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foto: E. Di Francesco
ph: Coribello/Salentosport

LECCE – Stesso spartito o cambio di rotta? Contro il Bologna servono segnali di una svolta non più rinviabile

Alla ripresa dei lavori, prevista per domattina a Martignano, Eusebio Di Francesco dovrà – giocoforza – lavorare con una rosa ridotta a causa degli impegni con le rispettive nazionali di dieci suoi calciatori.

Nel dettaglio, hanno lasciato Lecce: Tiago Gabriel (U21 Portogallo), Ngom (Mauritania), Gandelman (Israele), Fofana (Togo), N’Dri (Niger), Gaspar (Angola), Coulibaly (Mali), Monteiro (Svizzera) più due elementi della Primavera, Penev (Bulgaria U19) e Laerke (Danimarca U20, convocato in prima squadra e in panchina nelle prime due uscite di campionato).

Il tecnico giallorosso, dunque, potrà lavorare con i portieri Falcone, Borbei e Bleve; i difensori Ndaba, Siebert, Dembelè, Veiga, Jean, Gallo, più i giovani Ubani e Scott; i centrocampisti Maleh, Gorter, Ilic, Kaba, oltre a Berisha (in fase di recupero dopo lo stop accusato contro Monza e Milan) e Kovac dalla Primavera; gli attaccanti Stulic, Esteban, Onyemachi, Pierotti, Geubbels (in fase di rientro dopo l’infortunio patito con la Roma) e Fatah.

Poco più di venti elementi, dunque, con cui affrontare queste lunghe tre settimane in attesa di ritornare in campo domenica 11 ottobre alle 15 al “Via del Mare” contro il Bologna.

Ciò che si è visto nelle prime cinque giornate non è granché confortante. Al netto dei sei punti racimolati negli scontri diretti con Venezia e Monza, il Lecce, nelle altre tre uscite contro Roma, Cagliari e Milan, ha denotato limiti caratteriali, tecnici e tattici per i quali l’allenatore abruzzese dovrà necessariamente metter mano.

APPROCCIO E CARATTERE: I BLACKOUT DA ELIMINARE – Il primo aspetto su cui l’allenatore dovrà battere con insistenza riguarda la tenuta mentale. L’inizio di questa stagione ha evidenziato una tendenza pericolosa: la squadra entra spesso in campo con una palese mollezza nei primi tempi. Accaduto contro la Roma, ripetuto a Cagliari e San Siro contro il Milan, e persino nella prima frazione di Venezia. Regalare 45 minuti agli avversari in Serie A significa condannarsi a rincorrere, esponendosi a passivi pesanti e snaturando il piano gara originario.

DIFESA DA REGISTRARE – Le perplessità maggiori finora sono arrivate dalla fase difensiva, apparsa di gran lunga più vulnerabile rispetto al recente passato. Sui binari esterni sia Gallo che Veiga stanno mostrando affanni nel contenimento e poca efficacia in spinta. Al centro la situazione non è migliore: sebbene Tiago Gabriel abbia trovato due reti pesanti, ha concesso qualche amnesia difensiva. Abbastanza negative anche le prove offerte da Gaspar e Siebert, finora ben al di sotto degli standard richiesti per garantire solidità.

CENTROCAMPO: ILIC IMPOSTA, MALEH DÀ GARANZIE – Se c’è un reparto che può trarre beneficio da queste tre settimane di lavoro è la mediana. La presenza a Martignano di Ilic rappresenta un’opportunità d’oro: il serbo sta dimostrando di poter essere la pedina giusta per dettare i tempi e avviare l’azione. Rispetto a Ramadani garantisce maggiore qualità nella prima impostazione offensiva, pur dovendo affinare la fase di interdizione. Al suo fianco Maleh si sta confermando elemento imprescindibile per lettura di gioco e dinamismo come lo è anche Coulibaly, al netto della brutta prova di Milano. Aspettando il pieno recupero di Berisha e il rientro di Gandelman dagli impegni internazionali, la cerniera di centrocampo resta il reparto con maggiori margini di crescita ed equilibrio tattico, tenendo contro che c’è anche un Gorter panchinato per tre volte di fila dopo le prime due da titolare (con un gol a Venezia).

ATTACCO E DUBBIO MODULO: SERVE UNA SVOLTA – In avanti si concentra il rebus più complesso. Pierotti garantisce ripiegamento ma è quasi nullo negli ultimi metri; N’Dri appare più frizzante in fase d’attacco ma è poco propenso a rincorrere all’indietro gli avversari come Monteiro che resta fumoso, sebbene qualcosa di interessante si sia intravista. Per quel pochissimo che si è visto, Fatah ha regalato sprazzi confortanti. Al centro, Stulic colleziona prestazioni insufficienti, Geubbels è ancora ai box e il giovane Esteban è al debutto assoluto tra i grandi. Restano, comunque, pochissimi i palloni buoni serviti all’attaccante (o agli attaccanti), sintomo di una manovra che pecca di qualità e che spesso si affida ai rilanci lunghi di Falcone (o di Siebert/Gaspar che non hanno di sicuro piedi raffinati) sulla punta.

È questo l’unico piano di gara di Di Francesco, che, nel post-Milan, ha lamentato ai suoi la mancanza di coraggio? E chi dovrebbe infondere ai suoi giocatori il coraggio se non il mister, sia nelle scelte tecnico-tattiche, sia nella capacità di caricare mentalmente i suoi calciatori?

Se il coraggio deve partire dall’allenatore, come sembra ovvio, il rientro al “Via del Mare” contro il Bologna diventerà il vero banco di prova delle sue convinzioni. Mantenere lo stesso spartito senza correttivi rischia di trasformare l’ostinazione in un limite; osare qualcosa di diverso, sia nei moduli sia negli uomini, potrebbe essere invece il primo segnale di una svolta non più rinviabile.