foto: Trinchera e Sticchi Damiani
LECCE – La gara di Palermo è l’ennesimo monito: dal mercato servono pilastri, non rattoppi
Il ko di Palermo ha fatto emergere con chiarezza tutti i limiti di un Lecce che, tecnicamente, è apparso inferiore persino a una squadra di categoria inferiore. Non è un dettaglio da archiviare come semplice episodio di precampionato: è un campanello d’allarme che la società farebbe bene ad ascoltare, perché a distanza di pochi giorni dall’inizio del campionato la squadra sembra tutt’altro che pronta. Pochissime le individualità in grado di salvarsi dalla sufficienza: nemmeno Falcone, che negli ultimi anni ha spesso tenuto in piedi da solo baracca e burattini, è riuscito a incidere.
FASCE COLABRODO – Sulle fasce, il quadro è desolante. Veiga è stato messo costantemente in difficoltà, mostrando lacune tattiche oltre che fisiche evidenti; dall’altra parte, le difficoltà di Gallo non sono purtroppo una novità, ma la conferma di un limite strutturale mai davvero risolto. Il Lecce si presenta dunque con due esterni che difendono poco e male, un dato che dovrebbe far riflettere non poco chi lavora sul mercato, perché non si tratta di episodi isolati ma di caratteristiche ormai consolidate. E se le fasce preoccupano, la prova dei centrali non è da meno: se a questo si aggiunge la concreta possibilità che Tiago Gabriel lasci la squadra a mercato in corso, il quadro rischia di complicarsi drammaticamente, considerata l’attuale immobilità del mercato giallorosso e l’oggettiva difficoltà di reperire un difensore centrale affidabile a ridosso della fine di agosto, quando le occasioni migliori sono ormai quasi tutte sfumate.
CENTROCAMPO, CANTIERE APERTISSIMO – Non va meglio a centrocampo, reparto che avrebbe dovuto essere il fulcro del nuovo progetto tecnico e che invece resta un cantiere aperto e pieno di incognite. Ngom è apparso troppo compassato e troppo poco incisivo per interpretare il ruolo di regista, sovrastato con facilità dalla maggiore intensità fisica e dalla superiore velocità di palleggio degli avversari: il gioco del Lecce non può continuare a ripartire esclusivamente dai suoi piedi, pena l’ennesima stagione di affanni. Anche le mezzali non hanno convinto: Maleh ha faticato a trovare ritmo e spazi, sia in corsa che nel servire i compagni d’attacco, mentre Coulibaly ha commesso errori più di lettura del gioco che di semplice esecuzione tecnica, un aspetto che sorprende visto il suo rendimento nelle passate stagioni.
ATTACCO TRA LUCI, OMBRE E UN ENIGMA – Sulle corsie esterne, prestazione altalenante per N’Dri, ancora incostante e poco concreto nel rendimento. Da rivedere Geubbels, autore di alcune occasioni clamorosamente sprecate – una a due passi dalla porta che grida vendetta – pur mostrando comunque una presenza in area più marcata rispetto al passato, elemento che quantomeno lascia intravedere margini di miglioramento. Resta un vero e proprio enigma Pierotti, che non è riuscito a incidere in fase offensiva né a dare un contributo significativo in fase di ripiegamento: un rendimento che, ripetuto nel tempo, non può più essere derubricato a episodio. Meglio, almeno sul piano della cattiveria agonistica, Stulic. Tra le poche note liete, gli ingressi di Laerke e soprattutto di Gorter a centrocampo, quest’ultimo autore di una prova convincente che, vista l’attuale condizione di Ngom, pone più di un interrogativo sulla scelta di non affidargli sin da subito una maglia da titolare.
SERVONO PILASTRI, NON RATTOPPI – Il quadro complessivo restituisce l’immagine di una squadra ancora acerba, i cui problemi non sembrano affatto destinati a risolversi con i soli arrivi di Dalla Vecchia e Dembelé dal Torino, per quanto graditi possano essere. Serve qualità a centrocampo, tanto più che Berisha resta fermo ai box senza una data di rientro certa; serve qualità sulle corsie esterne, dove le lacune sono ormai croniche; e servirà qualità anche in difesa, qualora Tiago Gabriel dovesse effettivamente partire. Il Lecce, sotto la guida di Trinchera, non ha bisogno di semplici rimpiazzi o di nomi da annunciare per rassicurare la piazza, ma di elementi strutturali e portanti, in grado di cambiare davvero il volto della squadra. Una necessità che dovrebbe apparire ormai evidente non solo all’area tecnica e alla proprietà, ma che i tifosi, va detto con franchezza, hanno già inquadrato da tempo.
