foto: il gol di Tiago Gabrielph: Coribello/Salentosport
LECCE – Attacco spuntato, poche idee ma confuse: ci pensa Tiago a riprendere la Fiorentina. Le pagelle
LE PAGELLE DI LECCE-FIORENTINA
Falcone 6: Un paio di parate su Mandragora, un urlaccio a Gallo quando al 49′ del primo tempo gli passa indietro il pallone e poi ordinaria amministrazione, quasi inoperoso nella ripresa.
Veiga 6: Meglio nella ripresa dopo un primo tempo pasticciato. Da censura un calcio di punizione dal vertice dell’area al 47′ del primo tempo battuto sulla schiena di un avversario.
Tiago Gabriel 7: Bene in copertura, benissimo sotto porta, molto meno bene il cartellino giallo preso per l’esultanza che gli farà saltare Verona.
Siebert 6: Un paio di mezzi buchi su Piccoli ma per il resto fa il suo dovere sia sui palloni alti, sia nello spazzare quelli bassi e – sovente nel primo tempo – anche nel lancio lungo verso la punta.
Gallo 5,5: Il gol di Harrison ce l’ha sulla coscienza opponendosi in maniera anche goffa al tiro del britannico. Recupera un po’ nella ripresa correndo su e giù per la fascia, mettendo il corner sulla testa di Tiago, fino a quando non si fa male. Rinuncia al tiro col destro all’82’.
(85′ Ndaba) sv
Ramadani 6: Anche oggi il premio “Gelindo Bordin” se lo porta a casa. Si dà da fare in tutti i settori ed è inappuntabile sul lato dell’impegno e della grinta che prova a trasmettere ai compagni.
Ngom 6: Buon primo tempo in fase di recupero e impostazione ma è un po’ troppo timido in fase offensiva.
(56′ Gandelman) 6,5: Impatto rivitalizzante per una squadra andata al riposo col morale sotto terra. Si muove bene, rapido, è propositivo e cerca sempre di verticalizzare il pallone, al contrario dei suo compagni che lo danno solo all’indietro.
Pierotti 5,5: Si divora un gol col mancino al 75′ facendo disperare il Via del Mare. Tanta corsa avanti e indietro ma poche cose buone, con un paio delle sue solite azioni da rugby concluse sempre allo stesso modo: perdendo palla.
Coulibaly 5,5: Non è al meglio ma non fa mancare il suo peso in tutti i settori. Pasticcia un po’ sotto porta, lisciando due buone occasioni, non sembra lucido e sbaglia qualche appoggio di troppo.
N’Dri 6: A sinistra – non è la prima volta – non rende bene. Quando passa a destra il discorso cambia e, specie nella ripresa, fa a fette Balbo per tre o quattro volte in pochi minuti, prima di essere immeritatamente richiamato in panchina.
(56′ Banda) 6: Con Gallo dialoga bene con non poche incomprensioni. È l’unico o quasi che ha il coraggio di tentare un dribbling o un affondo o un cross o un tiro, come quello che De Gea gli toglie dall’angolino al 70′.
Cheddira 5,5: Un colpo di testa troppo lento salvato da Fagioli sulla linea e poco altro se non un tentativo da metà campo che centra la bandierina del corner. Corre a vuoto, spesso in inferiorità numerica, perché i “compagni di reparto” sono più dei centrocampisti che degli attaccanti. Ci mette troppa leziosità e poca concretezza: non servono i colpi di tacco ma qualcuno che butti il pallone in porta in qualsiasi modo.
(56′ Stulic) 5: Gandelman gli serve un assist da schiacciare in porta con potenza ma colpisce il pallone verso l’alto facendolo decollare a due passi dalla linea. È sempre troppo soft, gli manca la grinta tipica dei popoli balcanici, tanto che nella ripresa viene spostato con una manata su una palla aerea contesa. Fa poco, comunque, per non meritarsi l’ennesima insufficienza.
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All. Di Francesco 5,5: Il Lecce strappa un punto contro una delle Fiorentine più brutte degli ultimi tempi. A conti fatti, meglio un punto che nulla, dato che per buona parte dell’incontro è stato costretto a inseguire un avversario abbastanza indolente. Non muta lo schema, cambiano tre uomini rispetto a domenica scorsa, altro giro altra corsa. Buon impatto nei primi 20 minuti della squadra di casa che, però, si dimostra incapace a sfondare per vie centrali prediligendo un unico schema: palla sulle fasce e cross al centro per qualcuno che spesso non c’è. Giro palla spesso lento, Falcone o Siebert per il lancio lungo sulla punta, palla che non va mai in verticale, anche perché manca l’uomo che verticalizza. E sui falli laterali? Nessuno si muove per lunghissimi secondi. Anche oggi non si sono visti cambiamenti in positivo ma solo un discreto carattere nella seconda parte di gara quando Tiago trova il pari su corner e non mancano le occasioni per fare il bis. Abbastanza incomprensibile il cambio di N’Dri, reduce da ben tre o quattro sfondate sulla fascia consecutive. Come è incomprensibile non aver pensato a qualcosa di nuovo, nemmeno oggi. Il Lecce, preso il gol, si è chiuso in se stesso perdendo quella minima brillantezza vista nella prima parte di gara. I cambi sono stati quelli classici, ruolo per ruolo, a tener ben saldo lo schema immutabile e i cosiddetti equilibri anche con una squadra sulle gambe come la Viola nella ripresa. Il tecnico ha chiesto sostegno, non fiducia. Il sostegno non è mancato. Una partita in meno e la corsa continua ma si è persa un’altra occasione per sorpassare la Cremonese. Ora due trasferte consecutive che diranno moltissimo sull’esito finale. La squadra andrà a Verona in ritiro, si spera che si trovino idee nuove e che diano forza e coraggio in vista dello sprint finale.
