in campo, facendo da terzino aggiunto sulla destra, da intenditore a centrocampo e da esterno d’attacco. L’unico che corre e si propone, l’unico che fa qualcosa di utile. L’unico che forse non andava tolto anche se a correre su e giù per la fascia di benzina se ne consuma tanta.

(82′ Sala) sv: Una punizione battuta nei denti di Orsolini e poco altro nei dieci minuti domenicali concessigli dal mister.

Coulibaly 5: Se non girano nemmeno i piedi più presentabili della rosa, allora è notte fonda. In difficoltà nella corsa, nel pressing, nelle marcature, preso d’infilata più e più volte, mai preciso e decisivo ai 30 metri avversari.

Banda 5: Giornataccia anche per uno dei meno peggio dell’ultimo periodo. La pioggia e il freddo di Bologna gli annebbiano le idee. Non si contano le scivolate con palle perse.

(64′ N’Dri) 5: Tanta voglia di spaccare il mondo ma pochissimo o nulla di utile, specie sulla sinistra dove è evidentemente in difficoltà.

Stulic 4: S’invola verso la porta di Pessina con la lentezza di un bradipo per poi appoggiare una caramellina senza senso gettando alle ortiche un’occasione colossale per dare un’altra storia alla partita. E poi, sul rinvio di Falcone, non contrasta la palla a Lucumi che lo anticipa con una facilità disarmante, dando il via all’azione del vantaggio felsineo.

(64′ Cheddira) 5: Si dà un po’ da fare in avanti, porta a casa qualche punizione e qualche corner, ma è sempre spalle alla porta. E non tira mai. Il Ramadan è finito da un pezzo.

All. Di Francesco 4: Il Lecce regala due gol al Bologna sciupando una nuova occasione per mettersi alle spalle la Cremonese. Il 2-0 del Dall’Ara è frutto di una gara giocata con sufficienza, approssimazione, senza mordente, senza idee, senza un progetto di gioco, lasciando il tutto all’improvvisazione più totale. Alla vigilia il tecnico aveva stigmatizzato i mugugni che arrivano al secondo tocco sbagliato di un proprio calciatore, ma quando davanti agli occhi si presentano delle prove del genere, cosa spera Di Francesco? Che ci si spellino le mani dagli applausi? Gli applausi ce li si deve guadagnare. Se non col risultato, quantomeno con la determinazione in campo per tutti e cento i minuti. Anche oggi l’allenatore abruzzese ha schierato una squadra poco propensa ad aggredire all’avversario e questo è gravissimo se si guarda la classifica e il calendario. Di gare ne mancano sempre di meno e il Lecce – clamorosamente – è ancora in ballo per la salvezza con una rosa costruita male, corretta peggio a gennaio e dalla quale il suo condottiero non riesce a tirar fuori nulla, ma proprio nulla. Non si può infierire sui due gol regalati al Bologna e sul gol mancato da Stulic, che poi è stato il primo e ultimo tiro verso la porta avversaria, se si eccettua un mancino alto di Ramadani, sempre nei primi minuti di gioco. Ora la domanda che viene spontanea, alla Lubrano, è la seguente: se Di Francesco non riesce a dare la scossa alla sua squadra che sembra in caduta libera sotto tutti i punti di vista (fisico, tecnico, tattico, caratteriale), è pensabile che lo stesso tecnico ne prenda atto pubblicamente e si prenda le sue responsabilità? Oppure, in alternativa, è pensabile che la società – che ha avallato una rosa mediocre e un tecnico che ad oggi sembra impotente – intervenga in extremis per dare una svolta a questa sciagurata stagione?