foto: Corvino e Sticchi Damianiph: SalentoSport
LECCE – Addio di Corvino, conferenza stampa con Sticchi Damiani: il testo integrale
Il testo integrale della conferenza stampa odierna in cui hanno parlato il presidente del Lecce, Saverio Sticchi Damiani, e l’ormai ex responsabile dell’area tecnica, Pantaleo Corvino.
STICCHI DAMIANI – “Avrei voluto tenere questa conferenza nel giugno 2028, alla scadenza naturale del contratto di Corvino, e invece la anticipiamo perché, come vi dirà lui meglio di me, al termine di un percorso straordinario di sei anni insieme – all’insegna del lavoro, dei risultati sportivi ed economici – il direttore Corvino martedì, dopo Lecce-Genoa, mi ha chiamato. Non avrei mai voluto ricevere quella chiamata. Poi c’è stato un incontro il sabato successivo, perché ho appreso una cosa comprensibilissima, ma speravo irrazionalmente che non fosse così. Legittima la sua stanchezza dopo sei stagioni: io sono sempre stato al suo fianco, abbiamo lavorato quotidianamente insieme, e lui non si è mai risparmiato – mai, mai, mai – per fare gli interessi del Lecce, sia in campo sia fuori. Fisico, mente e famiglia a un certo punto dicono basta. Ho fatto di tutto, insieme ai soci, per fargli cambiare idea, anche parlando di questioni contrattuali o di un eventuale budget superiore: tutti tentativi infranti davanti alla sua stanchezza. Da presidente faccio fatica ad accettarlo, ma da persona che vuole bene al direttore sono costretto ad accettarlo. La sua comunicazione è stata trasparente e definitiva. Ci lasciamo in totale sintonia, convinti di aver fatto il massimo possibile.
L’unicità di questi sei anni è riconosciuta anche a livello nazionale. Oggi consentono al club una solidità importante: avremo lo stadio nuovo e saremo in Serie A per il quinto anno di fila. Sei anni fa ero convintissimo che la scelta del direttore fosse la migliore possibile, è un direttore di caratura mondiale. Sono felice che il Lecce abbia raccolto i benefici del suo lavoro sul piano sportivo ed economico. Il club sta bene, e sono felice che tutto il mondo del calcio abbia potuto vedere ciò che durante la sua carriera aveva già ampiamente dimostrato. A volte ci si sofferma sugli aspetti caratteriali o sulla schiettezza con cui uno comunica, ma non si guarda la sostanza, i contenuti. Sei anni importantissimi per me, per il Lecce e spero anche per lui: abbiamo lavorato come una famiglia, dalla mattina alla sera.
Una precisazione: l’unico motivo è la sua stanchezza accumulata in questi anni. Tutti gli altri tentativi di sporcare la limpidezza di questa motivazione profonda – associandola anche agli ultimi eventi mediatici che qualcuno ha un po’ strumentalizzato – non c’entrano nulla. Si è parlato del nulla cosmico. L’associazione dei due momenti è del tutto fuori luogo. La trasmissione (Report, ndr) ha provato a infilare a tradimento una cosa che non c’entrava nulla, un boomerang per chi l’ha sollevata, una cosa poggiata sul nulla.
Preciso anche che quel fuori onda, in cui parlo di ‘cose illogiche‘, era un commento rivolto a un giornalista che mi diceva che nella puntata avrebbero analizzato le situazioni di altre squadre. Io risposi: ‘Purtroppo nel calcio succedono cose illogiche’, riferendomi alle altre società. È stato un montaggio ad arte, facendo credere che mi riferissi al Lecce o a Pantaleo Corvino. Ci tenevo a dirlo per onestà intellettuale.
Il percorso del Lecce va avanti in maniera convinta, sulle basi solide di questi sei anni. Il processo deve essere votato alla crescita. Sono pronto ad affrontare questo nodo nel migliore dei modi: il Lecce deve essere sempre al primo posto. Il nodo del direttore sportivo va affrontato in queste ore. L’ultimo tentativo di convincerlo l’ho fatto a pranzo lunedì. Ora bisogna lavorare seriamente per sciogliere questo nodo: vi garantisco che cercheremo di fare la scelta giusta, come sei anni fa scegliemmo Pantaleo Corvino. Sciolto il nodo del direttore sportivo, si scioglieranno anche quello dell’allenatore e il resto. Non ho ancora parlato con nessuno, quindi non ci sono né no né sì”.
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CORVINO – “Sono emozionato. Tredici anni: una lunga storia d’amore non la si può raccontare in pochi minuti. La mia decisione era già stata presa, avevo già fatto presente di essere un po’ stanco. C’è stata una piccola turbolenza, ma non ne abbiamo avvertito la sostanza, né io né mio figlio, mi riferisco all’inchiesta di Report. Quando non hai fatto nulla non devi aver paura.
Il mio calcio è stato da marciapiede, ma anche da professionista. Sono stato scelto: dieci anni a Casarano dalla famiglia Filograna, sette anni al Lecce dalla famiglia Semeraro, sei anni al Lecce dalla famiglia Sticchi Damiani, dieci anni a Firenze dalla famiglia Della Valle, due anni con la famiglia Saputo a Bologna. Quando ti scelgono queste famiglie, c’è da essere orgogliosi.
