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LECCE – La sfiga ci vede benissimo, ma la fortuna bisogna meritarsela

Quanta amarezza può lasciare dentro una sconfitta come quella di ieri sera a Genova? La maschera di Liverani, davanti alle telecamere nel post-partita, era abbastanza eloquente. Dava l’idea di aver assistito a qualcosa di incredibile e di imponderabile, roba che nemmeno gli amici al bar, davanti a una birra, ti avrebbero creduto.

I NUMERI DICONO CHE… – I fatti dicono che a quattro turni dal termine, il Lecce si trova a meno quattro dal Genoa. Ma ciò non basta: arrivando a pari punti, i rossoblù avrebbero il vantaggio dello scontro diretto vinto ieri che li premierebbe, dopo il 2-2 dell’andata. Come se non bastasse. Quindi, si deve parlare di -5. I fatti dicono anche che il Lecce, dalla ripresa del campionato, ha portato a casa solo quattro punti in otto gare, mezzo punto per ogni partita. E, per una squadra che deve salvarsi, questi sono numeri impietosi, come lo sono quelli delle reti subite, che, dopo ieri, sono salite a 76, peggior difesa del campionato davanti al Brescia, prossimo avversario al “Via del Mare”.

JAGIELLO COME VAN BASTEN, GABRIEL COME BUYO – I fatti dicono che anche ieri sera i giallorossi hanno regalato almeno un gol ai propri avversari, vedasi rete di Sanabria, nata da un errato disimpegno in uscita di Dell’Orco e da una ingenuità collettiva di tutta la difesa che, tre contro uno e con un rimpallo sfavorevole, ha permesso all’attaccante di casa di bucare Gabriel. E poi, un altro errore dal dischetto di Mancosu, il secondo consecutivo. Ma, si sa, solo chi non fa non sbaglia. Alla fine, però, quel tiro in curva dagli undici metri si è rivelato più pesante del previsto. La fortuna prima ha dato, poi ha tolto. Un tiro cross dello stesso capitano si è infilato, un po’ a sorpresa, alle spalle di Perin. Il pari, per quello che si era visto sino a quel momento, era il risultato più giusto, il minimo che si potesse portare a casa. Da quel momento in poi, la squadra di Liverani si è resettata e, forse, si stava per accontentare di un punto che avrebbe lasciato immutate le speranze salvezza. La Dea Bendata, però, ha deciso di riprendersi il regalo. Perché i regali, alla fine, ce li si deve meritare. Un tiro da fuori di Jagiello sbatte sul palo, prende la schiena di Gabriel e ritorna in porta. Ricorda la rete segnata da Van Basten a Madrid nella semifinale di Coppa Campioni del 1988/89: colpo di testa dell’olandese, palla che sbatte sulla traversa, poi sulla schiena di Buyo e quindi in fondo al sacco.

ARIDITÀ OFFENSIVA – Anche se i giallorossi hanno rischiato praticamente nulla e hanno condotto, per lunghi tratti, il gioco, non sono riusciti a capitalizzare sotto porta. Il Genoa, dopo il vantaggio, si è chiuso bene. Al Lecce non bastava un gran possesso palla: arrivati ai venti metri, la squadra si perdeva, non c’erano sbocchi offensivi, Babacar e Farias sembravano giocare ognuno per fatti propri, Saponara e Mancosu stentavano a trovare linee interessanti. L’ingresso di uno stoico Lapadula ha portato in dote un calcio di rigore, sprecato poi dal capitano. L’impegno c’è stato tutto, ma la condizione fisica dell’ex Milan è quella che è. L’auspicio è di ritrovare la sua freschezza sotto porta nelle prossime e ultime quattro tappe.

NOVE PUNTI: SÌ, MA DOVE? – Liverani ha fissato l’obiettivo: almeno nove punti nelle prossime quattro: significherebbe vincerne almeno tre, cominciando dalla prossima, in casa col Brescia ormai quasi spacciato. Le altre due vittorie dovrebbero uscire, a scelta, tra le due trasferte a Bologna e Udine e/o nell’ultima in casa col Parma. I rossoblù hanno incamerato due punti nelle ultime quattro e sono ormai pienamente salvi. I friulani, matematicamente, ancora non lo sono, ma hanno la trasferta di Cagliari per fare incetta di punti salvezza. Stesso discorso per il Parma, già in porto. Di contro, il Genoa, mercoledì, se la vedrà coi cugini della Sampdoria, che è sempre una gara che sfugge a qualsiasi logica; poi avranno l’Inter in casa, in lotta almeno per il secondo posto; il Sassuolo fuori, che ormai non ha nulla da chiedere al campionato, ma che è sempre una squadra imprevedibile e divertente, e il Verona dell’ex Juric in casa, all’ultima. A confrontarli bene, i due calendari sembrerebbero dare un minimo vantaggio a chi insegue. Ma il vero punto è questo: il Lecce non può più sbagliare, a cominciare dalla sfida di mercoledì contro le Rondinelle. Il tempo degli errori/orrori ormai è finito. Un passo alla volta, poi si vedrà.