foto: S. Sticchi Damianiph: Coribello/SalentoSport
LECCE – Sticchi Damiani ripercorre gli 8 anni da presidente: “Fu un atto di fede, continuerò fino a quando avrò forze e sarò utile alla causa
Il presidente Saverio Sticchi Damiani, ai microfoni di tuttomercatoweb, è intervenuto per celebrare gli otto anni alla guida del Lecce, anniversario che ricorre in questi giorni (QUI).
“Fu un atto di fede e non un’operazione di business”, spiega Sticchi Damiani, “questi otto anni sono stati molto intensi perché è accaduto un po’ di tutto”.
Il suo amore per i colori giallorossi (“Sono leccese, salentino, tifoso del Lecce”) ha trasformato il club, portandolo a raggiungere traguardi storici. Tra i momenti più belli, Sticchi Damiani cita la “promozione dalla C alla B”, definita “senza dubbio liberatoria“, poiché non accettava che una piazza come Lecce restasse in Lega Pro. Il vero trionfo recente sono state però le tre salvezze consecutive in Serie A, un “record sportivo indimenticabile nella nostra storia”, accanto allo scudetto della Primavera.
La chiave del successo è la simbiosi con il direttore Sportivo Pantaleo Corvino, prossimo a festeggiare il suo 76esimo compleanno proprio venerdì quando il Lecce affronterà il Pisa. Sticchi Damiani lo ha voluto fortemente per “rimettere in sicurezza il club” e poi raggiungere i risultati. Lavorare con Corvino è facile perché entrambi condividono la “cultura del lavoro: per competere dobbiamo lavorare venti ore al giorno“.
Il presidente racconta con orgoglio gli aneddoti di mercato che definiscono la filosofia del club. Tra i colpi migliori spicca l’operazione Umtiti e soprattutto Dorgu, ceduto al Manchester United per 38 milioni: un’operazione che “rappresenta il modello Lecce a 360°”. Ma la coerenza si vede anche nei no: ricorda di aver mandato via un giocatore che aveva “due Rolex per polso” e troppi tatuaggi, profili ritenuti non in linea con l’ambiente Lecce.
Le cessioni di Hjulmand, Strefezza e Baschirotto sono state “umanamente le più dolorose”, ma logiche. La cessione di Baschirotto, in particolare, ha liberato spazio per Tiago Gabriel, un fine 2004 con “numeri impressionanti” e un rendimento “fuori dal normale” che ha già suscitato l’interesse di molti club, Juventus in primis, anche se “è prematuro per parlarne”.
Riguardo al modello di gestione, il Lecce opera con uno dei monte ingaggi più bassi della Serie A. Sticchi Damiani sottolinea che la salvezza è figlia di due fattori: “non solo aver sbagliato il meno possibile, ma anche aver visto sbagliare chi ha più mezzi di noi e solo la prima condizione non è sufficiente per salvarsi, tanto è grande il divario economico ai nastri di partenza“.
Per il futuro, i progetti sono concreti: lo stadio Via del Mare vedrà un “restyling graduale” con copertura integrale, la cui conclusione è prevista per ottobre 2026. Sul piano sportivo, il presidente esprime il suo sogno da tifoso: “mi piacerebbe continuare a scrivere la storia restando in A per il quarto anno consecutivo“. Sottolinea inoltre l’importanza di dare maggiore spazio ai giovani italiani, come fatto dal Lecce con la scommessa sul classe 2008 Camarda, per il bene della Serie A e della Nazionale.
Il suo “fioretto è sempre stato questo: impegnarmi al massimo insieme al mio staff”. E sul futuro? “Non faccio calcio per business, ho investito risorse personali per il territorio e non ho mai guadagnato nulla. Continuerò finché avrò forze e soprattutto sarò utile alla causa. Poi se arriverà qualcuno che ha i mezzi per fare meglio, sarò il primo a sostenerlo“.