Nonostante queste ‘perturbazioni‘, non ho avuto alcun rancore verso chi le ha create. Questi sono cronisti da marciapiede, come da marciapiede lo sono stato io. Tanti cronisti d’inchiesta li apprezzo e non ho avuto alcun momento di calo di stima nei loro confronti: l’ho considerata una superficialità, come io sbaglio un acquisto. Si sono fidati di una fonte per l’inchiesta. I cronisti da marciapiede sono coraggiosi e rischiano la vita. Io e mio figlio Romualdo, quando Report ha mandato il lancio, ci siamo trovati accostati con superficialità ai club con cui abbiamo lavorato. Ben venga la verità nelle inchieste, ma quando per cercarla vai a fare domande ad altri senza venire né da me né da mio figlio… Questa è la cosa che più mi ha ferito. Se fossero venuti da me, avrei fatto loro vedere i numeri del mio lavoro, per poi lasciar decidere a loro se io, mio figlio e Ramadani facevamo gli interessi nostri o quelli del club.
Con il Casarano: zero affari con Ramadani. Con il Bologna: zero. Con la Fiorentina, procure e intermediazioni: Jovetic, pagato 8 milioni, venduto a 31; Ljajic, pagato 6, venduto a 15; Nastasic, pagato 2,8 milioni, venduto a 31; Gulan, pagato 1,8 milioni, venduto a zero; Milenkovic e Vlahovic, 5,5 milioni in due, venduti per 95 milioni; Fruk, pagato 600mila euro. Totale: spesi 25 milioni, incassati 180 milioni con la Fiorentina. In questi affari non c’è traccia di mio figlio — lui fa il procuratore da quando il conflitto d’interessi non esisteva ancora come norma. Al Lecce, affari con Ramadani: Falcone, pagato 2,8 milioni; Berisha, preso giovanissimo a 180mila euro; Stulic, 5,5 milioni; Pongracic, pagato 1,8 milioni, venduto a 15. A loro avrei dato questi dati, e forse avrebbero capito meglio la situazione. Mi è dispiaciuto non essere stato ascoltato, sono giornalisti che stimo.
Romualdo fa il procuratore. A casa mia si è sempre vissuto di calcio: voleva fare il calciatore, ma gli dissi di lasciar perdere. Era iscritto agli arbitri fino ai 16 anni, poi gli dissi di lasciar perdere. Ha scelto di fare il procuratore. Ognuno insegue i propri sogni: a me è riuscito, e a mio figlio non potevo togliere il suo.
Io sono divisivo, non so perché. Siamo partiti dalla Terza Categoria e siamo arrivati in Champions League. Mi manca lo scudetto, ma su certi treni non ho voluto salire. Sono divisivo forse è colpa dell’invidia, forse per colpa mia, non so. Io sono aziendalista: non posso pensare agli interessi di altri.
Il sogno lo interrompo perché non ho più la forza e le energie per darvi qualcosa. Ho ancora tanta passione, ma arriva un’età in cui devo fermarmi. Mi dispiace tanto: il Lecce non può aspettarmi, non so quanto tempo mi ci vorrà per ritrovare le forze. Voglio vincere ancora altre corse. Mi sento un cavallo di razza, devo morire in pista. Scelta dolorosa dopo tredici anni.
Io e il presidente volevamo che questo territorio emergesse, e gli abbiamo dato tutte le cure possibili. Lascio uno dei club più sani d’Europa, in Italia forse siamo i primi. Basta guardare i conti. Il Lecce, per raggiungere i risultati, deve soffrire: per essere sostenibili ho fatto tutto ciò che era possibile fare con il nostro budget ridotto. Sono stato felice quando lo stadio mi ha dimostrato gratitudine.
Dopo la morte di Davide Astori ho vissuto un’altra perdita: Graziano Fiorita, che portai io nel settore giovanile e poi in prima squadra come massaggiatore. Era come un mio primogenito. Mi ha scosso: il momento più difficile di questi anni.
Ho salutato i dipendenti della famiglia Lecce. Mi dispiace non aver potuto salutare Di Francesco e il suo staff. Di Francesco è un allenatore che sembrava una sfida, come se volessi sfidare il mondo, ridargli la possibilità di dimostrare le sue qualità. Credevo in lui, lo volevo anche alla Fiorentina, poi lui scelse la Roma. Lo abbraccio idealmente adesso.
Ringrazio i calciatori che non ho potuto salutare. Li abbiamo scelti con quello che potevamo fare, il meglio che ci era possibile. Siebert, per esempio, giocando ha potuto dimostrare le sue qualità, come le dimostreranno altri. Chi non lo farà… non tutti possono diventare calciatori da 10-15 milioni. Gli errori è più facile commetterli quando si è in certe condizioni. Ai calciatori abbiamo trasmesso il senso di appartenenza al nostro territorio e il rispetto verso i nostri tifosi. Senza quello non si arriva da nessuna parte.
Un saluto a tutto il Salento, ai tifosi, al territorio. So qual è il senso di appartenenza verso il Lecce. Vinciamo la Primavera con stranieri per necessità, non perché non voglia prendere calciatori locali: ho bisogno che il Salento lo conoscano dalla Groenlandia alle Fær Øer a Capo Horn. Questa è una ricchezza per il nostro territorio.
Vorrei abbracciare tutti i tifosi, anche chi mi detesta. Un saluto alle Istituzioni: al sindaco Poli Bortone, nostra tifosa, al Comune di Lecce e a chi l’ha preceduta; al sindaco Salvemini, che mi conferì la cittadinanza onoraria, spero di essere stato all’altezza. Grazie a enti come la Camera di Commercio, che ci sono sempre stati vicini.
Per gioire un giorno ho dovuto soffrire 364 giorni, ma ne è valsa la pena. Mi auguro che il Lecce rimanga in Serie A nel tempo. È tutto, non sarei lucido per rispondere alle vostre domande”.
