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ph: Coribello/Salentosport

LECCE – Il Pagellone dell’anno: i voti ai protagonisti della salvezza e le mosse future di tecnico e società per il nuovo ciclo

Il traguardo è tagliato, la nave è in porto e il Salento può celebrare un’altra sofferta, meritata salvezza. È il momento dei bilanci che la stagione di Serie A appena conclusa lascia in dote. Tra miracoli tra i pali di Falcone che profumano di storia, le tante scommesse che si possono considerare non vinte e il mistero fitto attorno a oggetti misteriosi mai pervenuti, il cammino del Lecce si specchia nei voti dei suoi protagonisti. Un’annata vissuta costantemente sul filo del rasoio, blindata dalla tenacia di Eusebio Di Francesco e da una società impeccabile dietro la scrivania, ma chiamata adesso a raccogliere l’eredità di un terremoto tecnico per rifarsi il trucco in vista del futuro. Il pagellone finale 2025/26.

PORTIERI

Falcone 8,5 (38 presenze, -50 gol, 10 clean-sheet, due rigori parati) – Anche quest’anno è stato il migliore di tutti difendendo molti dei 38 punti incamerati dalla squadra. Ha sfoderato miracoli su miracoli, è spesso stato lo starter dell’azione offensiva coi lanci lunghi, è leggermente migliorato nelle uscite, si è migliorato anche nei dati  dei gol incassati (50 contro i 58 dello scorso anno), dei clean-sheet (l’anno scorso nove) e dei rigori parati (l’anno scorso uno). Comunque vada, rimarrà a pieno titolo nella storia del Lecce e sale di diritto sul podio nella classifica dei migliori portieri della storia giallorossa. Ha dimostrato e continua a dimostrare tantissimo attaccamento alla maglia, a Lecce, al Salento, ai tifosi. Egregia sindaca del Comune di Lecce: a quando la cittadinanza onoraria per Wladimuro?

Fruchtl sv (0 presenze): Ancora un’annata all’ombra di Falcone con una sola partita giocata, quella a Milano in Coppa Italia contro il Milan. Il praticantato dovrebbe essere finito: ora sia lui, sia il Lecce, sono ad un bivio.

Samooja sv (0 presenze): Altra annata di esperienza.

DIFENSORI

Ndaba 5 (14 presenze): Ha raggiunto la soglia minima senza lasciare il segno. Discontinuo, solo sei volte da titolare, qualche prova decisamente negativa come quelle in casa contro l’Atalanta e a Bologna. Da qui a pensare che l’anno prossimo possa veramente ambire per un posto da titolare sulla fascia difensiva sinistra, ce ne passa. Il recente esordio nella nazionale maggiore irlandese potrebbe aiutarlo nel migliorare l’autostima.

Gaspar 5,5 (23 presenze): Buon avvio di campionato ma poi sia la sciocchezza in casa col Parma (espulsione a tempo scaduto e tre giornate di squalifica), sia un nuovo grave infortunio a febbraio, hanno messo una pietra tombale alla sua stagione.

Perez sv (1 presenza): Un disastro a Torino con la Juve per 32 minuti. E può anche bastare così.

Veiga 6 (36 presenze, 1 assist): Con l’epurazione di Guilbert è diventato unico proprietario della fascia difensiva destra. Con il prestito di Kouassi, non tamponato, ha dovuto tirare la carretta per tutta la stagione senza mai fermarsi. È ora, però, di fare il salto di qualità anche in fase di gol e contributi al gol: sembra averne le potenzialità.

Jean 6 (7 presenze): Ha fatto il suo quando è stato chiamato in causa con qualche brivido ma anche con sostanza. A sua attenuante: tornava da un bruttissimo infortunio. Conferma sensazioni di affidabilità. 

Gallo 6 (37 presenze, 4 assist): Ha corso su e giù come un dannato per tutta la stagione. In difesa può e deve ancora migliorare tanto, specie quando viene attaccato alle spalle su cross lungo, ma è uno di quelli che non ha mollato mai, mettendo a referto anche quattro assist.

Tiago Gabriel 7 (37 presenze, 2 gol): La rivelazione della stagione e quasi sicuramente la prossima plusvalenza da iscrivere a bilancio. Terzo per media voto generale, è cresciuto come un gigante di partita in partita insaccando anche due palloni pesantissimi. Potenzialmente può fare ancora meglio, ma probabilmente saranno problemi della sua prossima squadra.

