VE LO RICORDATE? – Savo Milosevic, il crack Tanzi passa dai suoi piedi
Dicesi “bidone” quel calciatore arrivato in una squadra tra fanfare e follie popolari, pagato fior fiori di quattrini ma che fallisce alla resa dei conti. Il “bidone” quindi non è necessariamente uno scarso, anzi, è quel calciatore che ha grandissime qualità, ma in un punto della sua carriera – quasi sempre nel trasferimento più costoso – floppa senza pietà.
Savo Milosevic a 22 anni già vantava 64 rete in 98 presenze nel club più blasonato della sua Serbia, il Partizan Belgrado.
Attaccante dotato di un gran fiuto del gol e di una notevole presenza in area, Milosevic trovava la porta anche a occhi chiusi, ad un certo punto della sua carriera qualcuno lo considerava tra i top five d’Europa. L’Aston Villa lo preleva nel 1995 per 8 miliardi di lire e lo piazza in avanti in una curiosa coppia con il caraibico Dwight Yorke. I suoi gol li segna (29 in tre stagioni), ma durante una gara contro il Blackburn, in cui si perdeva 5 a 0, il nostro eroe sbaglia una rete a porta vuota, i tifosi lo linciano e lui risponde da rude.
La frattura diventa insanabile e così Savo tenta l’avventura spagnola, in quel di Saragozza: le generose difese iberiche sono un toccasana per il suo spirito, e i tifosi sognano l’Europa: 17 reti nella prima stagione con una memorabile doppietta al Barcelona, 23 l’anno seguente. Boskov, tecnico della sua Nazionale, lo porta con sé all’Europeo e Savo ripaga l’ex tecnico della Samp con il titolo di capocannoniere (a pari merito con tale Patrick Kluivert) trascinando i compagni ai quarti di finale. Le prestazioni fantasmagoriche in Belgio e Olanda lo proiettano nella playlist dei migliori attaccanti d’Europa e i top club lottano senza esclusione di colpi per assicurarsene i servigi.
La spunta il Parma di Tanzi, dopo un lungo testa a testa con la Lazio, nell’intento di non far rimpiangere un idolo della tifoseria come Hernan Crespo. La cifra del trasferimento è una totale follia, ma in questo periodo il fair play finanziario è roba da sfigati e per meno di 10 miliardi non si muove nessuno: Milosevic di miliardi ne costò 55 (sigh!) con un ingaggio di 6,5 miliardi di lire per sette anni. Crisi non ti temo, anche se il buon Tanzi e i suoi contabili forse hanno sbagliato qualche calcolo e ora ne stanno pagando le conseguenze.
L’attacco del Parma è pressoché stellare: Di Vaio, Mboma, Amoroso e il serbo dalle uova d’oro. “Sono venuto per fare tanti gol – promette Milosevic – voglio vincere la classifica dei capocannonieri. Credo che almeno 20 reti siano alla mia portata. Insieme ad altre 5-6 squadre lotteremo sicuramente per lo scudetto”. Quest’ultima affermazione è una delle poche cose ben ragionate di Savo in Italia: 7 gol in campionato e 2 in Europa sono decisamente pochi per ogni tipo di classifica, ma almeno il Parma si può consolare con un ottimo quarto posto.
Lui gioca per la squadra, si sbatte per fare qualcosa di utile, ma è vittima di una sorta di Macumba che affligge i grandi attaccanti in Italia, un po’ come succede a Milito per intenderci. La sua sfortuna è che la maledizione perdura anche per la prima metà della stagione seguente, solo un paperone di Toldo gli concede l’unico sigillo stagionale. A gennaio il Parma lo cede in prestito al suo Zaragoza ed in cambio preleva Hakan Sukur, quando si dice essere oculati.
L’unica persona sulla faccia della terra che continua a difendere il serbo è Renzo Ulivieri, che dopo pochi mesi di allenamento lo battezza così: “Milosevic era il calcio, non ho mai conosciuto altri attaccanti che sapessero giocare con i compagni e per i compagni come Savo”. Forse l’allenatore toscano non ha ponderato il rapporto qualità-prezzo, fatto sta che Tanzi capitombola in un crack senza precedenti e i 55 miliardi del serbo pesano, eccome se pesano.
Il Parma se ne libera dopo tre anni di prestiti, rescindendo il contratto da nababbo. Il suo procuratore Zoran Bekic nel 2005 lamenta di non aver ancora ricevuto la sua parcella di mediazione dai Tanzi per la trattativa iniziale. Forse non è il solo ad avanzare credito…
A Parma lo ricordano per la clamorosa cifra legata al suo trasferimento, per una presunta storia con la cugina di Mauro Milanese e per esser stato votato come secondo giocatore più detestato della storia gialloblu, alle spalle del povero Gianluca Falsini. Roba da ricchi (scemi).
