L’INTERVISTA – Orlandini: “Bolchi, un papà per tutti noi. Nel calcio di oggi si è persa l’intimità dello spogliatoio…”
In tempo di pandemia, le piccole associazioni sportive di base sono quelle che pagano il conto più caro. La paura dei contagi blocca tutto. I genitori, per estrema cautela, spesso decidono di non mandare i propri bambini a divertirsi facendo sport. Ciò si ripercuote su tutto il movimento sportivo, già in netto affanno da un paio d’anni. Negare il pallone ai propri figli aumenta la loro frustrazione, già alta per il non poter andare a normalmente a scuola e interagire, dal vivo, con i compagni e con i docenti.
Una delle più attive scuole calcio presenti sul territorio salentino è l’Asd Gigi Orlandini, fondata nel 2018 dal primo calciatore della storia a realizzare un Golden gol. Era il 20 aprile 1994 e Orlandini, subentrando dalla panchina, risolse la finale dell’Europeo Under 21 contro il Portogallo di Rui Costa e Figo.
Una soddisfazione immensa per il ragazzo nativo di San Giovanni Bianco (Bg), seguita poi, da altre gioie calcistiche, tra cui l’accoppiata Coppa Italia-Coppa Uefa col Parma nel 1998/99. Appesi gli scarpini al chiodo, Orlandini (ormai mesagnese adottivo) ha intrapreso la carriera da allenatore ed è attualmente tesserato con l’AC Monza col ruolo d’istruttore dei tecnici delle scuole calcio affiliate al club. Di tale lista, fanno parte anche le sedi dell’Asd Gigi Orlandini di Mesagne, Erchie e Faggiano.
«L’attività agonistica procede bene – afferma Orlandini – anche se, purtroppo, ora va tutto più a rilento. Questo non è un discorso legato alla pandemia, ma alla cultura sportiva. Alcuni genitori, nei mesi invernali, tengono i bambini sotto una ‘campana di vetro’ e non li mandano a scuola calcio. È un peccato che ragionino così. Ciò è un problema, perché le scuole calcio hanno spese vive per gli istruttori e per le strutture, vivendo delle quote mensili degli allievi. Quando iniziano a mancare le quote di 20 o 30 bambini, per noi diventa un tutto più difficile».
L’Asd Gigi Orlandini, comunque, va avanti con ambizione: «C’è l’idea di allargarci in altre zone in cui non ci sono scuole calcio, per non far concorrenza a nessuno», spiega l’ex calciatore di Atalanta, Inter, Verona, Parma, Milan e Brescia, tra le tante. Nel 1992/93 fu uno dei protagonisti della promozione del Lecce in Serie A con Bruno Bolchi allenatore: «Il mister era un papà per tutti noi – ricorda -, quello era un grandissimo gruppo che si cementò giorno dopo giorno, la cui amicizia andò al di fuori del campo».
Da allenatore ha fatto esperienza a Maglie, Tricase, Grottaglie e con le giovanili di Taranto, Brindisi, Francavilla. Tra i tanti campioni con cui ha giocato, sia da compagno, sia da avversario, Orlandini cita alcuni mostri sacri: «Ai miei tempi, l’Italia era piena di grandi calciatori. Senza far torto a nessuno, ricordo Baggio, Maldini, Cannavaro e Buffon, nomi che anche i bambini di oggi conoscono bene». Ma come è cambiato il calcio dai suoi tempi a oggi? «Difficile dire se è cambiato in meglio o in peggio – aggiunge Orlandini -. In alcune cose è cambiato in meglio, in altre in peggio. Oggi ci sono i social e la segretezza dello spogliatoio viene a mancare, le tv entrano dappertutto e quel lato intimistico che c’era tra noi giocatori, non c’è più. Forse c’era più amicizia e non c’erano né Facebook né Instagram, in ritiro si stava tutti insieme, giocando magari a biliardo o altro. Questa tecnologia, invece di avvicinarci, ci ha allontanato».
Progetti per il futuro? «Non mi piace fare programmi, perché nel calcio le cose cambiano in fretta. Ora sono contento di fare ciò che sto facendo – conclude -, lavoro in una società importante come il Monza e non mi vedo in altre vesti. Poi, nella vita mai dire mai».