Siebert 6 (21 presenze, 1 gol): Dopo due prove negative contro Atalanta e Como, viene promosso titolare nel girone di ritorno per l’infortunio di Gaspar. Gioca una stagione positiva, con qualche alto e basso di troppo ma anche con un gol segnato a Napoli. Deve lavorare molto sull’impostazione di gioco, ad oggi decisamente sotto media. Per essere all’esordio in un calcio complicato come quello della Serie A, però, non è andata poi malaccio. Ma ha 24 anni, non è un ragazzino ed è ora di fare il salto di qualità.

CENTROCAMPISTI

Ngom 5,5 (15 presenze): Uno degli acquisti di gennaio che sicuramente ha visto più campo. Due prove convincenti in casa contro la Cremonese e fuori contro la Roma ma zero gol e zero assist in 15 presenze. Era all’esordio, è un classe 2004: c’è tempo per rifarsi e alzare il livello, se ne è capace.

Fofana sv (5 presenze): Solo una volta da titolare, ingaggiato contemporaneamente allo smistamento in prestito di Kaba. Per quel poco visto quest’anno, non è stato un acquisto azzeccato.

Berisha 7,5 (13 presenze, 2 gol, 3 assist): Secondo migliore della rosa nonostante il grave infortunio di dicembre. Cinque contributi diretti in soli 13 turni: numeri da top player. Speriamo che l’anno prossimo sia quello della sua definitiva affermazione, perché se la merita tutta.

Helgason 5 (8 presenze): Da tempo relegato ai margini della rosa per non ben precisati motivi (tecnici? di altro tipo?). Poche occasioni per farsi vedere e impatto nullo. Ma d’altronde, con che spirito poteva entrare in campo, sapendo di essere un corpo estraneo?

Ramadani 6,5 (37 presenze, 1 gol): Corsa e grinta da vendere, buoni tempi di chiusura ma in fase di costruzione c’è ancora tanto da fare e, tra l’altro, è evidentemente non il ruolo che predilige. Un pizzico più determinato ed efficiente nel girone di ritorno. Pesante come un macigno il gol di Cagliari. È un mediano vecchio stampo: per le geometrie, occorre altro. Ha, però, ancora una volta, dimostrato grande attaccamento alla causa Lecce.

Gorter sv (2 presenze): Si intravedono delle cose molto interessanti.

Coulibaly 7 (33 presenze, 3 gol, 1 assist): Quattro contributi diretti in 33 presenze: ci ha pensato lui, quest’anno, a tirare su i numeri del centrocampo dopo quelli pessimi della scorsa stagione. Insostituibile, anche perchè è uno dei pochi che unisce alla corsa e alla determinazione anche intelligenza tattica e buona familiarità in fase di finalizzazione davanti alla porta.

Marchwinski sv (0 presenze): Che dire? Uno dei più grandi misteri italiani dopo Ustica.

Kovac sv (0 presenze): Annata vissuta con un buon numero di panchine per cominciare a familiarizzare col mondo dei pro.

Gandelman 6,5 (19 presenze, 2 gol, 1 assist): L’acquisto più importante del mercato di gennaio: chiude con due gol (consecutivi tra Udinese e Cagliari) e con l’assist per il gol più importante della stagione, quello di Stulic a tempo stra-scaduto al Mapei Stadium che ha spostato l’ago della bussola salvezza verso sud-est. E nonostante un infortunio che non gli ha permesso di allenarsi con continuità e profitto.

Sala sv (9 presenze, 1 assist): Doveva essere uno dei calciatori che, potenzialmente, poteva contribuire a far fare alla squadra il salto di qualità ma non è mai riuscito a strappare la fiducia di Di Francesco. Con la conferma del tecnico abruzzese a Lecce, la sua presenza nella rosa 2026/27, a questo punto, è più che incerta. Salvo ripensamenti a vario titolo.

ATTACCANTI

Cheddira 6,5 (17 presenze, 3 gol, 1 assist): Dopo 13 partite consecutive a secco, decide che è ora di lasciare il segno, cominciando dalla gara di Pisa (gol e assist), per poi mettere un altro doppio, pesantissimo, sigillo su quella di Reggio Emilia contro i suoi ex compagni del Sassuolo. Probabilmente non continuerà la sua avventura in giallorosso e probabilmente il voto assegnato non rispecchia appieno il suo rendimento stagionale. Ma tra Pisa e Sassuolo si è costruita mezza fetta di salvezza e ciò non può passare in secondo piano.

Stulic 6,5 (34 presenze, 4 gol): Stesso discorso che vale per Cheddira, anche se l’italo-marocchino è arrivato a Lecce a gennaio mentre il serbo lo era già dai tempi del ritiro di Bressanone. Solo quattro gol ma pesantissimi: in casa col Pisa (tre punti), in casa col Parma (gol del vantaggio lampo, gara poi vanificata dalla follia di Banda), in casa con la Cremonese (vittoria che poi è valsa il doppio contro la diretta concorrente nello sprint finale salvezza) e il gol più assurdo, insperato, pesante della stagione: quello al 96′ di Sassuolo-Lecce. Tante insufficienze raccolte, dovute sia al suo lento adattamento (e alla sua lentezza in generale) a un calcio molto diverso da quello belga, ma anche a una fase offensiva fatta spesso di approssimazione, di poche idee e di pochissimi palloni giocabili per gli attaccanti. Al netto di tutto, dei tanti stop errati, del pressing blando sul portatore di palla avversario, delle palle gol fallite sotto porta, sulla salvezza 2025/26 del Lecce c’è anche il suo marchio a fuoco.

N’Dri 5,5 (27 presenze, 2 gol): È partito da riserva e riserva è rimasto, non riuscendo a convincere appieno mister Di Francesco nemmeno quando gli esterni d’attacco erano contati. Una sola volta su 27 è stato schierato da titolare, nel match casalingo contro la Fiorentina. Restano a referto due gol bellissimi (a Bergamo e a Udine) ma inutili ai fini del punteggio finale. Resta anche un grosso dubbio sulle sue reali potenzialità: lo scatto, il dribbling e la sfrontatezza nel cercare il tiro ci sono, restano però diversi gap da colmare, in primis deve crescere tatticamente nel capire qual è la cosa giusta da fare quando si trova il pallone tra i piedi. Di Francesco dovrà lavorarci sodo nella prossima stagione.

Banda 7 (32 presenze, 5 gol, 4 assist): È la sua miglior stagione da quando è a Lecce e chiude anche col record di goleador della squadra, mettendosi alle spalle coloro che goleador lo sono – sulla carta – di mestiere. Il suo girone d’andata è stato contrassegnato da due gol contro le due torinesi e da un paio di assist, uno dei quali nell’importantissimo scontro diretto casalingo contro il Parma (gol di Stulic), poi vanificato da quella folle entrata ai danni di Delprato. I tre punti persi coi ducali potevano davvero costare cari alla chiusura della stagione 2025/26. Pippi, però, ha saputo rialzarsi, traendo beneficio da una situazione sciagurata (e in questo il lavoro del mister deve essere stato davvero incisivo) sino a diventare un trascinatore nel girone di ritorno, segnando tre gol (in casa con l’Udinese, a Pisa e nell’ultima col Genoa) impreziosendolo con un paio di assist. Ci si augura che il prossimo sia l’anno del suo definitivo salto di qualità, qualora dovesse rimanere ancora a Lecce.

Camarda 6 (21 presenze, 1 gol): Poteva essere la sua prima esperienza da protagonista nel massimo campionato di calcio ma sulla sua stagione hanno inciso sia il fatto che il Lecce ha sempre preferito giocare a una punta sola, sia il suo infortunio alla spalla che lo ha privato del campo da gioco per circa tre mesi. Resta, però, un bel gol a tempo scaduto contro il Bologna e l’impressione che le sue qualità tecniche verranno fuori completamente in un periodo di tempo non troppo lontano.

Sottil 5 (21 presenze, 1 gol, 2 assist): Doveva essere una delle frecce più importanti nella faretra di Di Francesco ma – come spesso gli è successo sinora in carriera – non è riuscito a esprimersi al meglio. Tecnicamente potrebbe davvero essere un esterno letale se solo riuscisse a trovare continuità fisica e di rendimento. Ormai di anni ne ha 27, non è più giovane, non può ancora essere una scommessa. Il suo futuro dipende da lui, dalle sue motivazioni, dalla sua voglia di lasciare il segno in un progetto adatto a lui. Quello di Lecce sembrava esserlo con un gol e un assist nelle prime sei partite, ma poi si è arenato. Un non ben identificato infortunio lo ha tenuto lontano dai compagni negli ultimi tre mesi di campionato, quelli decisivi. Bisogna anche capire quanto incidano sul suo basso rendimento in campo alcuni aspetti caratteriali visti anche in Sottil padre.

Pierotti 6 (37 presenze, 1 gol, 2 assist): Dopo i quattro gol e i due assist dello scorso anno ci si aspettava quantomeno che confermasse questi numeri. Così non è stato, ma: quest’anno ha praticamente giocato a tutta fascia, saltando solamente una partita, correndo come un dannato per arretrare sulla linea di difesa per aiutare il compagno nei raddoppi, nelle chiusure e nelle ripartenze. Decine e decine i coast to coast tentati sulla fascia destra, spesso a testa bassa e in stile rugby, avanzando palla al piede e trascinandosi dietro gli avversari. Però le azioni da rugby sono fini a se stesse se non concretizzate nel giusto momento, con un passaggio al compagno smarcato o con un bel tiro in porta. C’è da dire che non è facile mantenere lucidità e freschezza quando si deve coprire praticamente cento metri di campo. Speriamo che, qualora rimanesse – come sembra – l’anno prossimo si riesca a valorizzarlo di più e al meglio.

ALTRI

Maleh 6 (9 presenze): Spesso uno dei migliori – o dei meno peggio, per essere più precisi – nel girone d’andata, quando è stato impiegato. Reintegrato in rosa dopo due mesi di campionato, poi utilizzato col contagocce e sempre da rincalzo, poi di nuovo relegato in panchina, poi quattro partite da titolare, poi di nuovo panchina e la cessione alla Cremonese, che non è riuscito a salvare. Ci sono tante domande sul suo impiego, spesso fatte e rimaste senza risposte concrete da chi di competenza. E l’anno prossimo che succederà? Si ripeterà il ciclo ritiro-panchina-scampoli di partite-cessione in prestito a una concorrente?

Pierret sv (3 presenze): Da punto fermo della squadra della scorsa stagione a elemento in esubero. Tutto troppo in fretta e tutto troppo nebuloso per capirci qualcosa.

Kouassi sv (4 presenze): Preso come rincalzo di Veiga, quasi mai utilizzato per tutto il girone d’andata. Una delle scommesse perse di Corvino/Trinchera.

Morente 5 (16 presenze, 1 assist): Forse la delusione maggiore di quest’anno. Non c’era il dubbio che ci si trovasse davanti Bruno Conti ma, comunque, la sua involuzione tecnica e tattica è stata sotto gli occhi di tutti. D’altronde, quando mancano le motivazioni, è giusto e opportuno andare a cercarle altrove. La domanda potrebbe, però, essere un’altra: perchè il Lecce non riesce a motivare?

Allenatore Di Francesco 7: Il voto premia il raggiungimento dell’obiettivo vitale in un’annata densa di ostacoli. È riuscito a compattare il gruppo nello sprint finale e a condurre la nave in porto nonostante una rosa strutturalmente incompleta e i lunghi mesi di emergenza dovuti agli infortuni, tanti. È altresì riuscito ad avere, finalmente, un pizzico di fortuna dalla sua dopo le immeritate retrocessioni dei due anni scorsi. Ha cercato di tenere il punto sul suo modo di vedere la squadra e sul modo di schierarla in campo. Le spesso tardive sostituzioni sono state compensate da un risultato che premia la sua tenacia. La società lo ha blindato per aprire un ciclo, segnale che le sue idee tattiche sono il pilastro da cui ripartire. Resta la curiosità di vederlo all’opera con un mercato finalmente cucito – si spera – sulle sue reali esigenze.

Società 6,5: Promossa a pieni voti sul piano amministrativo e della gestione economico-finanziaria del club che, anche nella stagione appena chiusa, ha saputo trarre il massimo da alcune cessioni importanti per autofinanziarsi e per affrontare un campionato partendo, come sempre, dall’ultima fila e con gli sfavori del pronostico. Resta però qualche perplessità sulla gestione del caso Corvino e su qualche aspetto comunicativo (in generale) da migliorare.

Area tecnica 6: Un voto di stima e di passaggio per un comparto che ha vissuto un autentico terremoto interno. Le fragorose dimissioni di Corvino hanno assorbito tempo ed energie, costringendo Sticchi Damiani a ridisegnare daccapo i quadri operativi. La scelta di dare pieni poteri a Trinchera e promuovere Piluso garantisce continuità, ma adesso si apre la prova del nove. Il mercato in entrata e la gestione di esuberi complessi come Marchwinski diranno se l’allievo è pronto a superare il maestro.